Milano Expo – Casherut, dare valore al cibo

dieta kasher padiglione israele“Racchiusi nelle regole alimentari ebraiche, nella casherut, troviamo valori condivisi non solo dal mondo ebraico ma dalla società intera”. Da qui, sottolinea l’assessore alla casherut dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Jacqueline Fellus, responsabile di K.it, il Progetto Kasherut dell’UCEI, occorre partire per capire il successo che il marchio casher sta riscuotendo sul mercato globale: nella normativa alimentare ebraica i principi etici sono legati alla garanzia della qualità e salubrità del prodotto, il che risponde all’esigenza sempre più sentita dai consumatori di tutto il mondo di restituire il giusto valore al cibo. Un tema tanto importante da essere il leitmotiv di Expo Milano 2015. E proprio nella cornice dell’Esposizione universale, durante la presentazione organizzata dall’Associazione Medica Ebraica del libro La dieta Kasher. Storia, regole e benefici dell’alimentazione ebraica” pubblicato da Giuntina (a cura di Rossella Tercatin) si è parlato di cosa significhi per l’ebraismo seguire le norme alimentari della casherut, dei principi etici che ne sono il fondamento e delle opportunità racchiuse nel progetto K.it dell’UCEI. A confrontarsi sul tema, ospiti del Padiglione Israele e del Keren Kayemeth LeIsrael, oltre a Jacqueline Fellus, sono stati rav Alberto Moshe Somekh assieme a Victoria Acik, medico omeopata, e Laura Ravaioli, chef del Gambero Rosso Channel e collaboratrice di Pagine Ebraiche. A presentare l’incontro, davanti al folto pubblico presente, il Consigliere UCEI e presidente dell’Ame Italia Giorgio Mortara che ha sottolineato in apertura come il cibo non possa essere definito una merce e come la tradizione ebraica lo insegni chiaramente. Un concetto, ha ricordato Mortara, richiamato recentemente anche da Carlo Petrini, presidente di Slow Food che parlando del rapporto con il cibo dell’ebraismo ha sottolineato come quest’ultima sia una “cultura e una tradizione che mantiene la valorialità del cibo, un elemento di grande conforto, ma anche di estrema modernità”. A dare un breve ed applaudito affresco del significato del rapporto tra mondo ebraico e cibo, rav Somekh, che ha spiegato come per gli ebrei il rispetto degli animali e della realtà circostante sia fondamentale. “Sono le regole che creano una comunità – ha sottolineato il rav – regole che tengono insieme e mettono in comune le esigenze dei singoli”. Norme che ad esempio impongono “di non speculare sul cibo e non sprecarlo, come nel caso della manna nel deserto che doveva essere consumata il giorno stesso e non accumulata, sottraendola a qualcun altro”.
Ma l’incontro, che ha visto la presenza del presidente della Comunità ebraica di Milano Raffaele Besso, è stato anche l’occasione per presentare all’interno di Expo, il progetto K.it, “un’iniziativa che ha il sostegno del Mise, il ministero dello Sviluppo Economico – ha spiegato Fellus – e che è diretta in primo luogo al mondo ebraico, in quanto con la collaborazione del rabbinato italiano si vogliono abbattere i costi dei prodotti casher e venire in contro alle esigenze delle famiglie ebraiche italiane”. In seconda battuta, il marchio K.it si presenta anche come un marchio di garanzia per tutti gli utenti, non solo ebrei, della qualità del prodotto: il controllo delle regole della casherut, condotto sotto la supervisione rabbinica, sono una forma di tutela ulteriore per i consumatori rispetto alla provenienza e a cosa contiene l’alimento. Negli Stati Uniti, ricordava Fellus così come Victoria Acik, il mercato di prodotti casher è in crescita (15 per cento anno) e i consumatori che attualmente comprano questi alimenti sono 12 milioni (a fronte di una popolazione ebraica di 5,5 milioni di persone). “Studi recenti – ha affermato il responsabile del progetto K.it – hanno dimostrato che un numero sempre maggiore di persone basa le proprie scelte di consumo alimentare su criteri quali: la salute, la sicurezza alimentare, il gusto, la religione e la dieta”. Elementi che sempre più consumatori considerano riassunti nel marchio casher, che nella sua versione italiana vuole anche essere una forma di promozione del Made in Italy. Un marchio, quest’ultimo, dall’enorme valore intrinseco a cui si vuole affiancare tutta la dimensione etica racchiusa nella normativa ebraica. Un sistema di regole che, ha tenuto a sottolineare lo chef Laura Ravaioli al pubblico di Expo, non portano alla costruzione “di una cucina di sottrazione, triste o grigia come alcuni sembrano pensare. Bensì ci troviamo davanti a una realtà culinaria in cui in particolare le donne hanno utilizzato molto la fantasia per rispondere alle esigenze dettate dalle regole. La cucina ebraica è poi una cucina che vive di osmosi, influenzata dal mondo che la circonda e spesso, suo malgrado, è itinerante. È insomma sempre uguale, se facciamo riferimento alle regole, ma sempre diversa geograficamente parlando. Oggi in più da cucina di folklore come abbiamo visto, è percepita come salutista”, ha affermato Ravaioli in chiusura dell’incontro, a cui ha partecipato tra gli altri il presidente dell’Ame Milano David Fargion. Tra i protagonisti dell’incontro anche l’imprenditore Giovanni Terracina che ha spiegato il valore del vino nella tradizione ebraica, offrendo inoltre ai presenti una degustazione di vini casher.

Daniel Reichel

(11 giugno 2015)