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…futuro

“Professore, ci sarebbe stata la primavera araba senza facebook?”«No, ma mi pare che questa domanda ne pretenda un’altra». “Quale?” «Che ne è dell’estate araba? Qualcuno ne sa qualcosa?». “No, ma che cosa significa?” «Significa che ciò che si può fare attraverso i social network è spettacolare, impressionante, ma “so what?” Che cosa succede poi? Egiziani e tunisini hanno forse idea del loro futuro?». Così Zygmunt Bauman su “Tuttolibri” di ieri intervistato da Andrea Malaguti. Nel mentre tutti esultano per Tripoli forse non sarebbe male farsi la stessa domanda. Il problema non mi pare sia in agenda né nella mente di nessuno (men che meno in quella di coloro che ritengono che era meglio tenersi i dittatori di prima). Bauman ha un grande pregio: è capace come pochi altri intellettuali – più precisamente: come i veri intellettuali – di esprimere con poche parole la sintesi essenziale e ineludibile di un problema senza girare molto intorno alle questioni.

David Bidussa, storico sociale delle idee