Il Purim di Siracusa

Del miracoloso fenomeno della rinascita dell’ebraismo meridionale e, in particolare, siciliano – una delle poche notizie, che, in un quadro generale alquanto inquietante, possono dare fondate ragioni di speranza e fiducia – abbiamo già avuto modo di parlare, nel notiziario quotidiano dello scorso 14 settembre, in occasione della Giornata della cultura ebraica svolta, lo scorso 4 settembre, nella splendida isola di Ortigia(…).
A suggellare, festosamente, tale ritorno, dando a tutti la prova provata della vitalità e dell’energia degli ebrei siciliani, avrà luogo, domani, giovedì 9 febbraio – 17 Shevat 5772 – un importante evento, quale la celebrazione, alla Sinagoga di Siracusa (in via Italia 88), su iniziativa della organizzazione ebraica locale e del Centro Sefardico siciliano, del “Purìm di Siracusa”, officiato dal rabbino Stefano Di Mauro, Ytzhak Ben Avraham.
Si tratta di una delle svariate festività ebraiche locali ispirate al Purìm biblico, il cui spirito e significato (com’è noto, volto a rievocare l’evitata strage degli ebrei di Persia, ordita dal perfido Amàn) è stato più volte adattato per commemorare altre drammatiche vicende occorse, nei secoli, al popolo ebraico, analogamente contrassegnate dall’incombenza di gravi minacce e da scampati pericoli. Anche la festività siracusana (ricordata anche come “Purìm di Saragosa”) fa parte di questi Purìm cosiddetti “minori” (“Purìm speciali”), denominati in ebraico Purim qetannìm, Purim shenì o Mo‘adim qetannìm.
L’origine, la storia e il significato della cerimonia sono stati fatto oggetto di molti studi, e alcuni aspetti appaiono ancora controversi, o avvolti nel mistero: sappiamo che, come per il più noto Purìm di Ester, anche in questo si dava lettura di un memoriale scritto, in ebraico, su un rotolo – la Meghillah – detto “Rotolo di Saragusanos”, e si usava tributare offerte caritative ai poveri e rispettare, alla vigilia della festa, il digiuno. La cerimonia, di origine incerta, sembra avere avuto maggiore diffusione, nel periodo successivo all’editto di espulsione del 1510, fra gli ebrei siracusani che, cacciati dal Vicereame, trovarono rifugio nei territori dell’impero ottomano, principalmente in Grecia. Sappiamo che dei festeggiamenti particolari per questa occasione si svolgevano soprattutto a Salonicco, e in modo speciale presso la sinagoga di Bet Aharon 7, composta e frequentata in prevalenza da ebrei originari della città siciliana, e fondata, tra gli altri, proprio da una famiglia di nome Saragoussi.
A lungo si è creduto, erroneamente, che questo “Purìm speciale” si riferisse alla città aragonese di Saragozza, a causa del nome utilizzato nella Megillah della festa, nella quale si parla di un re “Saragusanos”. Un errore determinato anche dal fatto che la narrazione, oltre a essere tramandata da questa Megillàt Saragusanos, è stata anche tramandata da molti altri racconti, trasmessi, in forme modificate, da alcune delle numerose comunità sefardite disperse nell’impero turco, e ancor oggi ricordati da alcuni discendenti di ebrei di Grecia e di Turchia. Inserita in un contesto giudeo-spagnolo, la parola Saragosa è stata facilmente identificata con Saragozza, tanto che, in alcune versioni, certi narratori la sostituiscono direttamente con il nome di Saragozza in giudeo-spagnolo, Saragusta. Ma il nostro Purìm non è nato a Saragozza, ma a Siracusa, ed è lì che, dopo 520 anni, fa oggi ritorno.
Chi avrà l’opportunità di assistere alla cerimonia di domani, avrà certamente modo – oltre che di partecipare da vicino a un rito inedito e suggestivo, nel corso saranno anche intonati canti tradizionali in lingua greca – di saperne di più di una storia arcana e affascinante, che merita di essere studiata e conosciuta.

Francesco Lucrezi, storico

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