Ticketless – Proprio qui

cavaglionSe tornassi indietro e potessi scegliere un titolo diverso per queste noterelle lo ruberei al libro letto questa settimana (M. L. Giribaldi-R.M. Sardi, “Bele sì (proprio qui). Ebrei ad Asti”, Morcelliana). Chi si occupa di storia degli ebrei in Italia come minimo dovrebbe recarsi ad Asti una volta al mese. Avrei dovuto recarmi ad Asti questa settimana per presentare il libro, ma sono stato impedito da una causa di forza maggiore. Più che in altre città italiane, lo studioso di cose ebraiche sa di poter trovare ad Asti il suo ubi consistam. Va notata l’assonanza: Asti-ubi consistam. “Proprio qui” si sente a casa chi abbia a cuore le sorti Schermata 2014-03-26 alle 14.19.09della civiltà di Argon ossia di quel mondo di ieri reso immortale da Primo Levi nel “Sistema periodico”. Asti è la capitale di Argonopoli, per ricchezza di fonti storiche, letterarie, umane. Il libro reca una breve, ma acuta premessa di Franco Debenedetti, cui si deve la geniale idea del titolo per il libro: “Leggendo nel rotolo della Legge durante il suo bar mitzwah, il ragazzino perde il segno; bele sì, gli suggerisce sottovoce il rabbino, bele sì, ripete il ragazzino, confondendo ebraico e dialetto”. Bele sì, proprio qui. Alla Comunità di Asti M. L. Giribaldi ha già dedicato studi fondamentali, ma “proprio qui” supera se stessa e gareggia con la pleiade di altri storici impropriamente definiti “locali” che hanno costruito dal basso la nostra storia: non conosco molti altri ricercatori capaci di unire il rigore della ricerca alla capacità di sorprendere il lettore con la ricostruzione di singoli eventi, aneddoti, storie di vita vissuta. Leggendo queste pagine sono giunto a una (provvisoria) conclusione sul legame che lega gli ebrei italiani al paesaggio natio. Bele sì, a pensarci bene, è l’opposto del “lontano da dove” centro-europeo. Entrambe le locuzioni producono un senso di straniamento, uno stato di incertezza tipico dell’età dell’emancipazione, ma se il Witz reso immortale da Claudio Magris rinvia al tema dell’esilio, il Bele sì astigiano alimenta con i fatti la speranza del ritrovamento di un punto di stabilità identitario.

Alberto Cavaglion

(26 marzo 2014)