Demenza digitale – Le infamie sui social network

fotomontaggio nazista“Si è superato il limite”. Il commento lapidario del ministro israeliano della Pubblica Sicurezza spiega bene lo sconcerto di fronte a quella che è più di una bravata digitale. Chi ha trasformato in nazisti il presidente di Israele Reuven Rivlin, i ministri Yair Lapid e Tzipi Livni, il capo della polizia Yohanan Danino e l’ex ministro Michael Eitan e ha poi pubblicato l’immagine su Facebook, risponderà del suo gesto sconsiderato. Un fotomontaggio postato con un profilo falso – Natan Zoabi il nome dell’utenza, creata poco prima della pubblicazione – e accompagnato dalla scritta “gli antisemiti che si oppongono a uno Stato ebraico nella terra di Israele”. Il riferimento è alla contrarietà espressa da Rivlin e le altre vittime della vergognosa caricatura in stile SS alla norma proposta dal governo Netanyahu in cui si riconosce il carattere ebraico dello Stato di Israele. Una semplificazione di un dibattito complesso – a cui si aggiunge la grave banalizzazione della Shoah – che il ministro Aharonovitch definisce inaccettabile. “Ricordiamo tutti a cosa portano istigazioni di questo tipo e dobbiamo agire velocemente per trovare coloro che sono coinvolti in questa pubblicazione e consegnarli alla giustizia”, le dure parole di Aharonovitch, che riportano alla mente le cartoline distribuite nel 1995 in una protesta contro il primo ministro di allora Yitzhak Rabin: qui era Rabin ad essere dipinto come un nazista. Poco dopo quella manifestazione, il premio Nobel per la Pace verrà assassinato da un’estremista di destra israeliano.
L’episodio di ieri, su cui la procura generale ha aperto un’indagine, suona per molti commentatori come l’ennesimo allarme della crescente tensione interna in Israele. Odio e rabbia che vengono veicolati spesso attraverso i social network, piazze in cui i limiti del dibattito e della correttezza sembrano molto più labili. In merito, si era espresso anche rav Jonathan Sacks, considerato uno dei punti di riferimento dell’ebraismo mondiale contemporaneo, che aveva parlato di “bullismo elettronico”. Secondo il rav questo nuova forma di violenza digitale “è la più aggiornata forma di Lashon Hara. In generale Internet è il più efficace diffusore di linguaggio dell’odio mai escogitato. Non solo rende così facile la comunicazione mirata, ma consente di evitare anche gli incontri a viso aperto, che talvolta inducono moderazione e suscitano sentimenti di vergogna, sensibilità e autocontrollo nei confronti delle proprie azioni”. Rav Sacks, come oggi Aharonovitch, invocava la tolleranza zero di fronte a questo nuovo tipo di lashon hara, di maldicenza. “Permettere di parlare male l’uno dell’altro conduce nel lungo termine alla distruzione dell’integrità del gruppo – il monito di Sacks – Il parlar male sprigiona energie negative. All’interno del gruppo sparge i semi della sfiducia e dell’invidia. Diretto fuori dal gruppo, può condurre all’arroganza, all’ipocrisia e autoconvincimento della propria superiorità, al razzismo e al pregiudizio, tutti sentimenti che sono fatali alla credibilità di qualsiasi squadra. Che tu sia o meno il leader di questo gruppo, devi mettere educatamente in chiaro che non avrai nulla a che fare con questo comportamento e che esso non trova posto nelle tue conversazioni”. Comportamenti da “marmaglia”, li ha definiti il guru della realtà virtuale Jaron Lanier, tra le voci più autorevoli di questa denuncia contro l’aggressività social, contro chi si nasconde dietro a una tastiera e a un computer per spargere veleno. Tolleranza zero contro di loro, contro chi come in questo caso definisce un altro ebreo come un nazista.

d.r.

(1 dicembre 2014)