della pergola, ottaviani, meghnagi, ostellino“Se vogliono far parte della nostra società, quella europea, figlia dell’illuminismo, allora devono accettare i nostri valori”. “Loro devono, ma cosa fa l’Europa per difendere questi valori?”. Forse è questa una delle questioni più urgenti emerse durante l’incontro tenutosi ieri all’Umanitaria di Milano dal titolo “La situazione attuale dopo i fatti di Parigi vista da Israele”. Protagonisti dello scambio di battute, il giornalista Piero Ostellino (sua la prima affermazione) e il docente dell’Università ebraica di Gerusalemme Sergio Della Pergola, relatori assieme a David Meghnagi, docente dell’Università Roma Tre, della serata organizzata dall’Associazione Adei Wizo e dall’Associazione Italia-Israele di Milano (di cui Ostellino è il presidente) e moderata da Marta Ottaviani, editorialista de La Stampa . L’interrogativo di Della Pergola, demografo israeliano di fama internazionale, è quello che si pongono in molti dopo i sanguinosi fatti di Parigi – gli attentati compiuti da terroristi islamici a Charlie Hebdo e al Hypercashèr – e dopo la straordinaria manifestazione contro il terrorismo e in favore della libertà e della democrazia tenutasi nella Capitale francese: come risponderà l’Europa al minaccioso emergere sul Vecchio Continente del fondamentalismo islamico? Un segnale importante, sottolineava Della Pergola, è arrivato in questa direzione dal nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso della sua visita – la prima nelle vesti di capo dello Stato – alle Fosse Ardeatine: “L’alleanza tra Nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso – aveva dichiarato Mattarella, citato da Della Pergola e cui presa di posizione è stata accolta dal folto pubblico presente da un prolungato applauso – La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”. Unità, dunque, per rispondere in modo chiaro a quel “loro”, identificato – nelle parole di chi è intervenuto ieri – nella realtà islamica integralista, tanto minoritaria quanto violenta, che minaccia le sicurezze faticosamente conquistate dall’Europa. A un “loro” più ampio si è invece rivolto David Meghnagi, sottolineando come vi sia la necessità da parte di tutto il mondo islamico di accettare in modo chiaro l’esistenza delle minoranze all’interno dei paesi in cui è maggioritario e non solo “in quanto dhimmi, ovvero come popoli sottomessi e subalterni”. “Anche l’Islam – ha dichiarato Meghnagi – ha bisogno del suo Concilio Vaticano II come fu per la Chiesa cattolica”. E come luogo esempio di convivenza, Meghnagi così come tutti i relatori, hanno indicato Israele, baluardo democratico del Medio Oriente in cui, a differenza di quanto accade in molti paesi del mondo arabo, le minoranze cristiane sono libere di professare la propria fede, sono garantite e tutelate. Proprio Israele, a fronte di un’Europa tentennante, assume un ruolo sempre più importante agli occhi dell’ebraismo del Vecchio Continente. A maggior ragione dopo i fatti di Parigi – prevedibili, sottolinea Della Pergola, se si ricorda che sono stati preceduti dagli attentati di Bruxelles e di Tolosa – che hanno rinforzato il senso di insicurezza di molti ebrei della diaspora europea. “A Parigi alcuni si sono innervositi nel vedere partecipare il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu alla grande manifestazione, a cui aveva tutto il diritto e il dovere di partecipare. Alcuni hanno storto il naso per il suo intervento un po’ retorico in cui invitava gli ebrei europei a fare l’Aliyah”, ricorda Della Pergola. Un invito, secondo il demografo, più che legittimo che sottolinea una volta di più il ruolo di Israele a cui l’Europa, ha ribadito in chiusura Meghnagi, “deve guarda con profonda amicizia” e la cui difesa deve essere una priorità. “Le sanguinose persecuzioni contro i cristiani d’oriente e la minaccia contro l’esistenza di Israele in atto nel vicino oriente – ricordava Maghnagi in un articolo sul Foglio, concetto ribadito anche ieri – sono parte di un unico processo che minaccia non solo questa o quella comunità, ma la convivenza di tutti”.
d.r.
(2 febbraio 2015)
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