Iniziato il ritiro unilaterale
Ritiro unilaterale da alcune aree della Striscia di Gaza, senza aspettare una tregua, e senza negoziare. Questo ha annunciato Netanyahu in un discorso televisivo alla nazione. “Andremo avanti fino alla distruzione di tutti i tunnel, l’operazione è quasi completata”, ha sottolineato il premier (Davide Frattini, Corriere). Questa la risposta di Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas: “Il ritiro unilaterale di Israele non ci impegna a niente”. Quest’ultima dichiarazione è citata anche da Ugo Tramballi sul Sole 24Ore, dove scrive anche delle scelte operate dall’esercito israeliano, già chiare prima dell’inizio delle operazioni sul terreno. Maurizio Molinari, corrispondente a Gerusalemme de La Stampa, spiega che Israele ha declinato l’invito egiziano a trattare un nuovo cessate il fuoco e che la scelta di Netanyahu è di agire in maniera unilaterale per “ripristinare la calma nel Sud”. II ministro per l’Intelligence Yuval Steinitz ha spiegato che non ha senso mandare una delegazione al Cairo a trattare la tregua perché “Hamas ha già violato cinque cessate il fuoco, non sono interessati a raggiungere accordi e dunque noi procederemo unilateralmente”. Contemporaneamente le forze armate hanno comunicato ai cittadini di Beit Lahiya e Beit Hanoun che si stanno ritirando, e che possono rientrare nelle loro case.
Sempre su La Stampa una spiegazione del tentativo egiziano: Azzam EI Ahmad, veterano dell’Olp e di Al Fatah guida la delegazione inter-palestinese giunta al Cairo, che comprende rappresentanti di Hamas e della Jihad islamica residenti in Libano, e altri provenienti da Gaza. Scrive Molinari che “l’intento dell’Egitto è far accettare l’immediata cessazione delle ostilità per trasformare l’Autorità nazionale palestinese di Abu Mazen nell’interlocutore della comunità internazionale su sicurezza e ricostruzione di Gaza”. Il piano ha anche l’appoggio del premier italiano Matteo Renzi (Messaggero).
Fiamma Nirenstein sul Giornale scrive della situazione drammatica in una Striscia di Gaza devastata, con le gente che si chiede perché mai Hamas abbia rotto dopo pochi minuti la tregua. A scrivere dell’improvviso silenzio seguito al primo parziale ritiro di Tzahal è anche Fabio Scuto, su la Repubblica. Nell’articolo si racconta della situazione a Gaza e di come Netanyahu abbia chiarito che “qualsiasi aiuto per la ricostruzione di Gaza sarà condizionato al disarmi di Hamas e alla smilitarizzazione della Striscia”.
E l’ambasciatore israeliano in Italia, Naor Gilon, intervistato sul Quotidiano Nazionale, sintetizza la complessità della situazione spiegando come sia strutturata la rete di Hamas, e come i rapporti fra gli Stati arabi siano cambiati rendendo le cose ancora più difficili che in passato: “Tutto l’Occidente sta diventando più debole perché attraversa una crisi economica e politica. Inoltre ha perso molti alleati. Con i vecchi leader del mondo arabo sapevi come comportarti, con l’anarchia attuale è tutto più difficile. Allo stesso tempo nel Medio Oriente stanno crescendo elementi molto estremisti.”
Un quadro dell’onda lunga dell’antisemitismo riesploso in tutta Europa viene tracciato dall’Avvenire, che riporta, tra gli altri dati, come in Francia ci sia stata un’impennata del 40 per cento degli atti antisemiti in confronto allo stesso periodo dello scorso anno, e come in Gran Bretagna solo nell’ultimo mese siano stati 130 gli episodi di intolleranza. Senza dimenticare la situazione ungherese, Grecia e Svezia. Ma anche Belgio, Olanda, Germania e Italia sono stati teatro di aggressioni, manifestazioni e sono comparse ovunque scritte o striscioni dal contenuto antisemita.
Sul tema antisemitismo, in un articolo pubblicato sull’Osservatore Romano, Anna Foa scrive di “Uno stereotipo antisemita fra liturgia e storia (Il Mulino, 2014), il volume di Daniele Menozzi che analizza “in una storia attenta e rigorosa” il fenomeno. In particolare nella preghiera per gli ebrei del Venerdì santo, quello della “perfidia giudaica” e come abbia influito sulla mentalità dei fedeli il modo in cui il termine “perfidia” è stato tradotto e interpretato.
Su La lettura, inserto domenicale del Corriere, Adriano Schimmenti, professore di psicologia dinamica e studioso delle conseguenze psicologiche dei traumi infantili, spiega perché le immagini delle tragedie vanno vietate ai più piccoli, mentre i più grandi vanno aiutati a capire.
Ada Treves twitter @atrevesmoked
(3 agosto 2014)