Trieste – “Ciao Andrea, amico e confidente”

Intervenendo ai funerali di Andrea Mariani il presidente della Comunità ebraica di Trieste Alessandro Salonichio (nella foto) ha pronunciato le seguenti parole:

In questi ultimi due giorni mi sono più volte chiesto chi, ricevendo la notizia della scomparsa di Andrea Israel Mariani z.l., non si è sentito calare il gelo addosso.
La sua morte improvvisa ci ha lasciato tutti storditi, increduli, quasi come ci aspettassimo che da un momento all’altro arrivi il risveglio per accorgerci che tutto era solo un incubo, un terribile incubo. Invece purtroppo non è così e ci troviamo qui uniti a dedicargli il nostro ultimo commosso saluto.
Oggi ricordiamo innanzitutto l’amico che sempre ha saputo dedicare l’attenzione dell’ascolto e l’affetto di un sorriso per ciascuno: anche nei momenti della dialettica più accesa e del dibattito più estremo.
Una capacità, questa di distinguere tra il rapporto personale e profilo pubblico e istituzionale, che hanno fatto di Andrea una figura indimenticabile e un esempio, sia nella nostra Comunità sia a livello cittadino.
Andrea lo diceva spesso, di tanti, con grande semplicità: “La pensiamo in modo diverso, siamo su posizioni politiche opposte ma siamo amici”. Chi lo conosceva bene sa che era sincero. E sa che per lui, forse per noi tutti, questa capacità di guardare gli altri in modo così lucido e affettuoso è l’unica via per tenere accesa la nostra umanità.
Andrea ha retto per due mandati la presidenza della Comunità ebraica di Trieste.
Un incarico che ha onorato con impegno ammirevole, con un profondo senso di responsabilità e con un grande rispetto del ruolo che ricopriva.
In questo tempo ha saputo mostrarci, forse anche grazie alle sue origini veneziane che gli consentivano uno sguardo più lucido e obiettivo, le grandi potenzialità di questa città e della nostra realtà ebraica. Realtà che sovente metteva sullo stesso piano proprio perché la storia di questa Comunità, di ciò Andrea era pienamente consapevole e fiero portavoce, è parte integrante della storia della città di Trieste.
Gli anni in cui ha guidato la nostra Comunità sono stati contrassegnati da valori e obiettivi ben precisi. Innanzitutto la consapevolezza che l’ebraismo non può né deve estraniarsi dal mondo che lo circonda. La nostra Comunità, ripeteva, deve proporsi quale strumento di produzione culturale, di attività formative ed educative e soprattutto quale contenitore aperto alla società.
Il tema della comunicazione è stato dunque al centro del suo impegno, con la costruzione di una relazione forte con la città attraverso eventi, incontri, momenti di riflessione e di approfondimento capaci di superare le chiusure passate e gli stereotipi del presente.
Andrea si è battuto per intraprendere la via del confronto e della collaborazione con le altre comunità religiose e con le diverse componenti del mondo triestino, in primis quella slovena, da cui così a lungo siamo stati divisi dal peso di vecchie incomprensioni e inimicizie.
E quest’impegno di dialogo si è esplicitato anche all’interno della complessa realtà ebraica, cui tanto ha saputo dare anche a livello nazionale, in qualità di consigliere dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, oltre che nel rapporto con l’ebraismo dell’est Europa a cui fino all’ultimo ha dedicato grande attenzione.
Poi la Memoria, uno degli argomenti che più gli stavano a cuore.
“Non dobbiamo dimenticare – era solito dire – che Trieste, in cui nel secolo scorso, gli ebrei erano parte importante della classe dirigente, in termini percentuali ha avuto il maggior numero di deportati d’Italia. Ha convissuto con la Shoah e non solo in termini d’atrocità per mano dell’occupante. Risolvere queste contraddizioni richiede tempo, obiettivi nuovi e nuovi progetti comuni”.
La Shoah, sosteneva, ci impone il dovere di trasmettere la conoscenza di ciò che è stato, la Memoria appunto.
La testimonianza diretta, per l’età dei sopravvissuti, si sta via via riducendo e le generazioni che hanno potuto ascoltare il loro racconto sono ormai in età matura.
E’ nostro dovere riuscire a dare valore universale a questa memoria, così da trasferire al futuro il ricordo di quanto è accaduto.
Da qui il peso che per lui rivestiva la questione della Risiera. Andrea era convinto della rilevanza internazionale di Trieste in quanto unica realtà dell’Europa occidentale che ha fatto parte della macchina di sterminio nazista e da tempo, anche in quest’ultimo periodo, lavorava per animarlo di un respiro più consono a questa dimensione.
A partire da questi valori Andrea ha saputo porsi quale protagonista della vita culturale della nostra città di cui vedeva le immense potenzialità, con lucidità e grande capacità di visione, nell’incontro delle culture e delle appartenenze aldilà delle diffidenze e delle intolleranze passate.
Nel suo incarico di assessore alla Cultura del Comune di Trieste ha voluto portare, con forte consapevolezza e orgoglio, l’impulso derivante dalla sua dimensione ebraica e la cultura in cui era cresciuto e in cui aveva fortemente voluto crescessero anche i suoi figli.
Una cultura ispirata al confronto e all’accoglienza: capace di comprendere e di rispettare l’identità dell’altro senza smarrire mai la propria.
Andrea Mariani (z.l.) era certo che questa città racchiudesse in sé la risposta alla crisi che la attraversa ormai da decenni e che questa risposta affonda le sue radici nella Storia. Non certo fatta di sterili nostalgie, bensì quale elemento di slancio verso il futuro.
E’ importante che il messaggio lasciatoci da Andrea non venga lasciato cadere nell’oblio.
Per questa Comunità Andrea è stato soprattutto un amico e al tempo stesso un riferimento importante.
A chiunque lo incontrasse per strada, Andrea dedicava una frase gentile, un consiglio o semplicemente un saluto accompagnato da un sorriso.
Tutto ciò ci mancherà di lui.
Ricordo come fosse ieri la telefonata che mi fece nel giugno del 2011 quando mi anticipò la sua decisione di rinunciare all’incarico di presidente della Comunità per accettare la proposta di guidare l’Assessorato alla Cultura offertagli dal Sindaco Cosolini. E mi ricordo benissimo quali furono le mie parole, dopo un breve momento di sconcerto. “Mazal tov Andrea – gli dissi – che onore per la Comunità avere finalmente un assessore ebreo dopo quasi cent’anni!”.
Gli eventi hanno voluto poi che a succedergli nell’incarico di Presidente di questa Comunità venissi scelto proprio io.
In questi ultimi due anni sono stati numerosi i momenti in cui, da Presidente, mi sono sentito particolarmente solo e confuso di fronte a scelte importanti. In quei frangenti mi rivolgevo ad Andrea per condividere con lui dubbi e frustrazioni che, sapevo, anche lui doveva aver provato.
Ottenevo in cambio parole di affetto e di incoraggiamento, ma anche di rimprovero quando talvolta mi faceva notare, senza mezzi termini e su questo Andrea riusciva ad essere spietatamente diretto, che non era d’accordo con alcune mie decisioni.
E mi diceva spesso, facendo riferimento ai valori comuni e al nostro profondo attaccamento all’ebraismo, a questa Comunità con la sua storia e la sua cultura e allo Sstato di Israele, nelle scelte “lasciati guidare dalla tua coscienza e non sbaglierai”.
Purtroppo negli ultimi mesi le nostre occasioni di incontro, a causa dei nostri reciproci impegni e anche di qualche malinteso forse mai completamente appianato, si erano fatte sempre più rare.
Probabilmente Andrea avrebbe voluto essere anche lui stesso ascoltato.
Sento ora forte un senso di rimorso leggendo con un altro spirito, come ho fatto in questi giorni, i nostri ultimi scambi di sms che si chiudevano quasi sempre con questa sua frase: “In ogni caso quando vuoi ci sentiamo”. Frase che ora interpreto come una sua richiesta di sostegno. Provo ora tormento per non averlo compreso in tempo.
Rubo una frase che ho letto nelle centinaia di email di cordoglio ricevute in questi giorni e che girerò alla famiglia.
“Scomparso Andrea si chiude un capitolo della storia della nostra Comunità e con lui la memoria di tante vicende comunitarie“ che non ha fatto a tempo a tramandare.
E sembra un terribile scherzo del destino che proprio in questi stessi giorni di due anni fa venne a mancare una altro protagonista della storia recente di questa Comunità. Era nella data ebraica del 23 di Adar 5773 che morì il compianto Nathan Wiesenfeld z.l., predecessore di Andrea, e per lunghi anni presidente di questa nostra Comunità.
Del loro ricordo più commosso rimanga traccia indelebile nei nostri cuori.
A nome mio, del Consiglio, dell’intera Comunità ebraica triestina e credo di poter interpretare anche il sentimento della città, ci uniamo in un commosso e caloroso abbraccio alla cara Laura con i piccoli Angelo e Amos, alla mamma e al papà di Andrea, al fratello Enrico e famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
Un abbraccio.

Alessandro Salonichio, presidente della Comunità ebraica di Trieste

(4 marzo 2013)

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