DafDaf numero 53 – Gli alberi e la Memoria
Apre con un’immagine dedicata a Tu BiShvat e con il pensiero rivolto alla Memoria il numero 53 di DafDaf, in distribuzione in questi giorni. Luisa Valenti, autrice delle copertine del giornale ebraico dei bambini, è anche responsabile della rubrica “Strega Comanda Color” che questo mese è dedicata proprio agli alberi, con qualche trucco e l’arte di Bruno Munari in una pagina pensata per aiutare i giovani lettori a mettere a frutto la propria creatività.
Le prime pagine del giornale sono dedicate alla Memoria grazie alla delicatezza di Maria Teresa Milano, che nelle pagine “musica, Maestra!” racconta la storia del pittore Marco Lattes, salvato da una canzone di Natale nel 1943, che ha offerto a DafDaf le immagini dei quadri cui ha continuato a dedicarsi dopo la guerra. E Nadia Terranova – il cui ultimo libro Gli anni al contrario sta avendo un tale successo da essere andato in ristampa a due giorni dalla pubblicazione – ha scelto le letture di questo mese con particolare cura. Oltre a Qui non ci sono bambini, che racconta la storia di Thomas Geve e al Diario e ai Racconti dell’alloggio segreto di Anna Frank, Nadia lancia un vero e proprio appello: “Cari lettori di DafDaf, questa volta non vi sto ‘solo’ suggerendo un libro, vi sto chiedendo di saltare con i piedi sul divano insieme a me (sì, con tutte le scarpe), di trascinare i vostri amici, i vostri parenti, i vostri insegnanti e leggere tutti insieme a gran voce L’ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini (testo di Irène Cohen-Janca, illustrazioni di Maurizio Quarello, edito da Orecchio acerbo), perché così faremo la rivoluzione, con la storia di un uomo straordinario che ci ha insegnato che ‘non ci è concesso lasciare il mondo così com’è’”.
E ad altri due libri sono dedicate le pagine centrali di DafDaf: dopo l’uscita nel 2013 di Portico d’Ottavia 13 (Laterza), lo straordinario libro dedicato alla storia di un’antica casa medievale ormai degradata con un vasto cortile rinascimentale, è uscito in questi giorni un secondo libro che Anna Foa ha scritto raccontando le stesse vicende, ma rivolto a un pubblico di giovani lettori. In Portico d’Ottavia, illustrato da Matteo Berton e sempre pubblicato da Laterza, scrive: “Dietro gli oggetti familiari di tutti i giorni, come la nostra casa, ci sono una, dieci, cento storie del passato. Abito in un vecchio palazzo del ghetto di Roma, c’è stato un giorno terribile tra queste mura nell’ottobre del 1943. Cos’è successo? Chi viveva qui?”.
E per l’uscita del libro di Anna Foa il Direttore di Pagine Ebraiche, e di DafDaf, ha scritto un testo intitolato “Raccontare la Storia” in cui scrive: “Lei è una professoressa di Storia che fa lezione ai ragazzi grandi delle università, ma questa volta ha fatto un regalo molto importante a tanti bambini italiani, perché non si può essere liberi se non si conosce la Storia.” E conclude: “Combattiamo anche noi, come hanno fatto tanti eroi piccoli e grandi della nostra Storia, per vivere in un mondo migliore.”
Anche la casa editrice Giuntina ha portato in libreria in questi giorni, per la collana Parpar, una novità per bambini, dedicata alla Shoah: in La città che sussurrò, viene raccontato come in Danimarca gli abitanti di un piccolo villaggio riuscirono a mettere in salvo circa 1700 ebrei, grazie alla collaborazione di tutti gli abitanti.
Nedelia Tedeschi, nota ai lettori come Morà Dafdafà continua a proporre come ogni mese i suoi giochi, stuzzicando questa volta i ragazzi con un doppio indovinello dalla risposta non semplice.
Nelle ultime pagine torna – a grande richiesta – la scienza, con Marco Delmastro che racconta la storia di un lander spaziale di cui si è sentito molto parlare recentemente: “Mi chiamo Philae, e cavalco una cometa”, narra una storia lunga molti anni: dalla progettazione, a quando nel 2004 la sonda spaziale Rosetta è stata lanciata verso una cometa, fino al momento in cui il lander si è “addormentato”, in attesa che i suoi pannelli solari raccolgano di nuovo abbastanza luce per riprendere le ricerche. E in chiusura Rachele, di Bologna, si definisce “vivace” e lamenta quello contro cui hanno protestato praticamente tutti i bambini che in questi anni hanno scritto a DafDaf. Cosa fanno i grandi? Lavorano.
Ada Treves twitter @atrevesmoked
(30 gennaio 2015)