La lezione più grande

Ricordare Giorgio Israel, la forza del suo slancio, l’impegno del suo lavoro, il coraggio delle sue idee, la scontrosità della sua ruvida, autentica amicizia, richiama molteplici pensieri e innumerevoli spunti di riflessione.
Fra tutti, oggi che è l’ora di rivolgergli un ultimo, commosso saluto, emerge la memoria di un limpido scambio di idee che mostrava come si possa essere chiari nella difesa di Israele, fermi nella lotta all’antisemitismo, determinati nella definizione della propria identità di ebrei italiani, senza per questo cedere alle semplificazioni, alle sguaiataggini e all’aggressività di chi, incapace di fare un’informazione convincente, si degrada nella propaganda e nel linguaggio della demenza digitale.
Commentando assieme il contenuto della recente pubblicazione di un collega dichiaratamente orientato a denunciare gli ebrei accusati di odiare se stessi, a tracciare una lista dei buoni e dei cattivi nel mondo ebraico, Giorgio, che pure per il rigore delle sue idee poteva essere tranquillamente accreditato fra i primi della classe, rigettò questo indegno modo di fare con parole chiare e indimenticabili.
Quando si affronta la grande diversità di opinioni che caratterizza il mondo ebraico italiano – disse allora – “bisogna trovare il giusto punto di equilibrio. Penso che Pagine Ebraiche contribuisca a fare questo”.
E riferendosi all’autore della pubblicazione appena contestata aggiungeva come avesse “sollevato problemi autentici, ma nel modo più sbagliato e superficiale possibile. Per giunta compilando liste di proscrizione, il che trovo sia la cosa peggiore che si possa fare (e lo dico con cognizione di causa essendone stato vittima)”.
Nella scienza come nella politica Giorgio Israel aveva molto da insegnare. Ma la sua lezione più alta, quella che induce a inchinarsi al suo ultimo passaggio, è che senza libertà di critica, di pensiero e d’espressione la nostra identità di ebrei italiani è compromessa e gravemente minacciata.
Di questa sua lezione, la più grande, nessuno di noi può fare a meno.

gv

(25 settembre 2015)