…smog

La Cina ha posto il segreto di stato sui livelli di smog nel paese. Risultato: in Cina lo smog non c’è più. In modo non troppo diverso, in seguito all’inatteso e clamoroso disconoscimento degli atti di un tribunale rabbinico italiano, l’ebraismo italiano più ufficiale si scontra guardandosi il dito senza riconoscere la propria crisi. Lo smog offusca la realtà e se stesso insieme. Non vi è dubbio che sia in atto fra le maggiori rappresentanze del rabbinato italiano un confronto aspro e aperto. Ma ciò che il disconoscimento israeliano evidenzia con chiarezza è che il rabbinato italiano, tutto il rabbinato italiano, è sotto tutela, soggetto com’è a riconoscimenti e a disconoscimenti. Ci si chiede allora se non ci sia da vergognarsi almeno un po’ di quanto sta accadendo. I rabbini dibattono le forme del problema e ne sfuggono la sostanza, come se non cogliessero la gravità dell’accaduto. A rimetterci è l’ebraismo italiano ­– lo abbiamo detto e scritto più volte. Sembra che i rabbini siano preoccupati più dei propri rispettivi ruoli e prerogative piuttosto che della buona salute della nostra vita comunitaria. Ma che succederà adesso? Verranno disconosciuti tutti gli atti di un tribunale – conversioni, divorzi? E se qualcuno da quel tribunale ha ottenuto il divorzio e si è poi risposato si ritrova bigamo? Dove stanno i limiti dell’halakhah? Più volte, anche da queste pagine, è stato chiesto da chi scrive perché l’assemblea rabbinica non abbia mai dato risposta a una mozione congressuale che chiedeva di considerare la possibilità e l’utilità di un dayan (giudice) unico per tutto l’ebraismo italiano, un dayan di alta e indiscussa statura morale e di grande esperienza, autonomo e al di sopra delle parti, che sia garante di percorsi di halakhah (normativa) e in particolare di ghiur (conversione); con criteri chiari, indiscussi, garantiti e unificati. Una figura del genere, in Italia, non esiste. Ma l’assemblea dei rabbini italiani, disattendendo da anni la richiesta del Congresso UCEI, non ha mai preso in alcuna considerazione la cosa. Indifferenza o tracotante presunzione? Non è evidentemente nell’interesse di NESSUN rabbino italiano perdere autonomia, libertà decisionale, controllo totale sui singoli e sulla comunità tutta. E ciò varrebbe anche se si dovesse ammettere che, in Italia, non ci fosse un solo rabbino realmente riconosciuto a livello internazionale come indiscusso esperto di halakhah. E che le controversie non siano mancate, anche di fronte a delibere prese da tribunali rabbinici italiani ‘riconosciuti’ da Israele, non riesce a negarlo nessuno. Nel frattempo, l’Assemblea rabbinica e il suo presidente tacciono: neppure le provocazioni servono più a nulla. Si finge che il problema non esista, salvo cimentarsi in sfuggenti comunicati di difesa e di attacco. La disorganizzata impotenza del nostro rabbinato, tutto, la si evince già da questo incomprensibile silenzio, materiale e intellettuale. E l’UCEI dove sta? E, a questo specifico proposito, che tipo di dialogo ha instaurato con l’Assemblea dei rabbini? Domande tutte disperatamente retoriche. Ma è proprio dalla forza della disperazione che potrebbe uscire una qualche intuizione salvifica. Se solo ci fosse la volontà di concepirla e di perseguirla.

Dario Calimani, anglista

(5 marzo 2013)

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