La sicurezza di Israele

Francesco Moisés BassanoNel libro “My Promised Land” (Spiegel and Grau, 2013), Ari Shavit ha ripercorso con amore ed al di là delle classiche posizioni storiche e politiche, il sogno sionista dalle origini ai giorni nostri. Ritraendo l’odierna Israele come una società con al suo interno un’identità frastagliata senza più propri modelli di riferimento, e circondata all’esterno, da stati nemici che fin dalla sua fondazione ne hanno minato l’esistenza. Con il risultato di un paese inevitabilmente fortificato, incompreso, e per questo sempre più isolato internazionalmente.
Oltre alle problematiche inerenti l’eterno conflitto iIsraelo-palestinese, Shavit ne traccia altre, in parte collegate ad esso o tra loro e meno note ai non-israeliani, come la minaccia nucleare iraniana, dove pochi politici, tra cui Benjamin Netanyahu, finiscono per assumere i tratti di una Cassandra; il delicato equilibrio con la minoranza arabo-israeliana; il contrasto etnico-sociale tra ampi strati della popolazione, – specie tra sefardim/mizrahim e “l’élite” ashkenazita o tra ebrei secolari e ultra-ortodossi, e poi tra altri ‘olim – dato dalla perdita di una nuova identità aggregante e dall’inevitabile negazione di quelle minoritarie; l’emergere di istanze della destra radicale che mirano a corrodere le fondamenta democratiche della nazione; o il divario economico e politico ripercuotesi soprattutto sulla classe media e sul settore pubblico, prodotto dal passaggio di un paese con un’iniziale orientamento socialista o socialdemocratico ad un paese d’impostazione neocapitalista e thatcheriano, protratto come altri verso le privatizzazioni, la deregulation e le liberalizzazioni, in correlazione con la crisi delle sinistre e le trasformazioniù globali.
L’esito delle ultime elezioni ha lasciato sicuramente, in me come in altri, qualche perplessità. Ma oltre a rispettare la scelta democratica di una parte consistente della popolazione israeliana, non si possono trascurare i reali timori e il desiderio di una sempre maggior sicurezza di un paese continuamente in lotta per la propria sopravvivenza che ha saputo evidentemente scorgere, meglio di chiunque altro, nel prossimo governo, l’unico valido rappresentante per far fronte alle numerose problematiche e sfide esistenziali all’orizzonte.

Francesco Moises Bassano

(27 marzo 2015)