accessorio…

Ho avuto in questi giorni l’onore di conoscere Rav Adin Steinsaltz nel corso del Festival Internazionale della Cultura Ebraica “Jewish and The City”. Rav Steinsaltz è certamente uno dei più profondi Talmideh Chachamim del nostro tempo: non esiterei a definirlo come “il Rashi” del nostro tempo. Tuttavia mi pongo alcune domande in merito all’utilizzo del suo lavoro di traduzione del Talmud: Tradurre il Talmud può essere utile per per avvicinare le persone al suo metodo di studio? Se sì, in che modo?
Il Pilpul, il caratteristico metodo di studio del Talmud diffuso tra gli ebrei nelle Yeshivot, ha la sua origine nelle antiche Yeshivot Lituane. Il suo scopo è quello di acquisire la conoscenza della Torah; esaminarne le implicazioni ed i presupposti della Halachà; imparare e di ricordare il metodo interpretativo; discutere e ampliare la Halachà stessa; discutere con i grandi Maestri del passato; costruire labirinti di significati sui versetti della Torah Scritta citata durante la lotta per il significato; rielaborare di continuo il significato delle parole. Dedurre sempre nuove conclusioni, prima inosservate, che divengono guida per casi che non sono stati ancora risolti dalle opere di Halachà nel passato. Tutto questo per mezzo di una dialettica che spacca il capello. Questa, a mio parere è la vitalità dello studio del Talmud. Quella che ho vissuto durante i miei studi in Yeshivà a Bnei Braq per qualche anno. 
Credo che Rav Adin Steinsaltz, nella sua nuova traduzione del Talmud, possa prendere per mano molte persone lontane da questo mondo di studio e potervele dentro. Ma soltanto ad una condizione: essere mero sostegno, cominciare quindi a studiare sull’edizione classica di Vilna per potersi poi talvolta appoggiare sulle spalle di Rav Steinsaltz, ma mai viceversa. Una persona che desidera entrare nel mondo dello studio del Talmud, e farne propria la metodologia di studio specifica, deve sempre mantenere un contatto diretto con il testo classico, a priori; nello stesso tempo, eventualmente, avvalersi di strumenti di supporto. Ma attenzione a non fare dell’accessorio l’essenziale.

Paolo Sciunnach, insegnante

(29 settembre 2014)