Voci a confronto
Il tema principale della rassegna è ancora la “mezza marcia indietro del giudice Goldstone sulle calunnie antisraeliane del suo rapporto. Ne parlano il Wall Street Journal, chiedendo al giudice di “avere la decenza di ritirarsi dalla vita pubblica”, Dimitri Buffa sull’Opinione (troppo tardi per chiedere scusa”) Andrea Morigi su Libero ( “ma l’Onu non cambia il rapporto”), Dan Segre sul Giornale (“finalmente onesto con Israele”) e altri ancora. Ma è soprattutto gustosa l’antologia curata dalla redazione del Foglio sui commenti della stampa italiana al rapporto, tutti tesi alla condanna di Israele e gonfi di retorica dello scandalo per un’operazione certamente sanguinosa come tutte le guerre, ma che oggi è confermata nei limiti della legge internazionale. Sono gli stessi giornali come Repubblica che non hanno fatto sapere ai loro lettori nulla della marcia indietro del giudice sudafricano.
Un altro argomento significativo è l’esecuzione da parte di terroristi palestinesi dell’attore pacifista di madre ebrea e padre palestinese Mer-Kamis che aveva aperto un “teatro della libertà” a Jenin. Che gli assassini siano terroristi palestinesi e non “genericamente “estremisti” (Francesco Battistini sul Corriere della Sera) o “integralisti” (Fabio Scuto su Repubblica) in questi pezzi non viene assolutamente sottolineato; eppure è un tema importante, perché mostra che essere davvero pacifisti (non “utili idioti” che lottano contro Israele con altri mezzi, ma volere davvero la pace) nei territori palestinesi costa la vita. In particolare impressiona il silenzio dei “pacifisti” a senso unico della sinistra, che si considerano repressi sempre e solo da Israele, dove sono liberi di organizzarsi e manifestare.
Fra gli altri argomenti, non mancano le solite sparate di Ahmadinejad (Repubblica, P.DM. sulla Stampa), i palestinesi si indignano per la decisione di costruire delle case a Ghilo, quartiere di Gerusalemme (M.F. sulla Stampa), La Gazzetta del Mezzogiorno e Il Fatto riprendono le recenti “rivelazioni” sull’esecuzione di Eichmann, il Tempo racconta di una mega-querela contro Facebook per aver ospitato a lungononostante gli appelli a chiuderla una pagina incitante alla “terza intifada” e cioè alla violenza. Particolarmente interessante l’intervista del Foglio al grande islamologo Bernard Lewis sul senso delle rivolte arabe. Continua nel frattempo la grande operazione ideologica di “candeggio” dell’Islam. Vale la pena di leggere il pezzo di James Carroll sul Herald Tribune (che poi viene dal New York Times, quindi negli Stati Uniti ha grande importanza), intitolato “Integralismo in America” per vedere che gli integralisti sono gli occidentali, i quali non capiscono come sia buona e pacifica la religione di Maometto; che la battaglia di Poitiers in cui Carlo Martello fermò gli arabi alle porte di Parigi è “un mito” (chissà se anche Lepanto e l’assedio di Vienna lo sono); che se gli islamici avessero fortunatamente vinto quello scontro decisivo avrebbero certamente fondato l’università di Oxfor meglio e prima di quel che fecero gli inglesi e altre amenità del genere. Questa forma masochista di “incontro delle civiltà” è ormai la regola non solo sui giornali ultrasinistri e cattolici, ma in genere sulla stampa “autorevole”, in particolare americana. Le conseguenze di una propaganda martellante del genere sono facilmente immaginabili.
Ugo Volli
5 aprile 2011