Alfredo Schonhaut (1925 – 2014)

Alfredo SchonhautCinquant’anni è durato il silenzio di Alfredo Schonhaut. Un silenzio caduto sulle tragedie del passato, sulla violenza nazifascista di cui fu testimone, sul tentativo di resistere all’orrore combattendo al fianco della brigata Osoppo-Friuli, sulla deportazione a Buchenwald e la perdita di Leopoldo, il fratello con la passione per la montagna, inghiottito dalla Shoah. Poi la chiave che ne apre i ricordi e Schonhaut comincia a raccontare. “Per cinquant’ anni – dirà parlando con degli studenti di una scuola di Merano – non ne ho parlato né ai miei figli, né a mia moglie. E se una telefonata non mi avesse parlato della presenza di lettere riguardanti mio fratello Leopoldo morto a Flossenburg e non ci fosse stato un interessamento alla mia storia da parte del ricercatore Stefano Fattorini, ancor oggi probabilmente non ne avrei parlato”. “Troppo duro ripercorrere quegli anni di sofferenza e angherie – ricorderà Schonhaut – Di autentiche tragedie per molti, di puro annientamento per altri. Le parole spesso non riescono a rendere il senso profondo del dolore, della paura, della tragedia. Da qui la mia scelta del silenzio”. Il coraggio di rompere quel silenzio è un regalo prezioso che Schonhaut, scomparso ieri a Merano, ha voluto donare alle generazioni future.
Nato a Timisoara, si spostò con la famiglia a Trieste dove – come ricorda lo storico Gadi Luzzato Voghera – festeggiò il suo bar-mitzvah nel 1938. Data e luogo tristemente celebri: a Trieste il 18 settembre del 1938 Benito Mussolini annunciava le leggi razziste, il tradimento dello Stato italiano della minoranza ebraica. Sei anni dopo, Alfredo deciderà di unirsi ai partigiani della brigata Osoppo-Friuli. La sua battaglia per la libertà lo vedrà impegnato in Carnia, dove sarà catturato e poi deportato nel campo di concentramento di Buchenwald. Riuscirà a sopravvivere ma perderà il fratello Leopoldo, venticinquenne strappato al suo amore per la montagna, deportato dai nazifascisti a Flossenburg, da cui non farà ritorno.
Tornato alla vita dopo la Seconda Guerra Mondiale Schonhaut, come ricorda Luzzato Voghera, “ha fatto il medico a Roma e poi a Nova Levante. Ha vissuto gli ultimi anni serenamente a Merano. Lo scorso anno lo stato si è ricordato di lui concedendogli una medaglia che lo ha commosso”. “Che la terra gli sia lieve”. Ultimo saluto a un prezioso testimone del passato, di una storia di cui volle essere protagonista.

(19 giugno 2014)