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Per capire come funziona la burocrazia in Israele (anche), un piccolo episodio. La signora M. ha superato l’età del pensionamento, nella sua vita ha lavorato intensamente ma soprattutto come volontaria.
Come salariata, i suoi anni di anzianità non sono sufficienti per avere diritto a una vera pensione. Non essendo persona litigiosa, si accontenta di quello che ha e non svolge nessuna speciale pratica presso l’Istituto di previdenza sociale (il Bituah Leumi).
Un giorno, un’impiegata del Bituah Leumi chiama a casa e dice: “Signora M., come tutte le persone che hanno raggiunto l’età della pensione, lei ha diritto all’assegno di anzianità. Dal suo fatidico compleanno è già passato tempo ed è peccato perdere i propri diritti. Venga nel nostro ufficio e sistemiamo la cosa”.
M. si presenta nell’ufficio piuttosto affollato del Bituah Leumi, prende il suo numerino per la coda, attende una quarantina di minuti, viene ricevuta da un’impiegata molto gentile, finisce di compilare un modulo, e l’impiegata conclude: “Fra pochi giorni riceverà i soldi che le spettano”. E infatti dopo pochi giorni l’assegno di anzianità, compresi tutti gli arretrati e l’indicizzazione, entra regolarmente nel conto in banca. Per chi in certi paesi ancora oggi attende i risarcimenti della seconda guerra mondiale, e a nulla servono le infinite richieste da parte del cittadino, una storia burocratica da un altro pianeta.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme

(16 luglio 2015)