La rassegna settimanale di melamed
“Studio tanto perché è importante”

melamedbannerMelamed è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter settimanale di melamed cliccare qui.

“Studio tanto perché è importante”

A scuola, la lotta contro il razzismo e l’antisemitismo è soprattutto una lotta concettuale: “Lottiamo facendo appello all’intelligenza di ciascuno, ragionando essenzialmente su una base storica, niente slogan o prescrizioni scollegate dalla realtà”. “La priorità del docente è di forgiare le menti, e si tratta di una finalità intellettuale, che viene prima della finalità civica”. E, soprattutto, “Non bisogna abbandonarsi ai sentimentalismi”. È questa la risposta dei docenti francesi, chiamati dal governo a ricoprire un ruolo fondamentale nella lotta contro razzismo e antisemitismo. La scuola si trova ora in prima linea grazie al programma triennale, presentato in aprile, in cui il sistema educativo nazionale ha un ruolo preminente. È Le Monde, il 16 settembre, a raccontare con le parole dello storico Claude Lelièvre, come “per la prima volta razzismo e antisemitismo diventano un asse importante dell’insegnamento, ed è la prima volta che vengono chiamati col loro nome”
Determinazione, grinta, e risultati. A scuola sono tra i più bravi: ansia di riscatto, determinazione, grinta. Ecco perché, una volta imparato l’italiano, i ragazzi stranieri spesso eccellono in classe. Così il numero de l’Espresso datato 17 settembre racconta alcune storie di quei tantissimi studenti stranieri che, una volta superato lo scoglio della lingua, eccellono a scuola, e non solo. Spesso gli studenti immigrati (o figli di immigrati) sono una risorsa importante, anche perché la determinazione per loro non è un’eccezione, ma una regola: “La migrazione è un progetto famigliare di riscatto e il miglioramento passa attraverso il successo dei figli. Se le prime generazioni che sbarcano in Italia si accontentano di vivere in situazioni disagiate, sono le seconde a fare il possibile per raggiungere quel benessere tanto voluto dai genitori. Ecco perché tanti di questi ragazzi sono degli eccellenti studenti” spiega Mariagrazia Santagati, professoressa di sociologia all’Università Cattolica di Milano e curatrice del rapporto 2015 “Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi” commissionato dal ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Ismu, Istituto per lo Studio della Multiemicità. Per la prima volta, nell’anno scolastico 2013-2014, gli studenti di seconda generazione hanno superato quelli immigrati in prima persona: questo significa una riduzione dei problemi nell’apprendimento della lingua italiana. inoltre gli istituti professionali non sono più la prima scelta per gli studenti non italiani, che adesso s’iscrivono più numerosi agli istituti tecnici e ai licei. Infine, sempre più giovani di origine straniera si iscrivono anche all’università, contribuendo ad innalzare il livello medio di formazione della popolazione. “Per i migranti la scuola è il primo canale di mobilità sociale e per questo i ragazzi di origine straniera si impegnano con una determinazione e una costanza superiore rispetto ai compagni italiani”.
“Studio tanto perché è importante, perché mi serve”.

Due classi, sedici nazionalità. Molto spazio sui giornali ha avuto questa settimana il caso della scuola di Brescia dove, nelle due prime classi della primaria, tutti i trentacinque bambini entrati in aula al suono della prima campanella “sono stranieri”. Le maestre sostengono che “Lavorare in queste classi è complicatissimo” e spiegano che si tratta di situazioni in cui l’insegnante svolge un ruolo diverso rispetto a quello tradizionale, deve saper essere educatore, psicologo e solo dopo insegnante. Il responsabile dell’ufficio scolastico provinciale ammette che “È la prima volta che si verifica una situazione simile a Brescia, l’unica vera soluzione sarebbe quella di unire le scuole del centro città, dove il numero di stranieri è elevato, sotto un unico istituto in modo da permettere a un preside di evitare classi di questo genere”. Troppi gli “stranieri” per il segretario della Lega Matteo Salvini che chiede “un tetto alla presenza straniera nelle classi italiane”. Fu il ministro dell’istruzione del governo Berlusconi, Mariastella Gelmini, a fissare un limite al numero di alunni stranieri nelle classi italiane: il 30 per cento, a partire dall’anno scolastico 2010/2011. Ma risolvere casi come quello di Brescia non è semplice, tanto che in Emilia Romagna, per esempio, l’Ufficio scolastico regionale ha deciso di derogare dal tetto stabilito dalla Gelmini scorporando dal conteggio i figli degli immigrati residenti nel nostro Paese da anni. Così facendo la percentuale si abbassa notevolmente, perché, come certifica il ministero dell’Istruzione, metà degli alunni censiti come stranieri sono in realtà nati in Italia e sono stranieri solo sulla carta. Proprio per questa ragione un anno fa il premier Matteo Renzi ha lanciato la proposta di istituire anche in Italia lo jus soli — la cittadinanza italiana a coloro che nascono sul suolo italiano — in luogo dello ius sanguinis. (Repubblica, Avvenire, QN, 15 settembre)

Identità virtuale, falsa. Scrive l’Avvenire (17 settembre): “Sembra una concatenazione inevitabile: fine elementari-inizio medie, cellulare in tasca nello zaino, frequentazione dei social network. E così accade che tre quarti dei bambini italiani fra i nove e i dieci anni non solo possiedono uno smartphone, non solo navigano liberamente in rete, ma hanno anche un profilo aperto su Facebook.” Appena pubblicata, la ricerca su giovanissimi e web promossa da Tim e Università Cattolica del Sacro Cuore “Non può lasciare indifferenti”, scrive Luigi Ballerini. “Molti ragazzi di questa età, che incontro nelle scuole, spesso mi impressionano per l’ingenuità che dimostrano verso la cosiddetta identità virtuale. Per un bambino delle elementari e inizio medie essere su Facebook significa avere mentito sulla propria età; vale a dire che per l’apertura del profilo egli deve avere almeno dichiarato di essere tredicenne, altrimenti non gli sarebbe stato possibile. Ecco il paradosso: chi, così giovane, è nei social network con un profilo a tutti gli effetti falso”.

Scuole costruite ad arte. A Neve Tzedek, quartiere sud ovest di Tel Aviv, la nuova scuola francese “Marc Chagall” è stata progettata dallo studio italo israeliano Paritzki-Liani. Il quartiere, a partire dagli anni ottanta, è stato progressivamente recuperato e il nuovo edificio scolastico si inserisce accanto al complesso originario, aperto negli anni sessanta. Nell’edificio nessun lato è seriale e ogni parete offre agli alunni una differente esperienza visiva in omaggio alle teorie di van Eyck e Team X , in una dichiarata citazione delle teorie di Hans Scharoun che considerava gli edifici scolastici come microcittà con spazi polifunzionali collegati fra loro e aperti verso il mondo esterno. (Sole 24ore concorsi e progetti, 14 settembre)

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(18 settembre 2015)