Voci a confronto

In una giornata priva di grandi novità, abbondano nei nostri quotidiani i commenti; Liberal pubblica un articolo scritto dal direttore degli studi arabi dell’Al-Ahram Center del Cairo, articolo interessante per comprendere la nuova mentalità dominante in Egitto, dove evidentemente si rivolge l’attenzione proprio ad Israele. Non a caso l’articolo, che parla degli avvenimenti in Siria, parte dalle recenti dichiarazioni del ministro Barak, per articolarsi su una teoria che vede Israele (ovvio, no?) al centro di tutto quanto sta succedendo. Israele punta sull’aggravarsi della crisi economica, ma questo si potrebbe ritorcergli contro se la crisi verrà percepita come complotto straniero. Al momento i rivoltosi sono divisi tra fautori e contrari all’intervento esterno, ma la teoria dell’autore diventa difficile da seguire quando si legge che, quando cadrà il regime di Assad, Israele sarà direttamente coinvolta nella gestione interna del paese. Al termine dell’articolo si comprende che tutti gli avvenimenti di Siria e Libano sarebbero originati da un piano israeliano pensato per meglio colpire l’Iran senza rischiare attacchi dal fronte nord (e dalla Gaza di Hamas). Anche Ugo Tramballi, sul Sole 24 Ore, si dimostra, come sempre, severo verso “Tel Aviv”: lascio al lettore il compito di leggere questo articolo, del quale riporto alcune frasi: ovunque, nei paesi arabi, ed anche in Siria, erano state fatte riforme come non si erano mai viste prima. Per venti anni i PIL dei vari paesi erano sempre stati in crescita. Ma oggi è la potenza sciita che sta per crollare, perfino in Iraq dove il potere sciita è controverso. La Siria, e nello stesso modo Hezbollah, non avrebbero mai mosso guerra contro Israele. Le primavere arabe non sono interessate ad evocare il nemico sionista, avendo come obiettivi la democrazia e la libertà. Il guaio è che Israele è alleato coi vecchi despoti. La risposta di Israele alle primavere è militarmente efficace (si costruisce di corsa una barriera di separazione dal Sinai), ma politicamente nulla. Daniele Raineri sul Foglio ci scrive realtà ben diverse, quando osserva che in Iraq il premier al Maliki, dopo aver stipulato accordi con gli USA per il “dopo ritiro”, ora se li rimangia tranquillamente. I ministri sunniti non possono nemmeno più mettere piede nei loro ministeri, e lo storico Visser arriva a definire al Maliki: “la versione sciita di Saddam Hussein”. Bernard Guetta su Repubblica scrive che in Tunisia ci si accorge che le cose non stanno andando come si sperava; i giovani non trovano quelle libertà per le quali hanno combattuto, le donne non amano doversi coprire il capo dopo che Burhiba le aveva emancipate già tanti anni fa. In questa situazione si deve osservare anche che polizia ed esercito non sono pronti ad opporsi alle nuove dimostrazioni di un popolo senza lavoro e senza prospettive. Al termine dell’articolo Guetta si chiede se anche in Egitto le cose finiranno per andare nello stesso modo. Federica Zoja scrive su Avvenire che tutti i principali capi di Hamas hanno già abbandonato Damasco per rifugiarsi nelle per loro più sicure Amman ed il Cairo. In Egitto, in particolare, appare evidente che i generali hanno preso accordi coi Fratelli Musulmani, pensando, in tal modo, di poter sfuggire, in futuro, alla sorte che Khomeini decretò per i loro colleghi iraniani. E proprio in questi giorni arriva al Cairo il nostro ministro degli esteri Giulio Terzi per incontrare non solo i responsabili politici e militari egiziani e della lega araba, ma anche il gran Muftì, a dimostrazione di quanto fondamentale sia il ruolo della religione in quelle terre. Gennaro Gervasio, sul manifesto, si accorge che, dopo le recenti elezioni egiziane, la sinistra è uscita sconfitta, ma si augura che nelle piazze riesca ancora a farsi sentire. Sul Corriere Francesco Battistini annuncia la probabile vittoria italiana nella gara che opponeva la Alenia all’industria coreana per fornire degli aerei da addestramento ad Israele; nulla è ancora ufficiale, ma sembra che, in questo business del valore di un miliardo di dollari, un ruolo non indifferente (anche se appare difficile sostenerlo coi generali israeliani) lo abbia giocato l’arte politica di Berlusconi. Probabile appare, al contrario, la reazione dell’Iran, che non starà silenziosa nelle sue future relazioni con l’Italia. All’avvicinarsi del 27 gennaio, continuano gli articoli di grande interesse su quanto successe durante la seconda guerra mondiale; Maurizio Molinari su La Stampa, e Riccardo Michelucci su Avvenire raccontano le azioni di un diplomatico iraniano a Parigi, Abdol Hossein Sardari, il quale, da solo, grazie alla sua fantasia, salvò 2000 ebrei perché “discendenti da uomini orientali convertiti all’ebraismo all’epoca di Ciro il Grande”. Facevano quindi parte del popolo persiano, considerato amico dai nazisti, e non avevano nulla a che vedere con gli ebrei europei. Richiamato in patria per un avvicendamento diplomatico, Sardari scelse di restare a Parigi, senza soldi e senza poteri, per continuare la sua opera, che considerava un dovere morale. Dopo la rivoluzione di Khomeini, privato di tutti i suoi averi, riuscì a scappare da Teheran per rifugiarsi a Londra dove morì, povero e sconosciuto, nel 1981. Gianfarnco Maris su La Stampa spiega come i kapò nazisti operavano per annientare la personalità degli ebrei che superavano la selezione. E’ questo un altro articolo del quale raccomando la lettura, e sul quale tuttavia si deve riflettere, perché spiega che alcuni contadini austriaci, che salvarono undici soldati russi scappati dai campi dove erano prigionieri (russi, non ebrei…) ci permettono di credere ancora nell’uomo. L’editore inglese Peter Mc Gee pubblica ampi estratti del Mein Kampf e li distribuirà, in 100000 copie, in tutta Europa, proprio il 26 gennaio. Eppure in Germania, dove il governo bavarese ne custodisce i diritti, la distribuzione sarebbe illegale. Di grande interesse è poi Walter Barberis che, su La Stampa, spiega come i nazisti arrivarono, per gradi, alla organizzazione delle camere a gas, ultimo anello di una macchina che prevedeva la retata, il trasporto ed infiniti altri settori operativi nei quali Eichmann & C furono davvero “efficaci”. Non dispongo oggi degli articoli esteri e quindi mi limito a segnalare un articolo pubblicato nei giorni scorsi sull’olandese Trouv. E’, in pratica, anche un consiglio a tutte le lettrici: se, in Israele per turismo o per lavoro, capitasse loro di restare incinte, evitino accuratamente di portare avanti là la gravidanza, soprattutto nel malaugurato caso che si tratti di una gravidanza a rischio, perché negli ospedali israeliani succede una cosa terribile: il personale medico mette in atto tutte le precauzioni per salvaguardare la vita e la salute sia della madre che del figlio. Che cosa c’è di strano? Che, come ha rivelato la giornalista di Trouv che si è, per l’appunto, trovata in questa situazione, e grazie a tali cure ha potuto portare a termine la gravidanza e mettere al mondo un bambino perfettamente sano, si tratta di pratiche naziste, finalizzate alla creazione di esseri umani perfetti per il popolo eletto. Anche su questo mediti bene il lettore.

Emanuel Segre Amar

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