Qui Torino – Jewish State of the Net, la responsabilità della Rete

Mentre la redazione del Portale dell’ebraismo italiano si immerge nel mondo dove regna ancora la carta stampata, al Salone Internazionale del Libro di Torino, non si sono ancora spenti gli echi delle due giornate che, nella prima parte di questa intensa settimana, sono state dedicate alla comunicazione sul web, e in particolare all’universo social. Della prima parte di Jewish State of the Net si già parlato(LINK), e la seconda giornata di lavoro, conclusasi poche ore prima di Shavuot, merita almeno altrettanta attenzione. Ha iniziato Anna Segre, docente di Liceo e direttrice di Hakeillah, raccontando le scelte compiute quando è stato deciso di portare il giornale sul web optando per rinunciare a sviluppare una versione specifica per il web trasformando il sito in una versione online del cartaceo, con gli stessi pezzi, solo proposti con una grafica differente e con l’aggiunta di un minimo servizio di notizie. “Meglio mai fare il passo più lungo della gamba”, questa la filosofia seguita. Dal suo punto di osservazione privilegiato a scuola, poi, Anna Segre non sembra condividere né le preoccupazioni né gli entusiasmi di molti suoi colleghi: i ragazzi non hanno smesso di leggere, né di partecipare, ne hanno disimparato a scrivere, ma non si può neppure dare per scontato che siano così bravi ad utilizzare i computer, a volte mostrano una grande ingenuità e hanno comunque bisogno di essere guidati. Gionata Tedeschi, managing director presso Accenture, esperto di innovazione e digital marketing, ha parlato delle nuove piattaforme di social media, che sfruttano modelli di interazione differenti. “Sono poi due le motivazioni per cui la vostra redazione – ha aggiunto – deve stare sui social, e starci bene, professionalmente: si tratta di spazi che se non occupiamo noi vengono occupati da qualcun altro, e siamo, per definizione, una comunità.” In questo momento, poi, hanno grande successo le piattaforme più visuali, bisogna conoscere bene pure quelle e sapersi proporre, per i social media possono essere la strada giusta per una ipotetica campagna per aumentare la raccolta di firme per l’otto per mille. Paolo Prestinari, uno dei fondatori di iSide, la società pilastro del Portale dell’ebraismo italiano, ha poi raccontato la nascita di moked.it, e le sue impressioni quando Guido Vitale, il coordinatore dei dipartimenti Informazione e Cultura UCEI che in questi anni è riuscito a creato praticamente dal nulla il desk, la redazione, i giornali e i notiziari quotidiani, gli ha chiesto di fare qualcosa che riprendesse il modello online dei grandi giornali americani, ma con un budget estremamente ridotto. Una sfida difficile, che per fortuna Paolo Prestinari ha deciso di raccogliere, scegliendo una piattaforma open source che allora in Italia era poco nota, e inventando man mano il percorso che ha portato al Portale attuale. Una sua piccola divagazione ha poi portato i presenti a discutere di educazione e web, ragionando sull’esperienza familiare di Prestinari – che lui stesso suggerisce sorridendo di non prendere ad esempio – in cui tutti sono iperconnessi e presenti sui social network, e anche i bambini sembrano avere sviluppato un livello di competenza e di capacità di discernimento da esperti. Anche i main stream media in questi anni si sono accorti di quello che sta succedendo, e i giornali parlano molto di Facebook, di Twitter, e in generale dei mondo social, ma spesso gli autori degli articoli non sono così competenti, cosa che ha subito sottolineato Beniamino Pagliaro, giornalista Ansa e cofondatore di State of the Net, la grande conferenza internazionale sullo stato di internet che aprirà a Trieste il 31 maggio. La potenza e le potenzialità dello strumento, che sono tali da meritare ampiamente l’attenzione dedicatagli nella due giorni triestina, saranno argomento di tantissime sessioni, in un concatenarsi di interventi dei più grandi esperti del settore. E la “Complessità”, tema dello State of the Net 2013, sembra ricorrere nei discorsi di tutti i partecipanti al Jewish State of the Net, ma – sempre nelle parole di Beniamino Pagliaro – è importante non nascondersi dietro il classico dito e guardare ai molti lati positivi, molto importanti anche secondo Paolo Salom, giornalista del Corriere della Sera chiamato a lavorare per il sito del Corriere nel 2002. Il ruolo del sito internet di un giornale ancora non è così chiaro, mentre è abbastanza semplice decidere cosa vada pubblicato sul sito e cosa sul quotidiano. Una scelta difficile ma probabilmente inevitabile, su cui molte testate stanno cercando una soluzione accettabile, è quella di far pagare i contenuti, e difficile è anche chiarire il vero rapporto fra carta stampata e mondo digitale, che ha sue regole precise e anche un linguaggio proprio, che è necessario capire, e conoscere per non perdere il treno del progresso. A chiudere i lavori alcuni interventi della redazione, che ha poi continuato a discutere anche una volta salutati gli ospiti, e che ha raccolto materiale di riflessione sufficiente per arricchire i molteplici ragionamenti già in corso, e le discussioni iniziate in questi giorni, che certamente si protrarranno nelle prossime settimane.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(17 maggio 2013)