Gli ebrei del Kurdistan
Pochi giorni dopo Pesach, gli ebrei del Kurdistan festeggiavano la festa di Saharane. Una festività annuale che come il Nawroz presso gli altri curdi, simboleggiava la fine dell’Inverno e l’inizio della Primavera. Come si legge sul sito della Jewish Agency, gli ebrei curdi lasciavano le proprie case e recandosi in mezzo alla natura si stabilivano per qualche giorno in tende e capanne, e celebravano il Saharane, con danze, canti, passeggiate, e lauti pasti. Questo fungeva anche come un’occasione d’incontro per la comunità, e sopratutto per i giovani che sovente grazie a tale festa, avevano l’opportunità di trovare la propria compagna e compiere poi l’Erusin (il rito di fidanzamento).
Numerose aliyoth ed espulsioni, hanno chiuso definitivamente la presenza millenaria degli ebrei in Kurdistan, e la comunità si è spostata in maggioranza in Israele, continuando a festeggiare Saharane nel periodo di Hol haMoed di Sukkot, per non coincidere con l’analoga festa che cade dopo Pesach della Mimouna, propria dei maghrebim.
Il Saharane oggi potrebbe significare come la diaspora possa sopravvivere anche in Eretz Israel, e nella situazione attuale, ci rimanda al martirio della terra curda, sotto l’aggressione e la minaccia continua del Daesh (Isis). Nell’attesa che anche i curdi rimasti, come tutte le popolazioni dell’area, otterranno presto la loro liberazione.
Francesco Moises Bassano
(17 aprile 2015)