…sindaco

Cos’hanno avuto in comune Ernesto Nathan, Maurizio Valenzi, Elio Morpurgo, Giacomo Levi-Civita, Giuseppe Colombo, Alessandro Tedeschi, e altri che ora non mi vengono a mente?
Erano sindaci, di grandi città, come Roma o Napoli, o di piccoli borghi. Regolarmente eletti, hanno lavorato svolgendo funzioni politiche e amministrative secondo il loro credo politico, ma al servizio della città che si trovarono a governare.
Nelle loro campagne elettorali sono stati sicuramente osteggiati da candidati avversi, e hanno saputo guadagnarsi la stima degli elettori sulla base di programmi e alleanze. Tutto normale? Certo, in una democrazia le cose funzionano in genere così. O almeno così funzionavano.
Oggi, nel 2015, può accadere che l’inizio della campagna elettorale per le elezioni amministrative al Comune di Milano sia caratterizzato dalla propaganda di gruppi di diversa provenienza che osteggiano non dico l’elezione, ma la sola candidatura di un esponente politico milanese, rimproverandogli il fatto di essere ebreo. Va bene, la terminologia usata è differente, gli rimproverano di essere “sionista”, ma la sostanza del discorso è chiaramente in relazione con il fatto che è ebreo. Quando nel 1877 il deputato liberale vicentino Pasqualigo scrisse al re per chiedere che non venisse nominato ministro dell’economia il deputato veneziano Isacco Pesaro Maurogonato, il ragionamento proposto era lo stesso, e allora non c’erano i sionisti. Maurogonato era israelita, e di conseguenza nel trattare i bilanci dello Stato sarebbe stato – secondo il Pasqualigo – inaffidabile, poiché fedele al mondo ebraico e non alla patria italiana (povero Maurogonato, che aveva combattuto per la repubblica veneziana di Daniele Manin, primo vagito del Risorgimento italico). Per il candidato del PD Emanuele Fiano oggi la dinamica è la stessa: fa politica da almeno trent’anni, è un deputato navigato e si occupa prevalentemente di politiche della sicurezza. Ma è ebreo – pardon, sionista – e quindi gli si rinfaccia il fatto che farebbe il sindaco con lo scopo di perseguire il vantaggio del “sionismo internazionale” (che si fatica un po’ a definire).
Se le argomentazioni contro Fiano non fossero risibili, diremmo che siamo di fronte a una tragedia della democrazia italiana. Sono trascorsi 140 anni dal “caso Pasqualigo”, e da allora nessuno dei candidati sindaci ebrei in Italia ha mai subito gli attacchi cui assistiamo oggi nella capitale morale del Paese. Nel frattempo c’è stato il fascismo, e c’è stata la Shoah, in cui gran parte della famiglia di Fiano è stata travolta. Eppure nella Milano medaglia d’oro della Resistenza dobbiamo assistere al riemergere forte di un consolidato antisemitismo, utilizzato in campagna elettorale proprio perché identificato come strumento fertile di alleanze politiche. Un gran brutto segnale, a cui le forze democratiche devono saper rispondere, pena la deriva ungherese.

Gadi Luzzatto Voghera

(28 agosto 2015)