“Fermiamo il virus del fanatismo religioso”

rassegna“Fermiamo il virus del fanatismo religioso”. È l’appello lanciato oggi dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni sul quotidiano La Stampa. Il rav fa riferimento alle ultime notizie di cronaca e si interroga sulle mancanze di un’opinione pubblica troppo spesso silente. “Intere regioni del continente africano e ampie zone dell’Iraq e della Siria – osserva il rav – sono devastate da eserciti che trovano la loro forza cementante e identitaria in una visione religiosa espansiva e minacciosa e a farne le spese con la vita, la perdita della libertà o l’esilio, per chi ci riesce, sono masse di cristiani o di altre minoranze religiose di cui sapevamo a stento l’esistenza. Chissà per quale oscuro motivo mediatico di tutto questo si inizia a parlare nei titoli dei giornali e delle tv solo adesso, quando le cifre delle vittime vanno oltre alle decine di migliaia”. “Fino a poco tempo fa – prosegue il rav – quando si scendeva in piazza per manifestare contro questi fatti (siamo riusciti a farlo a Roma un paio di volte mettendo insieme cristiani ed ebrei) il numero dei presenti era minimo e benché si gridasse all’indifferenza non c’erano molte autorità, anche religiose, e pubblico sensibile disposte ad ascoltare”. L’errore più grave, conclude, sarebbe quello di non cogliere la vicinanza di questo morbo ormai dilagante: “Non sono ideologie lontane, stanno già in mezzo a noi con i loro fedeli e sostenitori e non ce ne accorgiamo. Leggiamo del virus Ebola che miete vittime in Africa, ma stiamo quasi tranquilli perché qui, si dice, non arriva. Nessuno ci garantisce che il virus del fanatismo religioso non approdi da queste parti, se non è già approdato”.
Contro l’integralismo religioso, per il dialogo tra popoli e culture. È lo spirito che anima un momento di riflessione ecumenico in programma domani a Milano nella sala delle colonne del palazzo del Duomo. Da parte ebraica gli interventi del rabbino Giuseppe Laras e del docente universitario David Meghnagi (Repubblica Milano). A Firenze il rabbino capo Joseph Levi e l’imam Izzedin Elzir hanno invece incontrato il sindaco Dario Nardella. In un testo congiunto che appare sulla prima pagina della Nazione e che è tratto dal discorso di rav Levi per il 70esimo anniversario della Liberazione della città dal nazifascismo, i due esponenti religiosi affermano: “Preghiamo il Signore di tutta l’umanità affinché guidi i capi religiosi delle nostre comunità ad unirsi per approfondire ancora il dialogo, mettendo i valori delle rispettive religioni a servizio dell’umanità intera, allontanando ogni forma di odio per l’altro diverso da noi, ogni tentazione di evocare e strumentalizzare ancora antiche forme di antisemitismo, anti cristianesimo o islamofobia, portando invece rispetto per ogni cultura e ogni espressione della vita”.
Resta intanto drammatica la situazione per i cristiani e per le altre minoranze perseguitate in Iraq. Il rapporto trimestrale del personale Unicef di stanza nella regione descrive un quadro d’orrore per l’infanzia: bambine stuprate e poi vendute al mercato degli schiavi, bambini arruolati di forza nelle milizie jihadiste e poi anch’essi violentati. “Tra le tante storie raccolte nell’ultima ‘Horizontal note’ dell’Unicef in Iraq – scrive Pietro Del Re su Repubblica – una è particolarmente triste. Quella della piccola Gihan, cristiana di Mosul. Quando le milizie hanno sfondato la porta di casa sua per rubare i pochi beni della sua famiglia, i suoi genitori erano riusciti a nasconderla. Due giorni dopo, il padre ha caricato tutti in macchina per tentare la fuga verso il Kurdistan iracheno. Sono partiti in piena notte, ma l’auto sulla quale scappavano è stata fermata dagli islamisti dopo pochi chilometri. Da allora di Gihan si sono perse le tracce. Ha soltanto 12 anni”.
Si svelerà in primavera, a Monaco, un centro tedesco di documentazione sui crimini del nazismo. A inaugurare la struttura, la cui realizzazione ha seguito un percorso particolarmente tortuoso, è stata invitata la cancelliera Angela Merkel. “Sessant’anni di trattative e di ripensamenti, sette di lavori, per farlo finalmente lì. Dove tutto cominciò: all’angolo della Briener Strasse, nel cuore di Monaco di Baviera, sul luogo esatto in cui Hitler fondò il suo partito dell’orrore”, annota Francesco Battistini sul Corriere.
Nella sua rubrica giornaliera sul Fatto Quotidiano Furio Colombo torna a parlare dello striscione anti-israeliano appeso su un palazzo del Comune di Livorno e di come si è posto in questa vicenda il sindaco Cinquestelle Filippo Nogarin. Scrive Colombo: “Poteva dire parole di pace, se avesse risposto alla lettera dell’ambasciatore israeliano Naor Gilon, che era una lettera mite e amichevole. Invece ha scelto il silenzio ottuso del suo striscione municipale. E poteva dire parole di pace dopo l’orrore dell’Iraq. Invece ha scelto di restare con l’invito all’odio esclusivamente contro gli ebrei del suo primo striscione. E nessuno ha avuto niente da dire e da spiegare ai figli e nipoti dei sopravvissuti della Comunità ebraica di Livorno. Un triste silenzio anche dal Pd livornese”.
Un nuovo episodio di matrice antisemita a Firenze. Una signora 76enne, che ha scelto di restare anonima, è stata infatti offesa e minacciata in ragione della Stella di Davide che indossa al collo. L’aggressione verbale è avvenuta su un mezzo pubblico ed è raccontata da Roberto Davide Papini sulla Nazione. “Io credo che ci sia troppa ignoranza. Molta gente è condizionata da certe cose che si fanno vedere e si dicono in televisione e ha pregiudizi verso noi ebrei — spiega la donna — ma io non ho paura. Continuerò a portare la Stella di Davide perché se cominciassi a nascondermi farei il gioco di chi mi ha offesa”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked

(13 agosto 2014)