Voci a confronto
A noi, comuni mortali, non è dato conoscere che cosa succede davvero nei rapporti che i cosiddetti Grandi intrattengono tra di loro. La settimana scorsa si parlò del misterioso viaggio di Rocard a Teheran, ma mai se ne sono divulgati i risultati. Nei giorni scorsi si è molto parlato di diplomazia segreta tra Obama e Khamenei; segreta, appunto. Ma è di sicuro in azione, ed ha portato al viaggio dell’altro giorno del direttore dell’AIEA Amano a Teheran. Rimane ancora qualche differenza, ma presto si firmerà un accordo, ha dichiarato al suo rientro Amano; si direbbe che il suo sia stato soprattutto un viaggio preparatorio per l’incontro odierno dei 5+1 a Baghdad con gli iraniani; si può scommettere che tutto, oggi, filerà liscio. Ci vuole fiducia reciproca (Luca Geronico su Avvenire) sostengono gli iraniani in contrasto con un Israele “scettico”. Le ragioni di questo scetticismo sono bene espresse dall’Ambasciatore Naor Gilon in una sua lettera al Corriere nella quale ricorda tante realtà e spiega come l’Iran non costituisce un problema solo per Israele, ma per tutti (pure per molti paesi arabi ndr); esattamente le frasi già pronunciate da Yehoshua in una sua lettera a La Stampa pubblicata il 22 settembre 2008 (“L’Iran non costituisce un pericolo SOLO per Israele”), lettera inviata per smentire quanto Farian Sabahi gli aveva messo in bocca in un’intervista (“l’Iran non costituisce un pericolo per Israele”). Giulio Meotti sul Foglio osserva che nell’accordo che l’Occidente sta per firmare con gli ayatollah il centro di Fordo rimane non contemplato, a tutto vantaggio del regime, mentre l’Occidente dimentica anche la risoluzione del Consiglio di Sicurezza N. 1929 del 2010 che prevedeva, tra l’altro, lo stop all’arricchimento, la chiusura dei siti e la fine del programma nucleare a scopi militari. L’accordo per P.Dm., su La Stampa, sarebbe “inutile” qualora fosse confermato l’annuncio fatto ieri dalla TV iraniana di barre di combustibile nucleare già messe in produzione “ad usi medicali”. Ancora sul Foglio, di particolare interesse è oggi Pio Pompa che, unico nel panorama italiano, allarga lo sguardo a quanto sta succedendo in questi giorni in un Libano sempre più dominato da Hezbollah (mentre l’Occidente, ed Obama in primis, fa finta di non accorgersene). E non se ne accorge Alberto Stabile che, in un articolo dedicato ai disordini che agitano il Libano, scrive che questo sarebbe stato “fino a ieri un’isola felice”. F.Calda su Rinascita parla dei quasi accordi presi con l’Iran da una prospettiva completamente filo-iraniana, riportando le parole del presidente del Parlamento Larijani che critica un Occidente “ben disposto a parole ma poi critico alle spalle” (ed infatti gli iraniani, onestamente, anche a parole, dichiarano quello che vogliono fare ad Israele ndr). Se le cose non si sistemano, sarà tutto a vantaggio di Israele, sostiene il quotidiano di sinistra che in una ulteriore breve informa i suoi lettori scrivendo che “la Lega Araba è da tempo schierata a fianco di Israele”. L’Egitto è chiamato oggi a votare chi sarà il Presidente nei prossimi 4 anni; tutti i giornali ne parlano, e non mancano espressioni del tipo “elezioni libere” ed “esercizio di democrazia” (Cecilia Zecchinelli sul Corriere), espressioni che ricordiamo di avere già lette in occasione del voto dei palestinesi nei territori ed a Gaza; speriamo che in Egitto, tra 4 anni, i cittadini possano davvero giudicare l’operato di colui che verrà eletto ora (o probabilmente nel prossimo ballottaggio). Anche il Foglio, in una breve, crede a questa “fantasia”, aggiungendo che il prossimo presidente si dedicherà più ai problemi dell’economia che ai rapporti con Israele (!). I candidati che possono aspirare ad arrivare al secondo turno sono Amr Moussa, già amico di Mubarak ed ex segretario della Lega Araba, Ahmed Shafiq, generale ed ultimo premier di Mubarak, Abdel Fatouh, ex esponente di primo piano dei Fratelli Musulmani, Sabahi, nasseriano ben visto dai giovani, e Mohammed Morsi, un duro esponente dei Fratelli Musulmani. Gilberto Mastromatteo su Avvenire si illude che i copti, antica popolazione egiziana di fede cristiana, possano essere, grazie al loro numero (comunque oggi sempre più minoritario), l’ago della bilancia, ma si può essere sicuri che molti cristiani continueranno ad abbandonare, a ritmo sempre maggiore, la loro terra, nell’indifferenza dei Grandi. Molti giornalisti credono di illustrare la realtà riportando inutili dichiarazioni di voto di sconosciuti cittadini (ad esempio il Giornale). Furio Colombo sul Fatto Quotidiano spiega ad un lettore che di lobby internazionali a New York ve ne sono tantissime, e rispondono ad interessi legati alle materie prime, al numero di voti che possono assicurare, alla potenza militare o economica che rappresentano; tutte realtà che mancano alla supposta lobby israeliana che quindi diventerebbe ebraica (solo a New York gli ebrei sono numericamente importanti), riportandoci quindi nella teoria del complotto. Giampietro Berti, sul Giornale, recensisce l’ultimo saggio di Ernst Nolte nel quale spiega che comunismo, nazismo ed islamismo sono tutti contro la modernità; non vi è differenza tra antisionismo ed antisemitismo e il senso vero della competizione in atto è la lotta mortale tra la religione e la laicità. Infine, in una giornata nella quale mancavano nel circuito a mia disposizione quasi tutti i giornali stranieri, da notare Le Monde che, parlando del Festival di Cannes, scrive che i tre films israeliani “fanno credere che Israele sia un paese progressista e pacifico; questo non è vero e coprono in realtà i mali della società israeliana, quali la sacralità dell’esercito, la politica nei territori e i rapporti con gli arabi”. L’articolo si chiude con la falsificazione più bieca del problema presentato dai beduini ai quali, nella realtà, il governo di Israele cerca di dare istruzione per i figli e case degne di tale nome. Ma per il commentatore cinematografico de Le Monde Israele è comunque pieno di colpe anche in questo caso. Non c’è certo da stupirsi.
Emanuel Segre Amar