moked/מוקד

il portale dell'ebraismo italiano

Israele – Rivlin agli ebrei etiopi:
Integrazione, una ferita aperta”

Schermata 2015-05-04 alle 14.49.21“Le proteste a Gerusalemme e Tel Aviv hanno rivelato una ferita aperta nel cuore della società israeliana”. Ha parlato di empatia nei confronti della Comunità ebraica etiope, il presidente d’Israele Reuven Rivlin all’indomani delle proteste che hanno risvegliato l’opinione pubblica israeliana in merito al senso di emarginazione vissuto da una minoranza all’interno della società. Il mondo dei Beta-Israel – l’ebraismo di origine etiope – ha fatto sentire ieri la propria voce per le strade di Tel Aviv. Migliaia le persone presenti alla manifestazione, scatenata da un video circolato in rete in cui si vede un agente malmenare un soldato di origine etiope, Demas Fekadehun. Siamo di fronte al “dolore di una comunità che grida a causa di un senso di discriminazione, di razzismo e per la mancanza di risposte – ha affermato Rivlin – Dobbiamo confrontarci con questa ferita aperta. Abbiamo sbagliato. Non abbiamo visto e non abbiamo ascoltato abbastanza. Tra chi ha protestato per le strade c’erano alcuni dei nostri figli migliori, ottimi studenti ed ex soldati. Dobbiamo dargli una risposta”, ha concluso Rivlin, deplorando però le violenze con cui è culminata la manifestazione di domenica, con una sessantina di feriti, per la maggior parte delle forze dell’ordine, e 43 arresti.
Per cercare di calmare le acque è intervenuto anche il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, che ha incontrato il giovane Fekadehun (nella foto, l’incontro di questa mattina) per accertarsi della situazione, ed ha parlato con in vertici della Comunità ebraica etiope, che conta in Israele circa 120mila persone e che da tempo denuncia il senso di emarginazione e disagio vissuto all’interno della società israeliana. “Le proteste di ieri ci portano a guardarci allo specchio”, afferma in un editoriale su Yedioth Ahronoth, il più diffuso giornale israeliano, Nahum Barnea “e ciò che vediamo non ci piace”.
I dimostranti, già scesi in piazza giovedì a Gerusalemme, invocano una parità di trattamento all’interno del mercato del lavoro e rilevano di essere stati vittima di discriminazione. Istanze condivise almeno da una fetta dell’opinione pubblica israeliana, afferma Barnea, che sottolinea come la maggior parte delle persone che sono rimaste ieri bloccate in auto lungo l’autostrada, dove si erano riversati ‎i manifestanti, ha compreso suo malgrado la protesta. E le stesse parole di Rivlin, evidenziano la serietà e concretezza della questione legata all’integrazione della Comunità discendente dai Beta Israel, molti dei quali sono arrivati dall’Etiopia nel corso di operazioni di soccorso portate avanti negli anni Ottanta e Novanta dal Mossad e dalle autorità israeliane per salvarli dalla guerra e dalla fame. L’ebraismo etiope è considerato discendete di una delle dieci tribù di Israele, quella di Dan e si tratta dell’unica comunità che ha mantenuto la sua identità religiosa in totale isolamento dal resto del popolo ebraico: credevano infatti di essere gli ultimi ebrei rimasti al mondo, come raccontò il grande rabbino di Israele Yizhak Erzog all’ufficiale del corpo dei paracadutisti nonché rabbino Moshé Bar-Yuda, prima che questi, nel gennaio del 1958 fosse spedito in missione per conto del governo israeliano con l’incarico di raggiungere i villaggi etiopi più remoti e portare loro la notizia dell’esistenza dello Stato di Israele.

d.r.

(4 maggio 2015)