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Qui Firenze – Storie di Memoria, un convegno ricorda Nathan Cassuto

È stato il rabbino capo di Firenze nei mesi del dramma, guida spirituale di una Comunità oppressa che pagò pegno all’infamia delle persecuzioni nazifasciste con centinaia di vite innocenti. Ed è stato anche protagonista di una straordinaria vicenda di soccorso umano nella rete di assistenza che contribuì a mettere in salvo almeno altrettanti correligionari dai campi di sterminio. Una rete affiliata alla Delasem di cui facevano parte grandi ebrei italiani come Raffaele Cantoni, Matilde Cassin e Piero Nissim oltre ad autorevoli esponenti del clero toscano e staffette clandestine che si muovevano indiscrete tra mille pericoli per la libertà e la dignità dell’uomo. Il nome di rav Nathan Cassuto, rabbino e medico oculista, evoca da sempre un significato speciale nella sua Firenze, la città che tanto amava e dalla quale fu ripagato con l’arresto insieme ai suoi compagni di lotta in seguito alla soffiata vigliacca di un infame vendutosi al bieco offerente. Un convegno declinato in due parti, la prima dedicata alla vicenda personale di rav Cassuto e alle persecuzioni nazifasciste a Firenze, la seconda in cui verrà analizzato lo strettissimo rapporto tra ebraismo e medicina, le due passioni di Nathan, rende oggi nuovamente onore a un grande ebreo del Novecento, un uomo che perfino nel lager di Auschwitz non si perse d’animo assolvendo fino all’ultimo il suo compito di Maestro. Su tutte vale la testimonianza del dottor De Benedetti, compagno di tragedia nelle baracche della morte. Le sue sono parole che descrivono la straordinaria indole di Cassuto: “Conobbi il povero Nathan – dice De Benedetti – nel campo di Monowitz-Auschwitz dove ebbi l’onore di cattivarmi la sua simpatia e la sua amicizia. Mercé sua, trascorsi al suo fianco ore di serenità, realmente oasi di pace in mezzo ad un ambiente infernale”. Da quel dramma Nathan non avrebbe fatto ritorno ma il suo insegnamento, la sua statura morale, la sua bontà d’animo, unite al coraggio della moglie Anna, sopravvissuta ad Auschwitz per essere barbaramente uccisa da una banda di arabi sulle colline di Gerusalemme nell’aprile del 1948, sono oggi un modello per le nuove generazioni. Il convegno, organizzato dalla Comunità ebraica di Firenze in collaborazione con il gruppo di Studi Storici nell’ambito delle iniziative per il Giorno della Memoria, si è svolto domenica 30 gennaio nelle sale comunitarie di via Farini. Ad aprire la prima parte del convegno, moderata dallo storico Sandro Servi e arricchita dalle preziose testimonianze dei figli di Nathan, David e Susanna, è stato il presidente della Comunità ebraica Guidobaldo Passigli, che ha raccontato di aver scoperto il proprio nome ebraico leggendo proprio il taccuino di moel conservato dal rav Cassuto, a cui hanno fatto seguito gli interventi di Marta Baiardi (La persecuzione anti-ebraica a Firenze), Anna Pizzuti (I rifugiati ebrei stranieri in Italia e l’attività della Delasem), Clara Mucci (L’impatto psicologico della Shoah nella seconda e terza generazione), rav Joseph Levi (I rabbini-capo di Firenze nel Novecento), Chiara Sciunnach (Cenni biografici su Nathan Cassuto), David Cassuto (Nathan Cassuto: tarde testimonianze raccolte dal figlio) e Susanna Cassuto (Storia di una bimba nascosta in Italia e rinata nel gran tumulto di Israele). Oratori della seconda parte del convegno, che inizierà dopo la pausa pranzo e sarà moderata dal consigliere della Comunità ebraica con delega alla cultura Renzo Bandinelli, sono stati invece Franca Cappelli Pesaro, che ha letto alcuni ricordi scritti lasciati da sua madre Serena Della Pergola, cugina di Anna Cassuto, Lionella Viterbo, che ha rammentato alcuni momenti d’infanzia vissuti insieme al rav Cassuto, rav Gianfranco Di Segni (Isacco Lampronti, medico e rabbino nell’Italia del Settecento), rav Riccardo Di Segni (L’obiezione di coscienza del medico nella prospettiva ebraica) e il vicepresidente della Comunità ebraica Franco Ventura (Dottor Elio Servadio: dispensato dal servizio). Medicina ed ebraismo, due mondi strettamente legati da un filo religioso e culturale, due mondi che Nathan Cassuto sceglie di abbracciare con passione e coraggio. A Firenze come nel lager. “Mio padre era un uomo straordinario. Una persona capace di infondere serenità e speranza anche nell’inferno di Auschwitz”, racconta commosso David.

Adam Smulevich

30 gennaio 2011