Roma, in nome di Eyal, Gilad e Naftali

rassegna#Bringbackourboys. A Roma, diverse centinaia di persone si sono raccolte ieri al Portico di Ottavia per chiedere a gran voce la liberazione dei tre ragazzi israeliani, Eyal, Gilad e Naftali, rapiti da terroristi palestinesi giovedì 12 giugno. Una manifestazione per sensibilizzare l’opinione pubblica, con la distribuzione di magliette con la scritta #Bringbackourboys, di fronte a un dramma che sta tenendo con il fiato sospeso tutta Israele e non solo. “È un momento diverso da tutte le altre occasioni. Sappiamo qual è il metodo di chi rapisce questi ragazzi, gente che ha tenuto per 5 anni in una botola Gilad Shalit”, ha affermato Pacifici nel corso della manifestazione, che ha visto il collegamento dei famigliari dei giovani rapiti e si è conclusa con una tefillah al Tempio Maggiore condotta dal rabbino capo Riccardo Di Segni. Come riporta Gabriele Isman su Repubblica Roma, il sindaco di Roma Ignazio Marino ha deciso di esprimere la solidarietà della città esponendo in Campidoglio i volti dei tre ragazzi rapiti in Cisgiordania. Tornando a ieri sera, Marco Pasqua nelle pagine romane del Messaggero sottolinea come “giovani e meno giovani” si siano “riuniti per far sentire ai famigliari dei ragazzi la loro voce, anche attraverso un collegamento avvenuto via Skype”. Presenti alla manifestazione, tra gli altri, il ministro della Giustizia Andrea Orlando e l’ambasciatore d’Israele Naor Gilon. “Mi sembra giusto essere qui accanto a una comunità che chiede la liberazione degli ostaggi e la fine di un conflitto, di tutti i conflitti”, ha affermato il ministro Orlando (Corriere della Sera Roma).

“Un mese fa il Medio Oriente sembrava un posto diverso”, scrive Davide Frattini sul Corriere. Almeno per Israele che oggi, come ricorda il giornalista, si trova con tre fronti aperti da affrontare: al nord, il conflitto siriano ha toccato anche lo Stato ebraico, con l”uccisione domenica di una ragazzo israeliano di 13 anni, colpito da un razzo, attacco a cui è seguita una dura rappresaglia dell’aviazione dell’Israel Defence Force; nel centro del paese, continua intanto l’operazione in Cisgiordania per trovare i tre giovani rapiti; a sud, il rischio è che il gruppo terroristico di Hamas, considerato responsabile del rapimento, intensifichi il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza mentre Israele sta colpendo duramente la sua rappresentanza nella West Bank. Su Repubblica, la notizia della decisione le tre mamme di Gilad, Eyal e Naftal
Sulla vicenda del ragazzo israeliano colpito da razzi provenienti dalla Siria, scrive oggi Fiamma Nirenstein sul Giornale. “Chi è stato? Le forze di Assad o quelle dei ribelli ormai legati all’Isis, l’organizzazione qaidista che in Siria si chiama Jabat al Nusra? – si chiede Nirenstein – Israele ha utilizzato la logica classica: responsabile è il governo al potere, e così ieri notte l’aviazione israeliana ha bombardato nove postazioni strategiche, carrarmati, batterie di artiglieria, depositi e basi militari al confine, in zone controllate da Assad”. “Israele – sottolinea la giornalista – ha riaffermato l’inviolabilità del suo confine”.

“Cristiani, ebrei e islamici insieme al Fiorino d’oro”, titola la Nazione di oggi, ricordando la cerimonia che nel pomeriggio, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza del sindaco Dario Nardella, vedrà il conferimento della prestigiosa onorificenza al rabbino della Comunità ebraica di Firenze Joseph Levi assieme al cardinale Giuseppe Betori e al presidente della comunità islamica di Firenze e Toscana Elzir Izzeddin.

Haim Korsia è il nuovo gran rabbino di Francia. “Cinquantuno anni, lionese, sefardita, cappellano generale militare israelita, uomo molto apprezzato negli ambienti culturali francesi, aperto al dialogo con la società, le istituzioni e con le altre religioni: più di quattordici mesi dopo le clamorose dimissioni di Gilles Bernheim, la comunità ebraica di Francia, la più numerosa d’Europa, ha il suo nuovo gran rabbino” (Osservatore Romano).

“Sogno che Israele viva nella speranza e senza più paura”. Lo scrittore israeliano Eskol Nevo, protagonista oggi a Milano con due appuntamenti, è il protagonista di una lunga intervista pubblicata sulle pagine milanesi di Repubblica. Tra i desideri di Nevo, “fondare la prima scuola di scrittura creativa in Israele sul modello della Holden di Torino, che ho visitato due anni fa e mi ha cambiato la vita”.

(24 giugno 2014)