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Luci, frittelle e trottole

Il dreidel di latta, che avevo comprato prima di Hanukkah, portava incise, sulle quattro facce, delle lettere in ebraico: nun, ghimel, he e shin. Secondo il babbo, queste erano le lettere iniziali di parole che significavano un grande miracolo è avvenuto là. … Ma per noi bambini ghimel significava vittoria, nun sconfitta, he mezza vittoria e shin un’altra possibilità per il giocatore. (Isaac Bashevis Singer, Una notte di Hanukkah). Anche nel racconto di Singer sembra rivelarsi una sorta di doppia identità di Hanukkah, forse simile a quella di cui parlava ieri rav Di Segni. La festa pare non avere lo stesso significato per i bambini e per gli adulti. In effetti sono le stesse tradizioni legate a Hanukkah a determinare questa divaricazione: mentre in altre feste (pensiamo per esempio a Pesach) tutto ciò che si fa per coinvolgere i bambini rimanda immediatamente alla storia che si vuole ricordare, a Hanukkah tra accensione delle candeline, frittelle e trottole la vicenda dei Maccabei sembra quasi passare in secondo piano. Anche le canzoni di Hanukkah parlano quasi sempre di luci, frittelle e trottole. Singer nei racconti che compongono Una notte di Hanukkah e parte di Zlateh la capra non lascia molto spazio né alla vittoria dei Maccabei né al miracolo dell’olio: tra storie fantastiche e vicende struggenti, dalla Russia zarista, al ghetto di Varsavia, il filo conduttore è la luce di Hanukkah che permette di tenere viva l’identità ebraica e accende una speranza quando tutto sembra perduto; ma in qualche modo in tutti i racconti anche le frittelle e le trottole prima o poi fanno la loro comparsa.

Anna Segre, insegnante