Qui Zagabria – L’emozione di una storia ritrovata

Confrontarsi con i testi, le parole e le emozioni. Aprire una nuova strada di conoscenza sulle complesse e spesso tormentate vicende degli ebrei del Quarnero. Con la discussione della sua tesi di dottorato dedicata alle persecuzioni antiebraiche a Fiume e Abbazia, la storica croata Sanja Simper Dukic ha chiuso il cerchio a un lunghissimo percorso di ricerca che l’ha portata a confronto con storie e situazioni in parte ancora inesplorate. Un capitolo del Novecento europeo ricco di zone d’ombra che è stato illustrato alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Zagabria e accolto con grande interesse dalla commissione composta dagli storici Ivo Goldstein, Darko Dukovski e Peter Strcic. Ad accompagnare la professoressa Dukic in questo emozionante appuntamento il collega Adam Smulevich, che Sanja ha voluto al suo fianco come discendente di quella comunità che carissimo prezzo pagò alla Shoah in termini di vite umane e non solo. Con Adam anche il coordinatore dei Dipartimenti Informazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Guido Vitale. Frutto di un lunghissimo lavoro di ricerca tra biblioteche, archivi e incontri diretti con i sopravvissuti, la tesi è incentrata sul quinquennio che va dal 1938 al 1943 con particolare attenzione al tema della cittadinanza e alle politiche sia persecutorie che di internamento. Uno studio capillare che è già in distribuzione nelle maggiori biblioteche universitarie di Croazia. Ivo Goldstein, presidente della Comunità Bet Israel di Zagabria e tra i massimi storici dei paesi dell’ex Jugoslavia, lo ha messo in relazione agli studi che Renzo De Felice dedicò al fascismo evidenziando la medesima capacità pioneristica di aprire strade e suscitare stimoli in determinate aree di ricerca storiografica.
“Con la discussione della tesi – ha affermato Sanja, che è anche professoressa al liceo di Abbazia – si chiude un capitolo molto intenso della mia vita. Adesso mi prenderò alcune settimane di riposo ma presto sarò ancora al lavoro con l’obiettivo di offrire un quadro sempre più articolato su questa pagina drammatica che non può e non deve essere dimenticata”. Visibilmente commosso, Smulevich ha ringraziato Sanja per avergli dato l’onore di esserle vicino nel giorno più bello e ha festeggiato questo momento di gioia condivisa con un lungo abbraccio che ha certificato nei fatti l’impegno non solo professionale ma anche fortemente emotivo che ha caratterizzato le ricerche della storica croata in questi anni.

L.P.

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