Trento Economia – Educazione, miglior investimento

Schermata 2015-06-02 alle 14.10.43“L’investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Cita il famoso aforisma di Benjamin Franklin il governatore della Banca di Italia Ignazio Visco, tra gli ospiti di questa ultima giornata del Festival Economia di Trento (che si concluderà con l’atteso incontro con il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman). Per Visco, uno delle vie da percorre per uscire dalla crisi è quella di investire nel capitale umano del Paese; una strada da seguire e su cui l’Italia dimostra ancora un certo ritardo. A dirlo è lo stesso governatore che cita i dati pubblicati in un’indagine dell’Ocse, da cui si apprende che sette italiani su dieci non sono in grado di comprendere ciò che leggono. Carenze sul fronte dell’educazione che impediscono all’Italia di andare avanti e che spiega anche il perché “siamo il fanalino di coda in Europa per popolazione di laureati”, come raccontava in un altro appuntamento del Festival di Trento, Giulio Guarini, autore della ricerca “Una cultura in movimento: libri, sviluppo economico e mobilità sociale”. Dall’indagine – che adopera dati Istat – emerge poi ‘una questione meridionale’, ovvero un gap tra nord e sud Italia in merito al livello di istruzione, con un alto indice di disuguaglianza che si riflette su tutte le variabili culturali tra cui la lettura di libri, di giornali e di siti internet di informazione, visite ai musei e alle mostre. Il divario è strutturale, e influisce sul tasso di occupazione, spiegava Guarini. E l’Italia, oltre ad essere in fondo alla classifica per numero di laureati nella zona Ue, è anche quella che in Europa spende meno della media per l’istruzione. Quest’ultima, è strumento per acquisire competenze e quindi una leva per lo sviluppo ma è anche una dimensione importante del benessere di vita perché offre maggiore opportunità di inclusione sociale. 
Una questione di scelte politiche, con il Premier Matteo Renzi che ha rivendicato anche a Trento la riforma della Scuola come percorso per dare risposta ai problemi strutturali del sistema educativo italiano e su cui, come sottolineava la deputata Flavia Piccoli Nardelli, si sta ancora lavorando. Ma è anche una questione culturale, spiegava Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Università di Trento, invitando ad migliorare i tempi che portano un giovane a passare dalla scuola al lavoro e a mettere freno al concetto di “raccomandazione”, lontano dal principio delle referenze della cultura anglosassone, e di ostacolo alla costruzione di una realtà meritocratica.
Se il merito si giudica in base ai risultati, il Museo delle Scienze di Trento (Muse) – che ha ospitato l’incontro sulla “Cultura in movimento” – è sicuramente un esempio positivo: oltre un milione di visitatori per un museo che tra poche settimane compirà due anni, progettato da Renzo Piano e oggi ottavo tra i musei italiani più visitati.
Nel 2014 l’indotto del Muse, ha spiegato Marco Andreatta, presidente del museo, è stato superiore ai 50 milioni di euro. La struttura da lavoro a 130 persone con un età media di 36 anni ed è impegnato nella sperimentazione scientifica e nella formazione di 90 giovani da tutta Italia. L’indotto creato dal Muse, ha concluso Andreatta, influisce in positivo sulla dinamica dell’economia della città e della provincia. Per il presidente, il Muse ha vinto la sfida di riuscire a creare un solido legame tra cultura e sviluppo economico, favorendo la mobilità sociale.

d.r.