Qui Roma – La svolta di von Hassell
Mio nonno era un eroe nel senso in cui lo intende Joseph Campbell, qualcuno disposto a dare la sua vita per qualcosa di più grande”. A parlare è l’ambasciatore emerito dell’Unione Europea a Vienna Corrado Pirzio-Biroli, nipote di Ulrich von Hassell, ambasciatore tedesco a Roma dal 1932 al 1938 che diventò una delle guide della resistenza tedesca e finì giustiziato per il suo coinvolgimento nell’attentato a Hitler del 20 luglio 1944. Una mostra su iniziativa dell’Ambasciata d’Italia a Berlino che ne ripercorre la carriera e le lotte è stata inaugurata questa mattina alla Scuola Germanica di Roma, dove è arrivata dopo diverse tappe. Alla cerimonia hanno partecipato anche il direttore della scuola Michael Szewczyk, l’ambasciatore della Repubblica Federale di Germania Reinhard Schäfers e il segretario generale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Michele Valensise.
Una volta conclusa la mostra, i pannelli verranno spostati, insieme all’archivio degli scritti di von Hassel, al Castello di Brazzà, presso Udine, dove sorge un museo dedicato alla sua figura e alla sua famiglia. Anche sua figlia si oppose infatti alle ingiustizie di quegli anni, già da quando studiava alla scuola tedesca di Roma, schierandosi a favore di una compagna di classe ebrea penalizzata nelle valutazioni, e anni dopo fu deportata nei lager nazisti dovendo abbandonare i figli, che furono ritrovati dalla nonna e rimasero con lei finché la madre non si salvò. “In un momento come quello attuale in cui vediamo rinascere xenofobia e intolleranza è importante ricordare queste storie”, ha sottolineato Pirzio-Biroli. “Mia mamma e mio nonno hanno sempre contrastato questi fenomeni attraverso i loro scritti per educare i loro figli e tutti gli altro al multiculturalismo”.
Sulla situazione italiana di quegli anni si è soffermato anche l’ambasciatore Valensise, che ha evidenziato nel suo saluto e omaggio a von Hassell vari parallelismi con la storia tedesca. “In quasi tutta la storia si può rilevare tra Italia e Germania una sistematica concordanza negli obiettivi, e i due paesi hanno avuto destini simili oltre che in stagioni cupe anche in momenti molto alti che hanno portato all’Unione Europea”.
Europa in cui von Hassell stesso credeva fortemente, scrivendo di vedere in essa proprio “l’essenza di una patria”. Uomo legato al suo paese da un forte sentimento, che in un primo momento aderì alla corrente conservatrice nazionalista, quando capì però quali degenerazioni si stavano generando e verso quale destino andava la Germania, “ebbe un intuito visionario”, come ha fatto notare Pirzio-Biroli. Concorda Valensise, che ha definito von Hassell un “uomo che ha saputo leggere con anticonformismo gli eventi di cui il destino lo fece essere testimone”.
Tale lotta contro il sistema non fu facile per un diplomatico che, al fine di agire come credeva giusto e aiutare concretamente, si trovava a doversi tutelare per mantenere intatta la sua posizione all’interno del medesimo sistema. “Nel richiamare alla memoria, con questa mostra, l’operato di Ulrich von Hassell – ha affermato Schäfers – apprendiamo qualcosa sulle possibilità di intervento, ma anche sui limiti dell’azione di una persona che all’inizio collaborò con il regime totalitario e poi però, per le sue convinzioni, divenne una delle anime della resistenza tedesca”
Francesca Matalon twitter @fmatalonmoked
(3 giugno 2015)