Qui Roma – Un nuovo rabbino italiano

semicha rav di veroli“Non è così frequente ritrovarsi insieme per festeggiare un nuovo rabbino all’interno della comunità, oggi è una giornata speciale”, queste le parole con cui il rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni ha reso omaggio alla Semichà di rav Roberto Di Veroli che, dopo un percorso di studi, ha raggiunto la carica di rabbino. Rav Di Veroli si occupa anche della shechitah, la macellazione rituale ed è sofer, trascrive quindi i testi sacri. A partecipare, tra i tanti accorsi, i bambini della scuola elementare Vittorio Polacco, il rabbino capo di Venezia Scialom Bahbout, il rabbino e preside delle scuole medie e dei licei Benedetto Carucci Viterbi, il coordinatore del Collegio rabbinico Gianfranco Di Segni e il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.
“Mi sembra importante, in un’occasione come quella di oggi – ha continuato rav Riccardo Di Segni – evidenziare quanto sia fondamentale capire come lo studio della Torah non sia un obbligo solo per i rabbini ma un compito di tutti. Il Rambam in un trattato spiega come sia necessario occuparsi dei testi sacri dalla mattina alla sera e come sia ancora più auspicabile farlo di notte; esso è infatti il momento ideale nel quale l’anima si schiude. Il popolo di Israele possiede tre corone, la prima è esclusiva del re, la seconda del sacerdote mentre la terza è di tutti. Attenzione però; il fatto che essa sia di tutti non la rende di certo meno importante. Quando ci accingiamo a studiare Torah riceviamo questa corona, un’unzione metaforica, che non ci renderà più uguali a prima”.
Dopo la cerimonia, a prendere la parola, rav Di Veroli: “Questo Devar Torah – inizia – è dedicato alle vittime degli attentati in Francia: quando la Torah racconta della schiavitù degli ebrei in Egitto, viene specificato che essi sono costretti a produrre dei mattoni, un lavoro durissimo, avodà kashà. Quello che ci chiediamo a questo punto è: perché la Torah ha deciso di specificare quale fosse la loro mansione? Sappiamo infatti che ogni parola scelta non è casuale ma rivela un insegnamento. L’ultimo rebbe Lubavitch in proposito spiega che, liberati dalle angherie degli egiziani, gli ebrei passano alla sudditanza del Signore. Il loro ruolo era quello di fare mattoni perché esso è il simbolo dell’azione dell’uomo che migliora la società. I mattoni si distinguono infatti dalle pietre perché non esistono in natura, richiedono il lavoro della paglia fatto dall’uomo. Ed è proprio questo punto che mi sembra importante: l’atto di trasformare la paglia in mattoni mi sembra una metafora ideale che riassume il ruolo degli insegnanti. Un insegnante riceve un bambino che è ancora paglia e lo fa diventare, attraverso lo studio, mattone. Chiunque può diventare mattone, anche le persone più semplici. Proprio per questo in una giornata speciale come questa voglio ringraziare i rabbanim, i miei maestri ed il Collegio Rabbinico perché mi hanno trasformato da paglia in mattone”.

Rachel Silvera twitter @rsilveramoked

(12 gennaio 2015)