Qui Torino – I ranocchi di Levi, sulla luna
Sarà presentato questa sera alla Biblioteca Primo Levi “Ranocchi sulla luna e altri animali”, il volume a cura di Ernesto Ferrero che la casa editrice Einaudi ha pubblicato lo scorso novembre. I molti scritti che Primo Levi ha dedicato agli animali sono stati raccolti in un volume in cui “gli animali non rappresentano un divertimento accessorio, una curiosità marginale, un otium saltuario. Sono parte integrante di un abito mentale, di un approccio conoscitivo, una miniera di storie reali e possibili”.
Uscito nell’ambito delle occasioni di approfondimento che accompagnano la mostra “I mondi di Primo Levi – Una strenua chiarezza” , “Ranocchi sulla luna e altri animali” per Ferrero mostra come Levi sia stato anche “un naturalista, un etologo, un antropologo, persino un linguista: un pontiere capace di saldare la tradizionale frattura tra scienza e letteratura, che affligge la cultura italiana.”
Riproponiamo qui la presentazione fatta sul numero attualmente in distribuzione di Pagine Ebraiche, che alla mostra e alle iniziative ad essa connesse aveva dedicato ampio spazio.
Ranocchi sulla luna
Nell’introduzione a Ranocchi sulla luna, portato alle stampe da Einaudi lo scorso novembre, il curatore Ernesto Ferrero – presidente del Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino – raccoglie gli scritti che Primo Levi ha dedicato agli animali. E scrive: “Per Levi non esistono confini di genere tra materia inanimata, vegetali e animali. Sono almeno tre i testi in cui la continuità della materia è mirabilmente rappresentata. Il geniale racconto Carbonio che conclude Il sistema periodico, un progetto narrativo coltivato sin dalla giovinezza, racconta le varie tramutazioni che un atomo di carbonio, elemento indispensabile alla vita, subisce nei millenni. Liberato casualmente dalla roccia calcarea cui è legato da milioni di anni, entra nel sangue di un falco, si scioglie delle acque di mari e torrenti, si fissa nella foglia di una vite e infine nel latte che viene ingerito dall’autore“. E ricorda come nell’opera di Levi gli animali non rappresentino “un divertimento accessorio, una curiosità marginale, un otium saltuario. Sono parte integrante di un abito mentale, di un approccio conoscitivo, una miniera di storie reali e possibili”. La studiosa svedese Jane Nystedt vi ha contato centoquarantasette cani, centoquarantaquattro cavalli, sessantanove galli, cinquantun conigli, quarantaquattro pidocchi, quarantuno farfalle, trentanove serpenti, trentasei formiche, ventisette polli, ma anche il canguro, il corvo, il delfino, il dromedario, l’elefante, l’erlo, le rane, le mosche, le ostriche, le chiocciole, il ragno, gli scarabei, le scimmie, le talpe, i vermi e i parassiti, tutti “ammirabili per l’originalità delle invenzioni scritte nella loro anatomia”.
E in effetti nel 1961 Levi aveva sottoposto alcuni dei racconti in cui gli animali svolgono una funzione centrale a Italo Calvino per un parere editoriale, e la risposta era stata molto incoraggiante: “Il tuo meccanismo fantastico che scatta da un dato di partenza scientifico-genetico ha un potere di suggestione intellettuale e anche poetica, come lo hanno per me le divulgazioni genetiche e morfologiche di Jean Rostand. Il tuo umorismo e il tuo garbo ti salvano molto bene dal pericolo di cadere in un livello di sottoletteratura, pericolo in cui incorre di solito chi si serve di stampi letterari per esperimenti intellettuali di questo tipo. Certe tue trovate sono di prim’ordine, come quella dell’assiriologo che decifra il mosaico delle tenie, e l’evocazione delle origini dei centauri ha una sua forza poetica, una plausibilità che si impone… Insomma, è una direzione in cui ti incoraggio a lavorare.” E più tardi Calvino avrebbe scritto di Levi che “Alla sua vena di enciclopedista dalle curiosità agili e minuziose e di moralista di una morale che parte sempre dall’osservazione […] Tra gli oggetti dell’attenzione enciclopedica di Levi, i piú rappresentati nel volume sono le parole e gli animali. (Qualche volta si direbbe che egli tenda a fondere le due passioni in una glottologia zoologica o in una etologia del linguaggio).”
Il tema dell’etologia torna anche nelle parole di Ferrero che, raccontando nell’introduzione a Ranocchi sulla luna il periodo di formazione dello scrittore spiega come “Levi si preparava a diventare quello che sostanzialmente è: un naturalista, un etologo, un antropologo, persino un linguista: un pontiere capace di saldare la tradizionale frattura tra scienza e letteratura, che affligge la cultura italiana.” E conclude il suo testo scrivendo che “Vale per Primo Levi una riflessione che l’amico Calvino aveva affidato alle Lezioni americane: ‘La letteratura rimane viva solo se ci poniamo obiettivi smisurati, al di là di ogni speranza di conseguimento. Solo se i poeti e gli scrittori si pongono compiti che nessun altro osa immaginare, la letteratura continuerà ad avere una funzione.’ Con la sua umiltà di tecnico di laboratorio, con la sua passione di ricercatore e sperimentatore, Primo Levi ha provato a immaginare cose che prima di lui nessuno aveva immaginato.”
Ada Treves twitter @atrevesmoked
da Pagine Ebraiche, febbraio 2015
(19 febbraio 2015)