Spettacolo – Joan Rivers (1933-2014)

293.rivers.joan.lr.100610“Lasciatemi spiegare cos’è davvero la commedia… commedia è far ridere tutti di tutto e affrontare le cose” -così Joan Rivers definiva il lavoro della sua vita. È stata la figlia Melissa con un comunicato ad annunciarne il decesso ieri, all’età di 81 anni, dopo che è stata ricoverata per diversi giorni all’ospedale Mount Sinai di New York in seguito a complicazioni sorte durante un intervento alla gola la scorsa settimana, tra cui un arresto cardiaco. “La gioia più grande di mia madre era di far ridere le persone”, ha osservato Melissa – ed proprio per il suo umorismo irriverente, audace, spesso scorretto ma sempre arguto e calzante che tutti la ricordano. “Ho imparato a non avere nessun rimpianto per nessuna delle battute che ho fatto. Puoi farmi stare zitta, puoi sbattermi fuori, va bene. Non mi piegherò al politically correct. Bensì devi imparare, se vuoi fare satira, che non puoi far parte del partito”, aveva spiegato Joan d’altra parte. Che in questi giorni è stata definita dalla presentatrice e comica statunitense Ellen De Generes “una pioniera, che ha spianato la strada a moltissimi comici” e dal New York Times “l’appariscente principessa ebrea americana da Flatbush, Brooklyn, e da Larchmont, Westchester County, che scendeva a patti col mondo”. Le sue origini sono appunto di Brooklyn, dove Joan, il cui vero cognome era Molinsky, è nata da genitori ebrei immigrati dalla Russia. E giustamente gli struggimenti della sua giovinezza, di cui lei ha spesso parlato, erano quelli di una american jewish princess, relativi a un ambiente familiare tradizionalista, che non ha mai pienamente appoggiato la sua carriera artistica. “Lasciamo perdere. Vengo da una piccola città chiamata Larchmont dove se non sei sposata, sei una ragazza, e hai più di ventun’anni, staresti meglio se fossi morta. È così semplice, sai. Quando avevo ventun’anni mia madre diceva: ‘Solo un medico per te’. Quando ne ebbi ventidue, disse ‘va bene, un avvocato’. A ventiquattro: ‘andrà bene un dentista’. A ventisei disse: ‘il primo che arriva fino alla porta è tuo’”. Joan ha studiato al college laureandosi in letteratura e antropologia, e facendo parte del gruppo Phi Beta Kappa. E alla fine si è sposata, due volte: la prima nel 1955 con James Sanger, con cui è durata solo sei mesi, e la seconda nel 1965 con Edgar Rosenberg, che è morto suicida nel 1987. Ma nemmeno avvenimenti tragici come questo si sottraevano al suo umorismo privo di tabù, che ha cominciato ad andare in scena in locali fumosi del Greenwich Village di New York nei primi anni 60. Prima di questo però Joan partecipò anche a qualche spettacolo off Broadway, fra cui Driftwood, in cui interpretava una lesbica con una cotta per una sedicenne e sconosciuta Barbra Streisand. Ma il vero successo è arrivato nel 1965 quando fece la sua prima comparsa nel programma televisivo The Tonight Show presentato da Johnny Carson, di cui divenne la protetta. Fino al 1986, quando la Fox le offrì un programma tutto suo da condurre, trasformandola nella concorrente numero uno di Carson. Il quale, offeso di non essere nemmeno stato avvertito le tolse per sempre il saluto. Lo show andò male, e dopo poco fu chiuso. Questo disastro professionale, che coincise con la morte del marito, non impedì tuttavia a Rivers di rimettersi in piedi. Negli anni si reinventò come imprenditrice, attrice e produttrice cinematografica (suo Rabbit Test, in cui Billy Crystal interpretava il primo uomo incinto, molto poco apprezzato dalla critica), scrittrice (l’edizione rilegata del suo volume The Life and Hard Times of Heidi Abromowitz vendette mezzo milione di copie quando uscì nel 1984), e ovviamente presentatrice in tv. Dopo aver già collaborato con lei per un film negli anni 90, nel 2011 iniziò con la figlia Melissa chiamato “Joan & Melissa: Joan Knows best?”. Negli ultimi anni ha condotto anche molti programmi satirici, nei quali prevalentemente prendeva in giro le mise dei vip sui vari red carpet, con una crudeltà che non risparmiava nemmeno la Regina Elisabetta, colpevole di “portare l’orologio sopra il guanto, tacky”. È stata accostata a Woody Allen per lo stile (anche se la biografa Yael Kohen ha detto che “la sola cosa che hanno in comune è il fatto di essere ebrei”) e a Michael Jackson per il chirurgo plastico – argomento del quale Joan ha fatto uno dei suoi marchi distintivi. Insieme allo sfarzo in cui viveva e al suo lavorare compulsivamente, tutti elementi costitutivi del disincanto in cui viveva, consapevole di dover sempre soddisfare i requisiti di uno status. “A volte mi piacerebbe avere una gemella solo per vedere come sarei senza chirurgia plastica”, ha detto. È stata ricordata con affetto dall’amica Liza Minelli e con gratitudine da Benjamin Netanyahu, per il suo costante supporto a Israele. Lena Dunham ha promesso di dedicarle un monologo comico alla sua morte, “anche se non pensavo che sarebbe mai potuto succedere davvero”. Ma il modo migliore per ricordare Joan Rivers, con una risata, probabilmente è continuare a fare la stessa domanda con cui amava aprire ogni suo spettacolo: “can we talk?”.

Francesca Matalon

(5 settembre 2014)