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Momenti difficili

edna-calo-livneÈ in momenti come questi, in cui tutto sembra perdere valore, che dobbiamo cercare le risorse per denunciare e avere il coraggio di continuare a tenere alti nostri ideali di pace! Da più di trent’anni dedico la mia vita all’educazione al dialogo tra diversi. Nel 2002, in piena intifada, al ritorno dal progetto “Per disegnare un sorriso sul loro volto” promosso dall’OSE a Caletta di Castiglioncello, sentii che dovevo fare di più. Quei 50 ragazzi colpiti dal terrorismo mi avevano mostrato l’impellenza di un incontro tra ragazzi ebrei e arabi, la necessità di aiutarli a superare la paura e la diffidenza l’uno dell’altro. Cosi è nato il Teatro dell’Arcobaleno, Beresheet LaShalom. Centinaia di ragazzi hanno vissuto questa esperienza di affiatamento e rinascita, di una nuova coscienza che li vede portatori di un messaggio di vero dialogo e di avversione verso ogni forma di violenza, che ha contagiato, attraverso spettacoli e laboratori, tanti tanti altri ragazzi.
Ora siamo in guerra. In questa guerra sono coinvolti migliaia di soldati israeliani, tra loro anche due dei miei figli, impegnati su tutti i fronti nella difesa del Paese. Una grande parte di Israele è minacciata da settimane da missili di ogni portata, da allarmi e terrore e il sud del Paese lo è da anni, quotidianamente. Ci troviamo di fronte a delle organizzazioni terroristiche che lottano tra loro per il predominio, accomunate da un target comune: la distruzione di Israele. Cioè noi. Molte associazioni in Israele si prodigano per educare all’accoglienza dell’altro, per insegnare il dialogo con chi parla una lingua differente, per chi ha una mentalità, una religione o una cultura diversa. Il compito di noi educatori è cercare ciò che può accomunare queste differenti identità e trasmettere loro il valore e la potenza racchiuse nella collaborazione, nell’efficacia della coalizione delle capacità comuni per utilizzarle per il benessere comune. Io ho la fortuna di collaborare con un’associazione palestinese e una giordana, con le quali gestiamo un progetto destinato alla creazione di giovani leader di pace. Nei giorni passati però, il dialogo si è interrotto e ho scritto loro: “Sono giorni difficili, sono preoccupata per la mia famiglia, per la distruzione e il dolore dei nostri due Paesi. Il cuore è in tumulto. Raccolgo tutte le mie energie per continuare a lavorare e ad andare avanti normalmente! L’unica consolazione è che al di là della barriera ho degli amici, voi, con cui ho costruito un rapporto di affetto, di fiducia e rispetto. Ho bisogno di sentirvi: nonostante i sentimenti che proviamo tutti, questo è il momento di alzarsi, prendere per mano i ragazzi dei nostri due popoli e mostrare loro un modo diverso di costruire insieme il futuro che abbiamo sognato nei nostri incontri. Questi ragazzi ne hanno il diritto e noi siamo stati scelti per questo compito. Questa è la nostra grande prova, una missione per noi che siamo educatori, che abbiamo un ideale e la visione di un mondo diverso! Ora è il momento di attuare tutte le belle cose che abbiamo programmato e scritto su mediazione, ponti, i dialogo, rifiuto della guerra e della violenza! Non possiamo dimenticare chi siamo e quello che abbiamo costruito insieme, non possiamo arrenderci e rimanere ostaggi del terrorismo!”
Ho temuto che non rispondessero ma oggi il mio amico palestinese mi ha inviato il suo messaggio: “Anche io credo in una soluzione pacifica del dilemma israelo-palestinese. Ciò che sta succedendo non ha cambiato la mia percezione, ma è deprimente vedere questa guerra e sentire che la voce delle armi da fuoco è più forte la voce della pace. È difficile vedere che le persone sostengono l’uccisione di bambini e donne. È difficile vedere che il linguaggio della rappresaglia e della vendetta è la lingua comune. Dopo aver trascorso i miei ultimi 20 anni a trasmettere al nostro popolo come frenare la violenza, come vivere insieme, come abolire le barriera, è demoralizzante vedere una realtà che sostiene l’odio e la guerra.
Siamo una squadra meravigliosa e dobbiamo continuare il lavoro e la ricerca per la lotta contro la violenza, per proseguire i lavori e realizzare la pace.
Cari saluti a tutti voi”.
Questa è la mia risposta a chi mi chiede perché credo sia giusto lottare contro organizzazioni terroristiche come Hamas e Jihad, contro l’antisemitismo, contro la xenophobia. Perché chi odia non crea, non costruisce, non contribuisce a nessuna evoluzione. E l’Umanità, tutta, ha il bisogno e il diritto di crescere e vivere nel rispetto di ogni creatura.
Questo è il momento di sostenere con tutte le forze chi si impegna a superare la rabbia, per erigersi sul dolore e dichiarare: “No al terrorismo, no alla violenza, no a chi cerca di imporsi con la forza pretendendo di annientare ogni colore diverso dal suo, annullando la democrazia, il pluralismo, la libertà di opinione e di pensiero. Nel corso dei secoli l’umanità ha percorso molta strada e con fatica: abbiamo ottenuto una carta dei diritti umani, dei diritti dei bambini e delle donne. Non permetteremo di distruggerci e di distruggere tutto ciò che abbiamo creato! Invito il mondo a sostenere la lotta di chi, come Israele in questi giorni, si batte per conservare i diritti di tutti!

Angelica Edna Calo Livne

(15 agosto 2014)