Liberare l’Italia sognando Israele

Schermata 04-2457140 alle 12.18.09L’emozione di vedere la bandiera italiana e quella europea nella Sala che ha fatto la storia di Israele, in quel luogo in cui David Ben Gurion, sotto il grande ritratto del padre del sionismo Teodor Herzl, proclamò la rinascita dello Stato ebraico. Così nei giorni in cui l’Italia ha festeggiato i settant’anni della liberazione dal nazi-fascismo e Israele il sessantasettesimo compleanno, a Tel Aviv la memoria biancoazzurra e quella tricolore si incontrano, due facce della stessa storia.
L’occasione è la conferenza “Liberare l’Italia, sognando Israele” organizzata dall’Ambasciata e dall’Istituto di Cultura. Al centro del convegno la figura di Enzo Sereni, ebreo italiano e sionista appassionato, filosofo e pioniere kibbutznik, poeta e paracadutista, che lasciò l’Italia e una vita agiata per costruire Israele negli anni Venti e in Italia tornò per combattere nell’ora più buia, pagando il suo coraggio con la vita.
“È un onore parlare in questa sala” ha sottolineato il viceministro degli Esteri italiano Lapo Pistelli, prima di ripercorrere la biografia di Sereni dai suoi anni italiani fino al trasferimento in Israele e poi alla guerra. “Come ha fatto notare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, molti sono gli affluenti che hanno dato acqua al fiume della Liberazione, inclusa la Brigata ebraica” ha proseguito.
“È bello essere qui in questo aprile in cui Italia e Israele celebrano la libertà” il saluto dell’Ambasciatore Francesco Maria Talò. “E come non rendere omaggio in questa occasione anche al rabbino capo di Roma Elio Toaff scomparso negli scorsi giorni, anch’egli partigiano, e non ricordare che Israele sarà protagonista, dalla prossima settimana, all’Expo di Milano”.
A rimarcare la vicinanza tra Italia e Israele, negli anni della libertà come oggi, anche il viceministro degli Esteri dello Stato ebraico Tzachi Hanegbi “L’Italia è un paese in cui si percepisce la centralità dell’educazione come strumento per mantenere viva la Memoria, e in cui si comprendono le preoccupazioni legate alla sicurezza di Israele. Da paracadutista e padre di paracadutisti poi, non posso che onorare quei primi coraggiosi paracadutisti che rischiarono tutto per aiutare l’Europa e gli ebrei”, ha evidenziato, ricordando il gruppo di cui faceva parte Sereni, che si lanciò oltre le linee nemiche per aiutare a organizzare i gruppi di resistenza.
Un omaggio alla Brigata Ebraica, la formazione dell’esercito britannico che raccolse i volontari provenienti dalla Palestina mandataria per combattere i nazisti è stato reso anche dal giornalista Paolo Mieli, già direttore del Corriere della Sera. “Le contestazioni che la Brigata Ebraica riceve nei cortei del 25 aprile sono particolarmente tristi. Per fortuna quest’anno le istituzioni, già nelle settimane precedenti, si sono messe a scudo della Brigata”.
Tra i punti maggiormente discussi da Mieli e nel corso della serata, il rapporto, speciale e controverso, tra Enzo e il fratello minore Emilio, sionista-socialista in gioventù, poi intransigente comunista anti-sionista, che diventerà parlamentare e ministro della Repubblica italiana. A unirli rimarrà la grande voracità intellettuale che emerge dal loro epistolario, ma anche, come sottolineato da Muki Tsur, storico del Movimento dei kibbutz, l’interesse per l’agricoltura, che aveva portato Enzo a fondare il kibbutz di Givat Brenner e che rappresenta per Emilio il filo conduttore per costruire una società più giusta.
A prendere la parola e raccontare le molte sfumature della personalità e della vita di Enzo e della famiglia Sereni, due discendenti, il nipote e storico Alon Confino e la figlia del fratello maggiore Enrico, “la piccola Ada, come mi chiamano in famiglia per distinguermi dalla zia Ada, moglie di zio Enzo” ha sottolineato con il sorriso salendo sul palco.
In conclusione di serata, le testimonianze di quegli anni di due protagonisti in prima persona degli anni della lotta al nazi-fascismo e per l’indipendenza di Israele, Sergio Minerbi, già ambasciatore dello Stato ebraico presso la Comunità europea e Asher Dishon, che combatté nelle fila della Brigata. “Non ho conosciuto personalmente Sereni, ma ricordo la cerimonia in sua memoria a Roma cui partecipò il fratello Emilio, poco dopo la sua morte. Quando venni in Israele, alla vigilia della Guerra del ’48, lavorai con la figlia di Enzo, Hagar, per difendere lo Stato dall’invasione dei paesi arabi” ha ricordato Minerbi.
A salutare gli ospiti, i due inni nazionali, Fratelli d’Italia e l’Hatikva. Per Enzo Sereni e per tutti coloro che hanno fatto parte della grande e piccola storia dei due paesi.
Anche perché, come ha sottolineato il segretario del partito laburista e membro della Knesset Hilik Bar, “è grazie a persone come lui che oggi possiamo vivere sicuri in Israele”.

Rossella Tercatin

(27 aprile 2015)