Appuntamento a New York
per i leader mondiali

rassegnaQuesta settimana e la prossima, centosessanta leader mondiali saranno accolti a New York per la settantesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tra questi, spicca il premier israeliano Netanyahu che, spiega la Stampa, porterà all’Onu due messaggi: il primo riguarda “la minaccia globale dell’estremismo islamico nella versione sciita guidata dall’Iran e nella versione sunnita al momento guidata dall’Isis” e il secondo sarà sul Medio-Oriente e la soluzione dei due Stati secondo la quale propone che “ogni Nazione assorba i suoi profughi” ovvero “come i profughi ebrei dei paesi arabi sono stati accolti da Israele, dovrà essere lo stato palestinese, smilitarizzato, ad occuparsi dei suoi”. Lunedì inoltre, ricorda Repubblica, il presidente Usa Barack Obama incontrerà il suo omologo russo Vladimir Putin per fare il punto sull’entrata in scena della Russia nel conflitto siriano in merito alla quale “resta difficile la questione del ruolo del presidente siriano Assad. La Casa Bianca ne ha auspicato la destituzione immediata. Mosca non ci sta”.

La strage della Mecca. Oltre settecento morti e ottocento feriti: questo il drammatico bilancio dei pellegrini in marcia per la Mecca, meta sacra per l’Islam, rimasti schiacciati in quello che si sospetta essere stato un flusso mal gestito delle masse di persone accalcate. Il ministro saudita della Sanità Khaled Al Faleh accusa intanto i pellegrini di non aver rispettato le indicazioni della polizia. Un incidente che ha diversi precedenti: nel 2006 i morti furono 364, nel 1990 1.426. (Corriere della Sera)

Il discorso di Bergoglio. L’esempio dell’America “grande” del presidente Lincoln e Martin Luther King, la difesa dei migranti e della figura dello straniero, l’abolizione della pena di morte e la guerra aperta alla vendita delle armi: sono queste le tematiche principali del discorso che papa Bergoglio ha indirizzato al Congresso degli Stati Uniti. Il papa ha fatto poi riferimento a Mosè: “ll vostro è un lavoro che mi fa riflettere sulla figura di Mosè, per due aspetti. Da una parte il patriarca e legislatore del popolo d’Israele simbolizza il bisogno dei popoli di mantenere vivo il loro senso di unità con gli strumenti di una giusta legislazione. Dall’altra, la figura di Mosè ci conduce direttamente a Dio e quindi alla dignità trascendente dell’essere umano. Mosè ci offre una buona sintesi del vostro lavoro: a voi viene richiesto di proteggere, con gli strumenti della legge, l’immagine e la somiglianza modellate da Dio su ogni volto umano”. Un intervento definito dai media americani, riporta Repubblica, “nettamente progressista” e che ha lasciato di sasso la fazione repubblicana. Il 23, scrive l’Osservatore romano, Bergoglio ha invece fatto visita ai vescovi statunitensi riuniti a Washington aprendo il suo discorso con un augurio indirizzato agli ebrei per la celebrazione dello Yom Kippur.

Roma, la protesta degli urtisti. Il venerdì di Repubblica torna sulla protesta che ha visto riuniti al Campidoglio lo scorso 9 settembre numerosi ebrei romani, accompagnati dal rabbino capo Riccardo Di Segni e dal presidente della Comunità Ruth Dureghello, per chiedere al sindaco Ignazio Marino una soluzione in merito alla questione degli urtisti. Da quando infatti Marino ha deciso di allontanare gli urtisti, storico lavoro di alcuni membri della comunità ebraica romana, dal Colosseo per il piano anti-degrado, la categoria si ritrova in gravi difficoltà economiche. Il settimanale riporta inoltre le parole del presidente del gruppo, Fabio Gigli, rilasciate da Pagine Ebraiche che parla di una vera e propria “emergenza sociale”. Dal sindaco, intanto, spiega il presidente Dureghello: “Rinvii su rinvii, appuntamenti saltati all’ultimo minuto, telefoni muti”. L’assessore al Commercio Marta Leonori però rassicura: “C’è la nostra disponibilità a trovare una soluzione. Il mestiere degli urtisti ha una sua storicità ma necessità di un aggiornamento”. Il Messaggero riporta inoltre scene di tensione tra alcuni venditori ambulanti e una consigliera municipale che li avrebbe ripresi a esercitare abusivamente al Colosseo ricevendo degli insulti. Un’azione dalla quale gli stessi urtisti prendono le distanze attraverso la loro pagina Facebook: “Ci teniamo a sottolineare – scrivono – che gli autori di tale gesto non sono gli urtisti. Gli urtisti non operano nella piazza del Colosseo dallo scorso 10 luglio. Prendiamo le distanze dagli autori di tale atto ribadendo che i due sono abusivi e che nulla hanno a che vedere con l’associazione degli urtisti i quali operano con regolare licenza e sotto autorizzazione del Comune di Roma”.

Migrazioni, parla Mogherini. Su Repubblica l’intervista all’Alto rappresentante per la politica estera della Ue Federica Mogherini che si dichiara soddisfatta per i risultati del vertice straordinario sull’immigrazione e per la riunione dei ministri dell’Interno la cui maggioranza ha deciso per la distribuzione obbligatoria di 160.000 rifugiati. Sulla situazione attuale, Mogherini analizza: “Il fenomeno migratorio non è solo europeo. Anzi, i flussi all’esterno delle nostre frontiere sono ben maggiori di quelli che investono la Ue. Va gestito. Non dico che va fermato, perché nessuno può illudersi di fermare questo mare di gente disperata. Tuttavia si deve gestire da europei, non da tedeschi, da italiani o da francesi”.

Milano, il blitz nel centro Anpi. Libri a terra, cassetti messi sottosopra, un foglio con scritte ingiuriose: questo il quadro dell’Istituto pedagogico della Resistenza in zona Primaticcio preda di un’azione vandalica martedì notte. “Riteniamo che la natura del gesto sia mirata e possa essere di matrice eversiva di destra”, ha commentato Roberto Cenati, presidente provinciale dell’Associazione partigiani. (Corriere della sera Milano)

A proposito di Orbán. Sul Manifesto la lunga intervista alla filosofa ungherese Ágnes Heller, sopravvissuta alla Shoah, sul primo ministro, suo connazionale, Victor Orbán: “Orbán ha cominciato male perché prima ancora che arrivassero i migranti aveva diffuso nelle città dei cartelloni recanti messaggi capaci di incoraggiare l’avversione contro di loro. Anche ora mi è capitato di vederne alcuni con su scritto che secondo i sondaggi oltre il 90% degli ungheresi non vuole i migranti, ma non c’è da stupirsene perché il governo ha fatto di tutto per ottenere questo risultato”. Contro le decisioni dell’Ungheria, si è levata la voce anche dell’ex presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano durante il Festival del Diritto di Piacenza: “Come è possibile – ha dichiarato – tollerare che l’Ungheria, membro da 10 anni della Ue, innalzi quei muri contro i profughi che ricordano la vergogna nazista?”. (Repubblica)

La vita di Ali. Su Repubblica la storia di Ali, il ventenne condannato alla pena di morte in Arabia Saudita per aver partecipato alla manifestazione durante le primavere arabe. A lanciare un appello in difesa della sua vita anche il presidente francese Hollande.

Alberto Moravia, l’eredità di uno scrittore. Oggi i quotidiani regalano due omaggi ad Alberto Moravia, celebre scrittore del quale domani ricorreranno i 25 anni dalla morte. Sul Foglio la sua descrizione del critico letterario Giacomo Debenedetti, attraverso il quale Moravia sembra riscoprire il suo ‘ebraismo rimosso’. Sulla Stampa, invece, i reportage in Oriente dello scrittore accompagnato dall’ex moglie e collega Elsa Morante.

Sukkot 5776. Sulla Stampa si ricorda l’arrivo imminente di Sukkot, la festa ebraica delle capanne che inizierà domenica sera e si protrarrà per l’intera settimana.

Rachel Silvera twitter @rsilveramoked

(25 settembre 2015)