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Anna Maria Caredio (1927-2012)

E’ mancata ieri nella sua casa di Sovicille (Siena), spegnendosi nel sonno, Anna Maria Caredio. La sua storia è esemplare per la forza, l’umanità, la passione per la giustizia, l’attaccamento ai valori ebraici. Anna Maria discendeva da una famiglia di origini marrane, che aveva conservato gelosamente e discretamente l’orgoglio e il segreto delle sue origini. Dopo una parentesi migratoria in Sud America, la famiglia era tornata in Italia e si era fermata in Toscana, dove Anna Maria era nata (a Bagni di Lucca nel 1927). L’esordio letterario è con un libro di poesie (Amo Israele), nel 1969. In quegli anni Anna Maria, che vive a Siena, conclude il percorso di ghyur. Il suo impegno sociale si manifesta presto con un libro-denuncia che lascerà un segno, Una storia ingiusta, nella collana Il pane e le rose di Savelli, 1978; il sottotitolo eloquente era “una testimonianza sulla emarginazione proletaria e sottoproletaria in Italia”. Di questa collana diventò la responsabile, riuscendo tra l’altro a pubblicare un incredibile documento, il diario anonimo e autentico di un brigatista rosso che raccontava la sua vita clandestina; per l’epoca una novità eccezionale. Nella stessa collana, nel 1982, un altro suo libro, La schiuma di Dio, con sottotitolo “viaggio nel mondo religioso tra cercatori dello dello spirito ed eros virgineo”. Era un reportage su un incontro interconfessionale (che all’epoca erano rari e significativi), di cui descriveva con realismo i tormenti e le complessità psicologiche dei partecipanti; un documento che ancora oggi desta qualche imbarazzo. Era un segno del suo interesse per i fenomeni religiosi e la ricerca di equilibrio e di onestà, senza retorica. Nel 2004 pubblicò Il ponte delle catene, una grande biografia della sua famiglia, che è anche un monumento ai luoghi della sua infanzia, un libro che ha meritatamente vinto un premio letterario. Gli ultimi anni sono stati difficili per Anna Maria, dopo la scomparsa del marito, di cui usava con orgoglio il cognome Benayà. Lascia due figli, nipoti e pronipoti. In chi l’ha conosciuta, un grande ricordo. La piccola (per numero) comunità di Siena, ma anche tutto l’ebraismo italiano, perde con lei una tanto discreta quanto grande protagonista.

r.d.s