Qui Roma – Judaica-Europeana, una rete per la cultura
Un’interessante iniziativa nel campo della ricerca e della condivisione on-line del patrimonio culturale ebraico in ambito umanistico è il progetto “Europeana-Judaica” presentato nella mattinata di ieri, 11 aprile, presso il Dipartimento di Storia, Culture e Religioni dell’Università la Sapienza di Roma alla presenza di numerosi studenti e ricercatori. Promotrici dell’iniziativa sono studiose afferenti a vari centri di studio: Laura Quercioli Mincer, docente del Diploma Universitario Triennale in Cultura Ebraica, Fiorella Bassan de La Sapienza, e Myriam Silvera, di Tor Vergata e de La Sapienza, coadiuvate da Marina Caffiero, docente di Storia Moderna all’Università La Sapienza, che ha presieduto e coordinato l’incontro.
Nato con il sostegno finanziario della Comunità Europea, “Europeana-Judaica” è un complesso portale che si auspica di riunire in forma telematica diverse tipologie di contributi culturali già digitalizzati o in via di digitalizzazione provenienti dai 27 paesi membri dell’Unione.
Che siano libri, materiale audiovisivo, fotografico o artistico, la sezione “Judaica” di “Europeana” dà la possibilità di accedere a questo enorme patrimonio e di contribuire ad arricchirlo attraverso il coinvolgimento nel progetto di numerose istituzioni culturali partner sparse in tutta Europa arrivando a contare al momento circa 14 milioni di dati. Il progetto contempla anche altre attività interessanti come l’organizzazione di veri e propri musei e mostre “virtuali”, come ha spiegato nella sua introduzione Marina Caffiero.
Nei saluti introduttivi hanno manifestato il loro entusiasmo al progetto anche Marta Fattori, preside della nuova Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali, Mariano Pavanello, direttore del Dipartimento di Storia, Culture e Religioni, Enzo Campelli, direttore DCE presso il Collegio Rabbinico Italiano, Rav Riccardo Di Segni, Rabbino capo di Roma, e Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
In particolare Mariano Pavanello ha messo in luce la grande importanza della trasmissione del sapere umanistico ebraico in Europa e la rilevanza dell’informazione in un’epoca, la nostra, dove spesso si assiste ad una scarsa attenzione da parte delle istituzioni pubbliche su queste tematiche. In questo contesto, Europeana – Judaica va controcorrente e seppur si tratta di un “progetto nato in sordina” come ha affermato Pavanello, “è andato sempre crescendo”.
Rav Di Segni ha ricordato, invece, come la possibilità di mettere in correlazione patrimoni culturali provenienti da ogni parte d’Europa, facilitata dall’uso di strumenti informatici e tecnologici, rappresenti una preziosa risorsa in più rivolta a tutti, in un momento di riscoperta della presenza ebraica in Europa non solo dal punto di vista politico, ma anche come determinante fattore culturale, spesso in passato non adeguatamente valutato.
A seguire ha preso la parola Enzo Campelli, che ha sottolineato come il binomio Ebraismo – Europa rappresenti allo stesso tempo due termini “multidimensionali” per i quali tentare una rassegna esaustiva delle varie implicazioni è operazione ardua e rischiosa. Tuttavia va detto che questo è un binomio proficuo e mette in evidenza come l’Ebraismo “non ha mai temuto le contraddizioni, ha sempre ammesso l’incertezza, non cancella le differenze, predilige la domanda sulla risposta, è razionale ma non teme le associazioni libere”, con un metodo di studio e di ricerca peculiare, quanto mai contrario al mondo cartesiano con le sue regole certe. Ed è proprio in questi termini che la scienza moderna ha concepito se stessa: come argomentazione e interpretazione critica continua.
Renzo Gattegna ha spiegato come il progetto sia particolarmente apprezzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche italiane, istituzione che ha contribuito al progetto, ad esempio, con l’inserimento on-line degli indici della Rassegna Mensile di Israel in linea con gli obiettivi dell’iniziativa volta ad un allargamento nazionale e internazionale dell’uso delle nuove tecnologie.
Dopo i saluti introduttivi ha preso il via una ricca carrellata di interventi a cominciare da quello di Pier Giacomo Sola, Direttore di Amitié, Associazione Università Impresa per la Formazione, con una riflessione sulle nuove risorse per la ricerca nei campi umanistici a cominciare proprio dal portale Europeana e in particolar modo dalla sezione Judaica.
Già da 10 anni in Europa si è avviato il processo di organizzazione e valorizzazione dell’ampio contributo ebraico alla cultura, processo che ha visto la partecipazione anche dell’Università di Tel Aviv. Judaica è la risposta più sistematica e ambiziosa alla creazione di un archivio unico capace di interagire con tutto il materiale già disponibile on-line. Un sistema interattivo capace di creare una comunità virtuale rivolta a tutti gli interessati.
A seguire sono intervenute Marzia Piccininno e Maria Teresa Natale, entrambe rappresentanti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane. Marzia Piccininno ha spiegato l’articolazione interna del portale: a partire da un nocciolo interno, rappresentato da Europeana appunto, si sviluppano varie sezioni tra cui Athena, un altro importante progetto descritto in particolare da Maria Teresa Natale. Il progetto Athena a differenza di Judaica non digitalizza i contenuti non ancora digitalizzati, ma si rivolge in primo luogo ai musei e attualmente collabora con le istituzioni di ventidue paesi europei e con l’Università di Tel Aviv: la prima a fornire contenuti che sono andati on-line. È importante ricordare che nei tentativi passati non c’era coordinazione tra istituzioni, ognuna usava propri metodi di catalogazione e procedurali ”non si riusciva a parlare un linguaggio comune”, ha sottolineato Maria Teresa Natale. Tuttavia con lo sviluppo degli strumenti informatici si assiste ad una crescente volontà di condivisione anche attraverso l’adozione di un formato comune – denominato “LIDO”(Lightweight Information Describing Objects) – di “metadati” che, al di là delle difficoltà tecniche, consenta di descrivere questi materiali utilizzando dei codici comuni a livello internazionale ovvero mediante l’utilizzo di “identificatori persistenti”.
Roberto D’Autilia, rappresentante del progetto Panmind Labs del Polo Universitario di Colle Val D’Elsa, ha fornito un ulteriore apporto chiarificatore a questo riguardo attraverso la metafora del ghetto usata per indicare una realtà che si configura e trova la sua ragion d’essere in relazione al mondo esterno ovvero facente riferimento ad un “contesto” esterno. Per l’informazione vale lo stesso discorso: essa ha senso solo in rapporto ad un contesto culturale più ampio determinato da realtà quali Google e la stessa Europeana. In particolare il progetto Panmind, curato da Roberto D’Autilia, è vicino ad Europeana proprio in quanto laboratorio di ricerca volto a studiare l’organizzazione della conoscenza in un’ottica multidisciplinare che unisce una comunità di persone accomunate dal commentare lo stesso oggetto, lo stesso dato e ciò crea “informazioni connesse da individui e individui connessi da informazioni” e, come afferma D’Autilia, forse è questa la vera informazione. Ed è proprio della metafora collegare oggetti discordanti in vista di un contenuto più ampio.
Francesco Gui, del Dipartimento di Storia dell’Università La Sapienza, ha offerto una panoramica sulle attività del Dipartimento di Storia di recente beneficiario di un piccolo finanziamento del Ministero per i Beni Culturali finalizzato a promuovere la ricerca sulla presenza ebraica nel Lazio meridionale, luogo di approdo di molti ebrei mediorientali che più tardi il Papa invitò a trasferirsi a Roma. La ricerca intende approfondire e ripercorrere le tracce di queste comunità ebraiche per risalire al loro destino.
A seguire Franco Piperno, musicologo presso l’Università La Sapienza, è intervenuto a proposito della musica “tradizionale” ebraica nel web con una riflessione sui materiali presenti in Europeana a questo riguardo. La tematica è complessa e di non facile soluzione, a partire dalla connotazione stessa della musica tradizionale ebraica in senso stretto. Se già Rossini ne “La gazza ladra” e Wagner ne “L’oro del Reno” hanno messo in scena nelle loro opere personaggi ebrei con propri retaggi musicali, difficile è risalire all’origine di questo patrimonio ebraico comune in campo musicale che pare essersi tramandato in maniera solo allusiva nelle opere dei principali musicisti e compositori più o meno di cultura ebraica.
“Visitare un museo in internet” è, invece, il tema trattato da Fiorella Bassan dell’Università La Sapienza, prendendo come modello esemplare il Museo ebraico di Roma, istituito nel 1960, ma riorganizzato con “spirito nuovo” nel 2005 quando è stato riconosciuto Museo di interesse per l’intera città di Roma, luogo dove gli Ebrei vivono ormai da ventidue secoli. Gli oggetti custoditi nel Museo – tra i quali spiccano gli argenti romani del sei-settecento opera del noto argentiere Bartolomeo Baroni, i marmi, i tessuti – sono stati contestualizzati relativamente all’uso e al significato rivestito nella liturgia, nelle feste, nella vita quotidiana. Un esempio eccellente di Museo rinnovato e riattualizzato, visitabile anche in via telematica, arricchito con link di approfondimento, totalmente imprescindibile per la comprensione di una parte fondamentale della storia stessa di Roma.
Laura Quercioli Mincer, in qualità di membro del consiglio accademico di Judaica-Europeana, è intervenuta a proposito de “L’ebraismo orientale in Judaica” ponendo il caso emblematico della collezione di cartoline illustrate, in particolare tedesche e polacche, conservate nell’Archivio storico ebraico di Budapest, tra le prime ad essere fruibili in Judaica. Le cartoline illustrate hanno avuto un’evoluzione e una grandissima diffusione in Europa specialmente nei primi del ‘900. Budapest si trova al confine tra Occidente e Oriente e anche per questo motivo il suo Archivio Storico ebraico raccoglie le testimonianze tedesche e polacche, i due diversi poli del mondo ebraico dell’epoca. Le cartoline illustrate rappresentano uno dei primi momenti in cui il mondo ebraico decide di autorappresentarsi, nei momenti più diversi, di fronte agli altri ebrei e al mondo non ebraico. Interessante da questo punto di vista le differenze fra Germania e Polonia. Le cartoline tedesche prediligono scene patriottiche oppure le riproduzioni di opere di Moritz Oppenheim, il pittore ottocentesco di Francoforte considerato “il primo pittore ebreo”, che ritraggono scene familiari e intime dove gli elementi ebraici sono sì presenti, ma non in primo piano. Le cartoline polacche invece, spesso realizzate con scenette eseguite da attori in teatri di posa, esaltano nelle fogge degli abiti, nei gesti, nei colori vivaci e con le grandi scritte in ebraico e in yiddish, la particolarità del mondo ebraico rispetto a quello circostante.
L’ultimo intervento è stato quello offerto da Myriam Silvera dell’Università di Roma Tor Vergata e dell’Università La Sapienza, che ha costruito un percorso basato sulla Collezione del Museo Storico Ebraico di Amsterdam a partire dalla citazione di alcuni documenti della Biblioteca Etz Haim annessa ad una delle più antiche Sinagoghe del mondo ebraico fondata nel 1616 ad Amsterdam come “confraternita per l’educazione ebraica”, di cui il padre di Spinoza fu consigliere amministratore per alcuni anni.
I rapporti di Spinoza col mondo ebraico, come è noto, furono segnati dal drammatico “herem” del 1656 di cui è ancora oggi conservato un testo originale in portoghese. Questo allontanamento messo in atto dalla Comunità ebraica potrebbe spiegarsi con la “pista politica” connessa alle condizioni di vita degli Ebrei olandesi e la disciplina che le autorità imponevano loro per dimostrare all’esterno di saper tenere l’ordine. Una testimonianza preziosa su come Spinoza considerasse l’herem, riletta sotto diversa luce, è il “Trattato Teologico-Politico” pubblicato nel 1670. Difficilmente Spinoza fu animato da risentimento e odio nei confronti della Comunità ebraica, anzi presumibilmente fu lui stesso a rinunciarvi. Egli ha voluto affermare piuttosto l’importanza del libero pensiero rivolgendosi in primis proprio agli Olandesi e in secondo luogo ai Cristiani.
Tutti questi interventi sono una buona dimostrazione di come le collezioni di Judaica possano fornire la base e la chiave per ricerche nei campi più diversi della ricerca umanistica.
A conclusione del seminario è intervenuta l’assessore ai Beni Culturali Annie Sacerdoti a testimoniare l’interesse delle istituzioni a questa importante iniziativa culturale.
Il seminario è stato promosso dal Dipartimento di Storia, Culture e Religioni dell’Università di Roma La Sapienza, dall’ICCU, dal DCE-Diploma Universitario triennale in Cultura Ebraica e dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane.
Per approfondimenti si rimanda ai portali: www.judaica-europeana.eu e www.athenaeurope.org
Maria Rita Salustri