Israele, Netanyahu a Mazen: “Aiuti a liberare i tre ragazzi”
“Mi aspetto il suo intervento per far tornare a casa i ragazzi rapiti e catturare i rapitori”. Dopo due anni di gelo e silenzio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di parlare direttamente con il leader dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen (Corriere della Sera e Repubblica). Lo ha fatto per intimargli di agire per salvare i tre studenti, Eyal, Gilad e Naftali, rapiti giovedì scorso da terroristi palestinesi legati a Hamas, come ha confermato lo stesso primo ministro di Israele. Una telefonata per ricordare al leader palestinese che alle preghiere per la pace devono seguire i fatti. “Abu Mazen è responsabile della sorte dei ragazzi”, ha ribadito Netanyahu mentre le forze israeliane hanno avviato un’imponente operazione per cercare di trovare e liberare i tre studenti, che, secondo l’intelligence, si troverebbero nella zona di Hebron, nella West Bank. In queste ore sono stati arrestate in Cisgiordania 150 persone legate al gruppo terroristico di Hamas e alla Jihad islamica. Le autorità stanno valutando ogni via possibile – tra cui l’espulsione dei dirigenti islamisti arrestati verso la Striscia di Gaza – per stringere il cerchio attorno ai propri nemici. “Le operazioni saranno estese, lo scopo è riportare a casa i ragazzi e colpire Hamas il più duramente possibile”, ha dichiarato il capo di Stato maggiore Binyamin Gantz.
“Irak e Israele, doppio palude in cui si impantanerà il mondo”. Nel titolo del corsivo di Vittorio Dan Segre (il Giornale) tutta la complessità della situazione in cui si trova oggi il Medio Oriente e il mondo intero. Segre apre lo sguardo su quanto accade in Iraq con l’avanzata dei jihadisti e sulle conseguenze del rapimento dei tre giovani israeliani da parte del terrorismo palestinese. Secondo il giornalista e diplomatico stiamo andando verso una “intifada araba di proporzioni e conseguenze imprevedibili” che in Iraq porterà a un nuovo caos petrolifero e umanitario – ne parla tra gli altri anche il Corriere paventando un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per fermare l’estremismo sunnita in Iraq – mentre in Israele si arriverà a “una fase rinnovata di conflitto il cui inizio sarà datato in futuro dagli storici con giovedì 12 giugno (data del rapimento di Eyal, Gilad e Naftali, ndr)”. “È strano che pochi, in un’Europa così attenta al conflitto israelopalestinese – riflette Dan Segre – si siano accorti che le lungaggini dell’inutile negoziato americano e l’accordo fra Hamas di Gaza e al Fatah in Cisgiordania preparassero la terza Intifada contro Israele”.
Diverse le analisi ospitate sui quotidiani italiani in merito alla situazione israeliana. Sul Foglio Giulio Meotti ricollega il rapimento a un tentativo dei terroristi di bloccare un legge israeliana “che legherà le mani del presidente israeliano nella sua funzione di impartire la grazia a detenuti condannati per atti di terrorismo”. “Secondo la bozza – continua Meotti – che verrà presentata alla Knesset per il voto finale all’inizio dell’estate, i giudici potranno condannare i detenuti a ergastoli esclusi da ogni possibile amnistia presidenziale, privando così il governo di uno strumento che in passato è servito per gli scambi di prigionieri e per gli accordi con la controparte palestinese”. Su l’Avvenire Fabio Carminati ricollega invece il rapimento a un’ipotetica terza parte che vorrebbe “riaprire la ferita interpalestinese” ovvero tra Anp e Hamas dopo il recente riavvicinamento “e allontanare ulteriormente le parti del negoziato”, cioè Israele e autorità palestinesi. L’intelligence israeliana, però, come già ricordato, indica Hamas come responsabile del rapimento e dalla Striscia di Gaza – territorio sotto controllo proprio di Hamas – sono partiti dei razzi contro Israele.
Intanto Israele tutta si sta mobilitando in nome dei suoi tre ragazzi, così come accade nel nostro paese. “Domenica in Piazza San Pietro – scrive su Libero Daniel Mosseri – alcune esponenti dell’Unione delle comunità ebraiche italiane hanno esposto uno striscione chiedendo a Papa Francesco un aiuto per la liberazione dei tre giovani. La comunità ebraica di Roma si è rivolta da un lato al premier Renzi, chiedendo dall’altro ‘coerenza’ ad Abu Mazen, reduce da un recente incontro a tre in Vaticano con il pontefice e con il presidente israeliano Peres”.
“Prima dei ghetti, c’erano le giudecche: zone delle città in Italia, dove gli ebrei vivevano liberamente”. Sul Messaggero Fabio Isman presenta la nuova collana del Mulino Ritrovare l’Italia che dedica i primi volumi ai luoghi ebraici. Una serie di lavori tra cui figura “Andare per ghetti e giudecche” della storica Anna Foa, di cui Isman ripercorre brevemente i passaggi principali.
Daniel Reichel
(17 giugno 2014)