Qui Roma – Storia di una presenza millenaria
Storia di una presenza millenaria. Dietro alla riscoperta della catacomba ebraica di Monteverde, a cui è dedicato il volume di Daniela Rossi e Marzia Di Mento presentato ieri al tempio Beth Michael di Roma, si cela il racconto dell’intreccio tra ebraismo e la Capitale. Come hanno ricordato i relatori, le catacombe della città sono il simbolo di un binomio che vede la minoranza ebraica perfettamente integrata nella città eterna. A raccontare l’importanza del lavoro svolto in questi anni sul sito di Monteverde, Fabio Bellini, conigliere della Regione Lazio, il direttore dell’Ufficio rabbinico della Comunità ebraica di Roma, rav Ariel Di Porto; Chiara Maltese, presidente Municipio XII; Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica della Capitale; Alessia Salmoni, presidente del consiglio del Municipio XII. A moderare l’incontro Claudio Procaccia, direttore per i beni culturali della Comunità di Roma.
Il volume “La catacomba ebraica di Monteverde: vecchi dati e nuove scoperte”, edito dalla presidenza del Consiglio provinciale di Roma e dal Municipio XII, è il risultato della collaborazione tra un equipe di esperti, istituzioni cittadine e realtà ebraica (oltre alla Comunità di Roma, hanno dato il loro contributo al progetto l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Fondazione per i Beni culturali ebraici in Italia). “In questo volume presentiamo i risultati di un lavoro che nel suo procedere, come un romanzo, ha svelato circostanze, documentazioni e testimonianze sempre più complesse e coinvolgenti – afferma Daniela Rossi, curatrice dell’edizione assieme a Marzia Di Mento – La storia della catacomba offre spunti che oltrepassano a soglia della mera archeologia per testimoniare anche di complesse vicende umane”. Delle sei note a Roma, la catacomba di Monteverde fu la prima a venire alla luce nel 1600 per poi tornare nell’ombra. Attraversando i secoli, l’attuale progetto è nato grazie al primo rinvenimento avvenuto in via Vincenzo Monti.
“Questa iniziativa – sottolinea il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici – è la dimostrazione del legame tra gli ebrei e la città. Una minoranza che ha alle spalle una convivenza millenaria di cui siamo orgogliosi, una risposta a coloro che ancora pensano che dobbiamo giustificare il nostro essere italiani o si ostinano a considerarci ‘altri’. Noi siamo qui da millenni”. Poi uno sguardo al futuro, “l’esperienza maturata negli anni – riflette Pacifici – qui a Monteverde e non solo, la sinergia costruita con la città deve essere un motore per combattere l’antisemitismo, spezzare le tensioni con le altre realtà e contribuire ad aiutare al dialogo tra le diverse culture”. Una prospettiva su cui si sofferma anche Alessia Salmoni, “la storica presenza ebraica a Roma assume rilievo per tutta la cittadinanza: è un esempio di collaborazione e convivenza su cui come istituzioni dobbiamo continuare ad impegnarci. Dobbiamo continuare a lavorare affinché Roma sia sempre più una città che accoglie,consolidare i valori fondamentali, il rispetto, la ricchezza della diversità”.
Secondo Claudio Procaccia, “la storia degli ebrei dell’Urbe è una chiave di lettura delle trasformazioni occorse a Roma negli ultimi ventidue secoli, non solo in relazione ai cambiamenti interni ma ai mutamenti dello scenario mondiale complessivo”.
Il progetto, portato avanti per quasi tre anni e che continuerà ad impegnare le diverse realtà coinvolte, porta alla città un duplice messaggio, nella riflessione di Chiara Maltese: è un’opera dal grande valore scientifico sotto il quale si nasconde anche un nuovo senso di comunità, collaborativa su tutti i livelli, da quelli istituzionali fino alla cittadinanza.
Parentesi diversa ma comunque legata alle significato delle catacombe, l’intervento di rav Di Porto che ha, richiamando i responsa di rav Ovadia Yosef, sottolineato come la sepoltura nelle catacombe sia da considerare kasher, permessa dalla legge ebraica.
Daniel Reichel
(8 novembre 2013)