L’identità di Israele, voci a confronto
Israele: arriva anche sui quotidiani italiani la discussione in corso in questi giorni sul progetto di legge che propone di riconoscere il carattere ebraico dello Stato. Mario Pirani, su la Repubblica, in un approfondimento intitolato “La Nazione ebraica a uso elettorale” spiega come Netanyahu stia affrontando nuovamente un principio sancito nella dichiarazione di Ben Gurion, la quale però non era mai stata convertita in un legge costituzionale: lo Stato di Israele, ancora oggi, non ha una costituzione. Secondo Pirani le motivazioni sono due: una profonda, che definisce “l’esaltazione di una ossessione religiosa ha portato ad una radicalizzazione degli estremismi” e una più politica, collegata alla fatica di un governo “usurato” che si prepara a nuove elezioni.
E sono diverse le personalità israeliane che spingono per una sorta di nuova costituente in cui tutte le parti politiche possano identificarsi, “Un percorso difficile di crescita a cui Ben Gurion aveva inizialmente rinunciato, sapendo quanto sarebbe stato complicato mettere insieme le variegate parti della società ebraica”.
Intanto due relatori delle Nazioni Unite chiedono che Gerusalemme ponga fine alle demolizioni punitive di case di palestinesi accusati di atti di violenza in Israele e nei Territori occupati, denunciando queste forme di castigo collettivo come rappresaglie contrarie al diritto internazionale. (Avvenire)
Il Foglio pubblica questa mattina la lettera inviata l’11 novembre scorso dal presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici al premier, scegliendo di intitolarla “Caro Renzi, l’antisemitismo cresce ma il Senato italiano dorme. Che fare?”. Nella missiva, “ancora in attesa di risposta” viene ricordato che l’Italia “con circa nove anni di ritardo, si sta avviando a recepire il protocollo europeo di Budapest del 2003 in cui si invitavano i paesi membri ad attivare leggi repressive per quel genere di reati (in merito alla Decisione quadro dell’Ue 2008/913/Gai la commissione dedica un ampio paragrafo all’inadempimento italiano sull’introduzione al reato di Negazionismo). La commissione Giustizia del Senato ha licenziato un buon testo, frutto di un lavoro approfondito svolto, tra l’altro, con dedizione e passione da tutti i suoi componenti. Quel testo, a oggi, non è mai arrivato in Aula al Senato nono- stante gli sforzi del presidente Grasso.”
Conclude chiedendo a Matteo Renzi un sollecito intervento per far sì che il voto venga calendarizzato al più presto, cosa che auspicano “sia la Comunità ebraica di Roma sia l’Unione delle comunità ebraiche italiane”.
“Con un intento decisionista poco ponderato, le autorità francesi sono scivolate sul terreno dell’antisemitismo”. Così sul Messaggero inizia l’articolo firmato da Benedetto Saccà che racconta come la polizia parigina abbia obbligato i tifosi dell’Ajax in trasferta di Champions a indossare un braccialetto giallo. A scatenare la contestazioni soprattutto il colore del bracciale, che, insieme al fatto ben noto che il club è storicamente vicino alla comunità ebraica ha suscitato “un’ondata di polemiche alta almeno quanto la sensibilità europea al tema”. Sullo stesso argomento il Giornale intitola “Obbligati a indossarlo a Parigi. La polemica: è come la stella degli ebrei Tifosi dell’Ajax con il braccialetto giallo della vergogna”.
Su Le Monde due articoli riprendono le vicende del “tesoro nazista”: Cornelius Gurlitt nel suo testamento ha indicato il Musée des beaux-arts di Berna come destinatario della sua eredità, che ha annunciato di aver deciso di accettare il lascito. A Liège, in Belgio, una mostra descritta come “di una onestà esemplare” espone le opere d’arte derivanti da una vendita all’asta del 1939. Nell’asta tenutasi a Lucerna il 30 giugno di quell’anno il Terzo Reich mise in vendita 125 opere d’arte “degenerata”.
Ada Treves twitter @atrevesmoked
(26 novembre 2014)