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…rapporto

Il Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino ha ripubblicato in un’edizione numerata e fuori commercio (il cui ricavato è destinato a finanziare il Centro) il Rapporto su Auschwitz scritto da Primo Levi con il medico torinese Leonardo De Benedetti, suo compagno di prigionia. Il rapporto è del 1945 e fu commissionato a Levi e De Benedetti dal Comando Russo del campo di concentramento di Kattowitz per italiani ex prigionieri per essere inviato a Mosca. Esso vi fu probabilmente inviato, ma una copia tornò a Torino insieme ai due autori ed è attualmente conservata nell’archivio dell’Istoreto di Torino. Si tratta di un rapporto sul funzionamento dei servizi sanitari di Monowitz (Auschwitz III), scritto con grande rigore scientifico, con solo brevi accenni alle vicende della deportazione dei suoi autori. Esso fu pubblicato nel novembre 1946 su una rivista medica di alta divulgazione, Minerva Medica, e poi quasi del tutto dimenticato. Fu “riscoperto” nel 1991 da Alberto Cavaglion, inserito nelle Opere di Primo Levi pubblicate da Einaudi, analizzato nei suoi rapporti con la prima stesura di “Se questo è un uomo”, in particolare dell’ultimo capitolo, “Storia di dieci giorni”. Questa edizione lo ripropone separatamente, come parte, mi sembra, soprattutto di un lavoro di ricostruzione memoriale iniziato subito dopo la fine della guerra. In quest’ottica almeno sembra collocarlo la bella postfazione di Fabio Levi che chiude il volumetto. E credo che, indipendentemente dalla straordinaria statura di uno almeno dei suoi autori, queste pagine ci offrano sui primi momenti della memoria del lager, quella che arriva per intenderci fino al 1948, un’immagine non troppo ovvia. Uno sguardo, a parte qualche errore pienamente comprensibile data l’assenza di documentazione su molti aspetti dell’universo concentrazionario, già molto completo e accurato e un processo memoriale subito avviato. Anni cruciali, insomma, da analizzare più a fondo e globalmente, senza troppo fermarsi all’idea tanto diffusa che all’inizio vi fosse la rimozione.

Anna Foa, storica

(16 dicembre 2013)