Israele risponde a Hamas

rassegnaBeersheba, Sderot, Ashdod, Tel Aviv, Gerusalemme, Hadera. L’allarme delle sirene, dovuto alla pioggia di razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, è risuonato ieri praticamente in tutta Israele. E per proteggere i suoi civili e rispondere alla violenza di Hamas e delle altre fazioni estremiste di Gaza, autorità e forze armate israeliane hanno lanciato l’operazione Protective Edge (in ebraico Zuk Eitan, Roccaforte). Ne danno conto tutti i principali quotidiani italiani: il Corriere della Sera apre in prima con il titolo, “Israele e Hamas, lampi di guerra”, la Repubblica scrive “Scatta l’operazione su Gaza: 17 morti – Razzi su Gerusalemme e Tel Aviv”, la Stampa parla di “Attacco a Gaza con Jet e Droni – Netanyahu: togliamoci i guanti” mentre il Sole 24 ore afferma che “Israele prepara l’offensiva di terra”.

“Quella che è ancora definita un’operazione militare sembra già una guerra”, scrive sul Corriere Davide Frattini che parla di “bombardamento” in riferimento alla pioggia di razzi che ha investito Israele, con il tentativo di Hamas di sorprendere via mare Israele. Un commando di cinque miliziani del gruppo terroristico ha infatti cercato di attaccare un villaggio vicino al confine con Gaza. Prontamente intercettati, i terroristi sono stati eliminati dall’esercito israeliano (Corriere), impegnato nelle stesse ore a colpire obbiettivi militari nella Striscia di Gaza “con aerei e droni – riporta la Stampa – che hanno messo a segno 146 attacchi in meno di 36 ore bersagliando, come spiega il portavoce dell’esercito Peter Lener, ‘campi di addestramento, basi militari, 96 lanciatori di razzi, tunnel e case di singoli terroristi’”. Sono stati intanto richiamati dall’Idf quarantamila riservisti, una mobilitazione per prepararsi a un’eventuale operazione via terra contro la Striscia. L’obiettivo è Hamas ma, riflette Fiamma Nirenstein sul Giornale , “non è un mistero che Netanyahu non ne cerca la distruzione. Una forte campagna – scrive la giornalista, facendo in particolare riferimento a un’azione via terra – può fare indesiderate vittime civili e diventare un’occasione di criminalizzazione internazionale. Una totale sparizione di Hamas potrebbe anche avvantaggiare gruppi salafiti a Gaza”. Secondo Nirenstein, come per altri osservatori e analisti, Hamas è in un momento di crisi, dovuto ai cattivi rapporti con i vicini egiziani, al blocco dei fondi dal Qatar, alla crisi con l’Autorità nazionale palestinese dopo il rapimento di Eyal, Gilad e Naftali – i tre studenti israeliani rapiti e uccisi da uomini di Hamas in Cisigiordania – e cerca con la violenza di attirare l’attenzione su di sé.

Sulla situazione di Hamas, si concentra l’analisi di Maurizio Molinari, corrispondente da Israele per la Stampa. Molinari analizza quali siano i rischi per Israele dalla frammentazione del gruppo terroristico e rivela che il brutale rapimento e assassinio di Eyal, Gilad e Naftali, potrebbe essere stato deciso su mandato della “Hamas delle carceri”, ovvero dai leader dell’organizzazione che si trovano nelle carceri israeliane, che volevano ottenere la libertà attraverso uno scambio di prigionieri. A fianco dei vertici detenuti in prigione, c’è poi il fronte di Gaza – impegnato ad attaccare Israele – e quello in Cisgiordania, spiega Molinari. Diversi leader, diverse strategie e il rischio di “un’implosione interna di Ha-mas simile a quella avvenuta nei gruppi jihadisti in Iraq e Siria”.

“Indossano la kippah di velluto degli ortodossi, quella all’uncinetto dei sionisti religiosi, coppie di giovani laici, anziani pacifisti che ancora sperano anche se hanno visto più guerre di tutti”. È il racconto che compare sul Corriere della Sera della visita di condoglianze e solidarietà di quattrocento israeliani alla famiglia di Mohammed Abu Khdeir, il ragazzo palestinese cui corpo è stato trovato bruciato in una foresta di Gerusalemme. “Per l’omicidio, tra esecutori e complici, – riporta il Corriere – sono stati arrestati sei estremisti ebrei, tre di loro minorenni, che volevano vendicare la morte di tre ragazzi sequestrati e uccisi in Cisgiordania”.

Vignette antisemite appese sull’edificio che ospita la delegazione dell’autorità palestinese a Roma. Lo ha denunciato su twitter il portavoce e consigliere politico dell’Ambasciata di Israele a Roma Amit Zarouk (pagine romane di Repubblica e Messaggero), che ha definito il gesto una vergogna. Dalla Comunità ebraica di Roma, che si è detta sconcertata per l’episodio, fanno sapere che “Stiamo ora valutando con i nostri avvocati di sporgere denuncia contro ignoti, questo clima non ci piace e non può essere tollerato”.

Su Libero, in un articolo in cui si parla di una presunta volontà del Partito democratico di far dimettere l’attuale sindaco della Capitale Ignazio Marino e trovarvi un sostituto, si racconta dei prossimi avvicendamenti al vertice della Comunità ebraica di Roma. “Ad aprile si voterà per il rinnovo della presidenza e si stanno già muovendo le acque – scrive Libero – Fervono le trattative, le riunioni e i contatti riservati anche con le istituzioni capitoline per individuare il successore di Riccardo Pacifici, che non si può ricandidare perché è già al secondo mandato”. “Tra i papabili – continua il quotidiano – c’è Roberto Coen, avvocato, grande conoscitore degli ingranaggi della comunità ebraica, essendone stato vicepresidente. Ma in questo momento in cui si punta sulla donne, circolano per la prima volta anche nomi femminili, come quello di Livia Ottolenghi, libera professionista ed ex consigliera della comunità, e di Ester Mieli, ex portavoce di Pacifici”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(9 luglio 2014)