Marijuana Kosher

forwardPresto la Marijuana potrebbe avere il marchio casher, anzi forse è meglio dire kosher, visto che per il momento il dibattito è tutto americano. Come riporta infatti il giornale ebraico Forward, la Orthodox Union’s kosher certification agency di New York sta iniziando a discutere in merito alla possibilità di permettere l’uso di questa droga leggera per fini curativi.
Il rabbino Moshe Elefant, direttore operativo per la certificazione che indica quali siano i prodotti e i cibi permessi per chi è di religione ebraica, parla di una ‘discussione preliminare’ con compagnie che sono interessate ad essere approvate dalla rabbanut.
Un dibattito, quello che si sta aprendo negli Stati Uniti, che non è né nuovo né sorprendente. Se si digita su un qualsiasi motore di ricerca la domanda ‘Is marijuana kosher, la marijuana è permessa?’, si entrerà in un mondo parallelo di migliaia di voci e quesiti specifici, e chi dà per scontato che essa lo sia, passa alla domanda successiva: “La marijuana è casher lePesach?”, si può fumare dunque durante la pasqua ebraica quando la casa deve essere messa sottosopra per togliere tutto ciò che ha qualche legame con il lievito? Ma anche “E i biscotti alla marijuana per caso sono permessi?”.
Non stupisce poi che il paese dove la ricerca sulla marijuana per fini curativi è più avanzata sia Israele: proprio all’argomento è dedicato un articolo del dossier dedicato a vegetali e botanica di Pagine Ebraiche di marzo che vi proponiamo in anteprima.
Tornando al dibattito statunitense bisogna partire da due assunti: per prima cosa che circa metà degli stati Usa hanno legalizzato la vendita della marijuana e per seconda che i rabbini ortodossi negano fermamente che essa si possa usare per diletto o a proprio piacimento, senza trasgredire l’Halakhah, il sistema di leggi e dettami di comportamento ebraici.
Le posizioni sono tra le più disparate: il Rabbinical Council of America non ha ancora espresso il suo parere sull’uso medico né su quello per puro diletto, mentre rav David Bleich, che insegna etica medica alla Yeshiva University di New York, dichiara che la marijuana curativa sia perfettamente accettabile “come lo è qualsiasi pianta che cresce nel giardino del Signore”. “Certo è – continua – che non si può dire lo stesso di chi ne fa uso per alterare il proprio stato o umore”. “Però – conclude – non posso nemmeno inventarmi che esiste la mitzvah numero 614 (le mitzvoth, le buone azioni sono in totale 613) nella quale viene detto che non bisogna farsi le canne”.
D’altro canto chi è contrario cita gli insegnamenti del rabbino Moshe Feinstein, autorità in fatto di Halakhah e all’epoca presidente dell’Union of Orthodox Rabbis of the United States and Canada, che spiegava come droghe, anche leggere, che possono portare dipendenza debbano essere proibite perché tolgono la capacità di concentrarsi, capacità necessaria per pregare. E dunque l’alcol, le sigarette? Ebbene, la questione riguarda anche l’alcol e le sigarette: Rambam diceva infatti “chi si ubriaca è un peccatore”.
Il rabbino Dov Linzer ha poi un’altra paura: “Temo che chi inizi, venga poi introdotto a una vera e propria cultura della marijuana che allontana dalle leggi e dalla morale ebraica”. “Ma – aggiunge – bisogna valutare anche singoli casi particolari”. Sull’argomento rav Adin Steinsaltz ha chiaro un fondamento: “Rispetto all’uso di droghe leggere tutto sta a capire chi è lo schiavo e chi il padrone. Se sei te ad essere il padrone, ok. Se sei schiavo, e non importa di cosa, abbiamo un problema”.

Rachel Silvera twitter @rsilveramoked

(In alto l’immagine pubblicata dal Forward)

(24 febbraio 2015)