Qui Roma – Dopo il 16 ottobre

convegnoGli ebrei a Roma dopo il 16 ottobre, in quel drammatico periodo che va dall’autunno del 1943 al giugno del 1944. Questo il tema trattato in occasione del convegno “Gli ebrei a Roma e provincia. Occupazione, resistenza, crisi economica, accoglienza e delazioni (1943 – 1944) organizzato dal dipartimento Beni e Attività Culturali della Comunità ebraica di Roma, dall’Archivio Storico e dalla Fondazione Museo della Shoah con il contributo dell’Otto per Mille destinato all’Unione delle Comunità Ebraiche italiane.
Ad animare l’interesse verso queste tematiche, nella biblioteca della Camera dei deputati, gli interventi di Amedeo Osti Guerrazzi, Silvia Haia Antonucci e Claudio Procaccia. Ad aprire il pomeriggio di studi i saluti del consigliere capo della Biblioteca della Camera dei Deputati Antonio Casu e del presidente della Fondazione Museo della Shoah Leone Paserman. 
“La mia ricerca nasce dalla necessità di capire come e perché gli ebrei siano stati arrestati sotto il regime fascista” spiega Osti Guerrazzi, che prende la parola sottolineando come il suo studio ruoti attorno a due domande: “Chi ha arrestato gli ebrei e perché lo ha fatto”. Guerrazzi passa poi ad analizzare i dati numerici evidenziati dalla ricerca: dopo il 16 ottobre furono arrestati 725 ebrei di cui 572 maschi e 153 femmine. Ad arrestarli vi fu la spietata collaborazione tra i due principali organi di polizia, quella tedesca con sede a via Tasso, e quella della Questura. La Comunità ebraica non rimane inerme: vi sono infatti gruppi di persone che organizzano una resistenza, obbligati pero alla fuga o a nascondersi per l’alto numero di arresti. È Silvia Haia Antonucci a tracciare invece un profilo dei deportati riportando le fonti di libri di studiosi della Shoah come Liliana Picciotto e fornendo valori numerici provenienti dall’archivio storico comunitario. In base a un accurato esame del numero dei deportati, l’archivista corregge il numero dei deportati: da 2091 a 1821. “Le leggi razziali hanno colpito in maniera differente individui differenti’’ dice Claudio Procaccia, che nel suo studio si è occupato di fornire un ulteriore aspetto del profilo delle persone arrestate e dei deportati. “Il 98% degli arresti avveniva a Roma – spiega – e interessava persone sposate, vedove, celibi e nubili. È lo stesso Procaccia a concludere i lavori dando lettura della ricerca di Daniele Spizzichino riguardante le condizioni di vita e la situazione socio professionale degli ebrei romani sotto il nazismo.

Angelo Piazza

(25 giugno 2014)