Incubo antisemitismo in Francia
Negozi assaltati, molotov contro la sinagoga, slogan. Ancora la cronaca di una giornata segnata dall’incubo dell’antisemitismo a Parigi, dove una manifestazione di presunta solidarietà alla popolazione di Gaza ha nuovamente mostrato il volto dell’odio antiebraico. Come racconta sul Corriere Stefano Montefiori, ciò che sta accadendo è tutt’altro che isolato, non solo nel paese ma anche nel resto d’Europa e del mondo.
Le autorità francesi tentano di correre ai ripari. “Dopo gli scontri, il presidente François Hollande ieri pomeriggio ha ricevuto all’Eliseo i rappresentanti di tutte le religioni, e alla fine del colloquio l’influente rettore della Grande moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, si è mostrato accanto al presidente del Concistoro israelita Joel Mergui, chiamandolo ‘mio amico’, per esortare i fedeli musulmani ‘a evitare certe derive’. L’Islam moderato, accusato spesso di non fare sentire la sua voce, in Francia non esita a condannare le violenze contro gli ebrei. Purtroppo, non è sufficiente” scrive il Corriere.
Su Repubblica, il commento di Gad Lerner. “Arabo contro ebreo. Non c’è scudo protettivo che impedisca la deflagrazione della guerra di Gaza ben oltre il teatro delle operazioni militari, fino a riversare nelle metropoli cosmopolite della sponda nord del Mediterraneo la logica feroce delle appartenenze etniche e religiose” scrive il giornalista, che ricorda anche come “È bene sottolineare che tale incivile pratica terroristica si è manifestata a senso unico: mai in Europa si è verificata una minaccia diretta a una moschea o a una scuola islamica rivendicata da mano ebraica”, sostenendo però anche che esista il rischio di quella che definisce “una degenerazione militarista” anche tra le Comunità ebraiche del Vecchio continente ansiose di difendersi.
Non si può e in nessun modo mettere sullo stesso piano l’organizzazione terrorista di Hamas e lo Stato d’Israele. Lo afferma con forza sul Corriere Bernard-Henri Lévy che parte da quanto accaduto in Francia per ricordare la facile tendenza a equiparare situazioni che equiparabili non sono, smontando punto per punto alcune delle più comuni letture distorte o banalizzate del conflitto, anche da parte dei media.
“Facciamo notare che i responsabili di queste vittime, delle decine di donne, bambini, vecchi — che, se l’avanzata criminale di Hamas non viene bloccata, saranno, domani, centinaia — sono due, non uno: il pilota che, prendendo di mira una rampa di missili iraniani nascosta nel cortile di un edificio, colpisce per errore l’edificio vicino; ma anche, se non innanzitutto, i mostri di cinismo che, al messaggio del pilota che annuncia di essere sul punto di sparare e invita i vicini a lasciare il quartiere per mettersi al riparo, rispondono invariabilmente: ‘Che nessuno si muova’”, e ancora ricorda “non c’è aggressione, ma contrattacco di Israele di fronte alla pioggia di missili che, ancora una volta, si abbattono sulle sue città e che nessuno Stato al mondo avrebbe tollerato così a lungo; che Gaza è, in effetti, una sorta di prigione ma, avendola gli israeliani evacuata ormai da quasi dieci anni, non si capisce come potrebbero esserne i carcerieri”.
I giornali italiani raccontano ancora di una giornata molto dura (da notare una tendenza generale all’iconografia molto caratterizzata da scatti ritraenti le sofferenze dei civili di Gaza di forte impatto emotivo).
A raccontare il terribile pericolo dei tunnel scavati dai terroristi per infiltrarsi in Israele e uccidere e rapire gli abitanti dei centri vicini al confine con Gaza è Maurizio Molinari sulla Stampa: ieri sono sbucati fuori in dieci, vestiti con divise militari israeliane, che hanno causato la morte di quattro soldati di Tzahal. Un approfondimento sul mondo sotterraneo di Gaza, dove i miliziani di Hamas vivono una vita parallela e protetta rispetto ai civili che vengono lasciati esposti o incoraggiati a fare da scudi umani, è anche Fabio Scuto su Repubblica. “Sotto la città di Gaza c’è addirittura un ospedale dove vengono curati i miliziani feriti, che non vengono portati mai in quelli civili. Dei quattordici container di aiuti e medicinali passati la scorsa settimana dal valico di Rafah donati dall’Egitto, solo sei sono arrivati alla popolazione civile. Il resto ha preso altre strade, inghiottito nel ventre della città sotto la città. Chi milita in Hamas o nella Jihad non subisce certo le privazioni imposte invece alla gente di Gaza”.
Nella Striscia colpito un ospedale (Tzahal ha fatto delle verifiche sull’episodio i cui esiti hanno sottolineato come nascosto nei pressi fosse un deposito di missili), aumenta il numero delle vittime, uccisi altri sette soldati israeliani, diplomazia al lavoro per trovare una soluzione (per una ricostruzione generale, tra gli altri, Davide Frattini sul Corriere).
A ricordare come il conflitto tra Israele e Hamas riguardi una minaccia terrorista che non è certo rivolta solo allo Stato ebraico, ma che coinvolge invece i destini di tutto il mondo, è Vittorio Dan Segre sul Giornale, che pubblica anche un’intervista di Fiamma Nirenstein al colonnello britannico Richard Kemp, già membro del think tank antiterrorismo di Downing Street. Drammatici i risvolti della situazione messi in luce. “Ogni comandante fa di tutto per evitare di uccidere civili e in particolare bambini. In Afghanistan abbiamo imparato molto dall’Idf (Israel Defence Forces, ndr). Ma questi bambini vengono trattenuti sul campo da Hamas, e perfino mandati avanti come scudi. Proprio come facevano i talebani, vengono nascosti nelle case dei civili. Se un bambino ti tira una bottiglia molotov, se aspetti sei morto, se spari lo uccidi. Il dilemma è molto duro, ma quando Hamas sta per sparare devi agire subito per salvare i tuoi”.
Sul Corriere si mette in luce anche come a livello di trattative diplomatiche si profili l’ombra dello scontro tra Egitto e Qatar per l’egemonia politica nel mondo arabo. Il quotidiano di via Solferino spiega anche la storia della Striscia di Gaza in una risposta di Sergio Romano al messaggio di un lettore. Il Messaggero in una breve sottolinea come l’Opera romana pellegrinaggi abbia ribadito la sicurezza dei pellegrinaggi a Gerusalemme.
Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked
(22 luglio 2014)