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figli…

Rabbi Akivah disse: Ci sono quattro tipi di figli del Re. Uno viene colpito e tace, uno viene colpito e si ribella, uno viene colpito e si lamenta supplicando, uno viene colpito e dice a suo Padre: colpiscimi! 
Avraham viene colpito e tace, come è detto: “prendi, ti prego, tuo figlio, il tuo unico figlio, che hai amato, Yitzchak, e vai per te verso la terra di Moriah, e fallo salire la in Olah” (Bereshith 22, 2). Ma Avraham avrebbe dovuto rispondere: ieri mi hai detto “perché per mezzo di Yitzchak prenderà nome la tua discendenza” (Bereshith 21, 12). Ma Avraham ha taciuto, come è detto: “Avraham si alzò presto al mattino, sellò il suo asino e prese con se i suoi due ragazzi e anche suo figlio Yitzchak” (Bereshith 22, 3). 
Yov viene colpito e si ribella, come è detto: “Dirò a D-o: Non condannarmi! Fammi sapere perché mi sei avversario!” (Yov 10, 2). 
Chezkyah viene colpito e si lamenta supplicando, come è detto: “Chezkyah allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore”(Melachim II 20, 2). Ma c’è chi dice che anche egli si ribellò, come è detto: “ho compiuto ciò che a te sembra bene!” (Melachim II 20, 3). 
David è stato colpito e ha detto a suo Padre: colpiscimi! Come è detto: “lavami totalmente dalla mia colpa e purificami dal mio peccato”(Tehillim 51, 4). Secondo un’altra versione David ha detto: “perché questa cinghia è appesa? Colpiscimi con essa!”. 
Hanno chiesto a Rabbi Chiiah bar Abba, a Rabbi Yochannan e a Rabbi Eliezer: “Ti sono care le sofferenze?”. Ed essi risposero: “ne esse ne la loro ricompensa!”.
Rabbi Levi fa proprio l’insegnamento di Yov e dice: “due uomini hanno detto una sola cosa, essi sono Avraham e Yov. Avraham ha detto: “Lungi da te il fare una cosa come questa! Far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse che il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?” (Bereshith 18, 25). 
Rashi rilegge il verso: “Se tu facessi un atto del genere, di far morire il giusto con il malvagio, sarebbe una profanazione, un sacrilegio di come il popolo si immagina che tu agisca in questo mondo, perché allora il destino del giusto sarebbe uguale a quello del malvagio, sarebbe una profanazione per te anche a proposito di come la gente si immagina il tuo giudizio nel Mondo Futuro se il Giudice di tutta la terra non agisse secondo la vera giustizia”. 
Yov ha detto: “Per questo io dico: «E’ la stessa cosa»: egli fa perire l’innocente e il reo!”. Avraham ha ricevuto una ricompensa, Yov è stato punito. Avraham ha parlato con spirito religioso, Yov ha parlato con opposizione. Ma D-o ha risposto a entrambi. 
Disse Rabbi Eliezer: “Moshe ha lanciato parole verso colui che sta in alto, come è detto: il popolo gridò a Moshe; e Moshe pregò verso il Signore [el HaShem]…” (Bemidbar 11, 2). Non leggere “verso” (el), ma piuttosto “contro” (al) il Signore. E non c’è uomo che abbia scagliato parole contro l’attributo di giustizia di D-o come Moshe. 
Secondo Rabbi Eliezer: Channah e Eliahu scagliarono parole verso colui che sta in alto. Rabbi Shmuel bar Rabbi Ytzchak spiega: “e D-o rispose a Eliahu e lo lodò”. 
D-o desidera discutere con i suoi figli: “e sorrise dicendo: i miei figli mi hanno sconfitto, i miei figli mi hanno reso eterno!”. 
Nella Mishnah è stato stabilito: “L’uomo è tenuto a benedire D-o sul male così come lo benedice sul bene”. 
Moshe “il più grande dei Profeti” che ha portato la parola di D-o all’uomo, ha portato anche la parola dell’uomo a D-o. 
Un Patto (Berith) lega D-o all’uomo e l’uomo a D-o e riduce le rispettive autonomie.
I Maestri hanno insegnato: “Disse Il Santo e Benedetto Egli Sia a Israele: la Torah è nelle tue mani e la tua anima e nelle mie mani. Se hai osservato (custodito) ciò che è mio, io custodirò ciò che è tuo; ma se hai perso ciò che è mio, io perderò ciò che è tuo”.
Noi faremo ciò che spetta a noi, e D-o farà ciò che spetta a Lui.
All’interno dell’Emunah c’è un momento giusto per protestare e un momento per astenersene, un tempo per ricordare e un tempo per perdonare, un tempo per la ribellione e un tempo per la penitenza. Da D-o non c’è rifugio se non in D-o. 

Paolo Sciunnach, insegnante

(7 aprile 2014)