Terrore a Luxor
Sono tutti salvi i turisti obiettivo del fallito attentato terroristico al sito dei templi di Luxor, in Egitto. Un’auto con tre uomini a bordo è stata fermata da un poliziotto davanti al parcheggio del Grande tempio dedicato al dio Amon di Karnak. Uno di loro è sceso azionando una cintura esplosiva, facendosi saltare in aria e ferendo due poliziotti e due venditori del bazar. Gli agenti hanno quindi circondato la vettura, sparato a un altro dei terroristi e colpito alla testa il terzo, ferendolo gravemente. Le autorità, sottolinea il Corriere, non hanno rivelato l’identità degli artefici e non è ancora pervenuta alcuna rivendicazione dell’attentato.
Lotta all’Isis, l’intervento di Washington. Più armi e altri 450 militari statunitensi inviati in Iraq in aggiunta ai 3100 che vi sono già tornati per addestrare l’esercito di Bagdad. Questo il piano annunciato ieri dalla Casa Bianca per intensificare la lotta contro l’Isis. I soldati del nuovo contingente andranno prevalentemente nella nuova base di Habbaniyah, da dove dovrebbe riprendere l’offensiva con l’obiettivo di riconquistare almeno Ramadi, a meno di cento chilometri dalla capitale, da un mese nelle mani del Califfato. Secondo un rapporto dei servizi segreti australiani ripreso ieri dalla stampa inglese, scrive il Corriere, lo Stato Islamico starebbe al momento cercando di procurarsi il materiale radioattivo per costruire un ordigno.
Nel frattempo è stato diffuso un video girato nella penisola egiziana del Sinai che mostra un uomo, accusato di lavorare per il Mossad, che dopo essere stato costretto a scavarsi la fossa viene ucciso a sangue freddo da un militante di un gruppo jihadista egiziano affiliato all’Isis (Libero).
Belzec, l’asta non si farà. Scongiurata la vendita in gara d’asta di ciò che resta del campo sterminio nazista di Belzec, in Polonia. Significativa la mobilitazione internazionale per far sì che questa ipotesi venisse scongiurata. Sollievo è stato espresso dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, che in una nota riportata dai media (tra gli altri, da Repubblica sul proprio sito) ricorda l’importante lavoro dietro le quinte svolto in sinergia con l’Associazione Nazionale Ex Deportati. Afferma Gattegna: “Il ritiro della gara d’asta che avrebbe messo in vendita ciò che resta del campo di sterminio di Belzec, che dal punto di vista ebraico ha il valore di un grande cimitero, è una notizia che dà sollievo. Viene infatti meno, almeno momentaneamente, il pericolo di un uso distorto di un luogo che segna la Memoria del Novecento e dei suoi orrori”.
“Il saluto romano? Non è reato?”. Fa discutere la sentenza del gup di Milano Donatella Banci Buonamici, che ha assolto “perché il fatto non sussiste” dieci persone accusate di apologia di fascismo per aver fatto il saluto romano durante una commemorazione in ricordo dello studente Sergio Ramelli, del consigliere provinciale dell’Msi Enrico Pedenovi e del repubblichino Carlo Borsani nell’aprile del 2014. Tra gli indagati, l’ex consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Roberta Capotosti, il cantante Federico “Skoll” Goglio e alcuni militanti di Forza Nuova e Casa Pound.
“Il saluto romano è un simbolo fascista ed evoca i peggiori anni della storia del nostro Paese. Per questo inquieta e indigna sapere che ancora oggi qualcuno ne fa mostra. La decisione presa oggi lascia aperti molti dubbi. Lo scorso ottobre la Cassazione ha stabilito che il saluto romano è reato”, il commento del deputato del Pd Emanuele Fiano (il Giorno Milano). L’ex ministro Ignazio La Russa, legale della Capotosti, si dice invece soddisfatto: “Sentenze di non luogo a procedere come queste confermano la mia fiducia nella magistratura” (Libero).
“La delegittimazione è guerra”. “Ormai la delegittimazione è guerra: è solo un’opzione farsi saltare per aria uccidendo i passeggeri degli autobus o gli avventori dei ristoranti. Oggi le armi sono soprattutto quelle della propaganda che si riversa in delegittimazione, in bds, ovvero boicottaggio, o nella cosiddetta battaglia diplomatica. Che è diplomatica un corno”. Così Fiamma Nirenstein in un articolo sul Giornale in cui si ricordano i nuovi episodi di odio anti-israeliano e anti-ebraico che minacciano l’Europa.
L’indagine di Kaspersky. La Stampa racconta il risultato di un’indagine condotta dalla società russa Kaspersky Lab, che afferma di essere stata attaccata e spiata circa un anno fa da un virus denominato “agente Duqu”, che sarebbe stato individuato nel 2011 e ora perfezionato. I test sono stati effettuati sui 270 mila clienti della cui sicurezza informatica Kaspersky si fa carico. Da essi sono state riscontrate infezioni in alcuni clienti in Europa, Asia e Medio Oriente, tra cui tre hotel ognuno dei quali avrebbe ospitato colloqui di Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina e Germania con l’Iran. “Per Kaspersky – riporta il quotidiano – la matrice dell’attacco è senza dubbio israeliana, sebbene il rapporto non lo menzioni in maniera esplicita”.
Khaled Fouad Allam, uomo del dialogo. È scomparso ieri in una stanza d’albergo vicino alla stazione Termini di Roma, probabilmente in seguito a un attacco cardiaco, Khaled Fouad Allam, algerino naturalizzato italiano, 60 anni, sociologo e professore universitario a Trieste e Urbino, studioso dei rapporti tra Oriente e Occidente ed ex parlamentare Pd. Scrive il Corriere: “Il suo ultimo libro (‘Il jihadista della porta accanto’) lo aveva presentato nel 2014 a Trieste, dove abitava, per poi arricchirlo dopo la strage parigina nella redazione di Charlie Hebdo”.
“Tel Aviv, città libera”. Il sindaco di Tel Aviv Ron Huldai è intervistato su Panorama alla vigilia della Gay week che si svolgerà nella città, polo di attrazione per la comunità Lgbt. Afferma Huldai: “Ho voluto l’apertura immediata al mondo gay per riportare la mia città alla sua identità originaria di capitale del sionismo realizzato, liberale, democratico, egualitario e laico”.
Francesca Matalon twitter @fmatalonmoked
(11 giugno 2015)