L’ONU delle religioni unite

rassegnaL’ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon, racconta su L’Espresso come il sistema di difesa antimissile israeliano abbia cambiato in maniera radicale la percezione del conflitto mediorientale. Iron Dome ha fatto sì che il numero di vittime civili sia stato relativamente basso, se si pensa che nei cinquanta giorni di conflitto sono stati lanciati da Gaza oltre 4.500 razzi contro Israele, riducendo così anche la pressione sul governo. Scrive Gilon che “Il successo di Iron Dome ha avuto un prezzo in termini di opinione pubblica mondiale. C’è chi ha iniziato a lamentare le sproporzioni nei numeri delle vittime, e Israele si è trovato costretto quasi a ‘giustificarsi’ per essere riuscito a difendersi.” E conclude: “Se qualcuno dovesse ancora chiedermi della sproporzione nelle vittime a Gaza, gli domanderò quanti civili israeliani devono morire, secondo lui, perché la nostra guerra esistenziale sia considerata proporzionata”.

Sono molte le testate che danno grande risalto all’incontro di ieri fra Shimon Peres e papa Francesco: Carlo Marroni, sul Sole 24Ore, ricorda innanzitutto che sono passati tre drammatici mesi “dall’incontro all’ombra di San Pietro”, quando Francesco e i presidenti israeliano e palestinese, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, e il patriarca ortodosso Bartolomeo I, pregarono insieme per la pace. Chiara la proposta di Peres: “L’Onu ha fatto il suo tempo: quello che ci serve è un’organizzazione delle religioni unite, un’Onu delle religioni, è questo il modo migliore per contrastare i terroristi che uccidono in nome della fede”. Papa Francesco, continua Marrone, ha ascoltato con attenzione, esprimendo interessamento, ma non ha preso alcun impegno personale. E parallelamente “Peres è consapevole che la proposta difficilmente potrà trovare degli sviluppi concreti nell’immediato, ma lanciando la palla nel campo di Bergoglio sa bene di trovare uno spazio di manovra.”
Su La Stampa, Andrea Tornielli racconta la giornata dell’ex presidente israeliano – che ha incontrato anche il principe giordano El Hassan bin Talal – e che ha spiegato che vorrebbe anche una Carta delle Religioni Unite: “La nuova Carta servirebbe a stabilire a nome di tutte le fedi che sgozzare la gente, o compiere eccidi di massa non ha nulla a che vedere con la religione”. E La Civiltà Cattolica, la rivista dei gesuiti le cui bozze sono riviste dalla Segreteria di Stato vaticana, ha pubblicato un’approfondita analisi della situazione irachena: “Analisti militari attestano che l’attuale soluzione armata non è efficace. Limitarsi a questo mezzo può continuare a permettere all’Isis spazi di conquista e occasioni di atrocità maggiori”.
Sempre su La Stampa Enzo Bianchi è autore di un articolo intitolato “Non ci serve l’ONU delle religioni” e chiede “Siamo convinti di sapere esattamente di cosa si sta parlando? Siamo concordi nell’interpretazione da dare a queste parole e a questa proposta?” Senza mettere in dubbio le intenzioni dell’ex-presidente israeliano, Bianchi si chiede se la motivazione principale è il fallimento dell’Onu o se è corretta una lettura più immediata della proposta secondo la quale un ipotetico nuovo organismo mondiale potrebbe stabilire una sorta di minimo comune denominatore delle fedi. Ma, commenta, “in questa ottica non si può evitare l’impressione di un appiattimento sincretista”, un’iniziativa difficilmente realizzabile, che però potrebbe avere un respiro diverso se mirasse a trovare modalità e spazi per garantire continuità e regolarità al confronto tra le religioni su tematiche etiche e se i responsabili delle diverse confessioni di fede potessero dialogare tra loro e aiutarsi reciprocamente. “Si tratterebbe allora di uno spazio in cui avverrebbe nella franchezza e nel rispetto il riconoscimento della dignità umana ed etica del credente appartenente a un’altra religione” e, conclude, “Non abbiamo bisogno di un’Onu delle religioni, bensì di reimparare l’arte dell’ascolto, del rispetto dell’altro, del dialogo”.

Ha fatto scalpore la proposta fatta al consiglio comunale di Latina, dove Giuseppe Coluzzi, Forza Italia, ha proposto di erigere un monumento a Hitler. Proposta subito seguita da una “ferma presa di distanza” da parte del sindaco, Giovanni Di Giorgi (il Giornale). A Roma un sedicenne ha aggredito con enorme violenza un giovanissimo commerciante di origini cinesi che lo aveva visto mentre stava preparando cartelli con svastiche e frasi offensive contro i cinesi, da appendere fuori dal suo negozio. Il commerciante – ora ricoverato in gravi condizioni – non ha avuto neppure il tempo di fare un rimprovero ed è stato massacrato di botte. L’aggressore era attorniato da un gruppetto di amici che secondo gli accertamenti dei carabinieri non avrebbe partecipato nè agli scritti sui cartoni nè al pestaggio, ma non avrebbe nemmeno portato soccorso. (Corriere Roma)

A Milano, in Regione, la Lega ha depositato un testo di legge che vuole imporre regole più severe per la realizzazione di moschee, con l’obbligo di un referendum consultivo prima di autorizzare “nuovi edifici di culto di religione differenti dalla Chiesa cattolica”. Immediata la ribellione del sindaco Pisapia, che definisce il progetto come “una proposta sbagliata, senza dignità costituzionale e che non ha possibilità di successo” (Corriere Milano)

Su Sette la storia delle campane di Norrköping, a sud di Stoccolma: la scorsa settimana i giovani neonazisti hanno organizzato una manifestazione e le autorità della città a sud di Stoccolma hanno deciso di accoglierli facendo suonare alle 80 campane del palazzo comunale la musica del film Schindier’s List.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(5 settembre 2014)