Madri d’Israele – Yakira
Pensate di avere una passione, uno straordinario talento, una carriera costellata di successi e traguardi raggiunti. Ora pensate di avere il privilegio, la sensibilità e l’umanità di utilizzare tutto ciò per fare del bene al prossimo.
Yakira Levi, nata nel 1965 a Rable, una cittadina situata a metà strada tra in Gerusalemme e Tel Aviv. Sin da piccola scopre un profondo amore per la musica, comincia a studiarla e praticarla nell’orchestrina locale per poi, all’età di nove anni, scegliere il proprio strumento, quello che ancora oggi accompagna le sue giornate.
“Il suono del sax mi ha sempre toccato l’anima, in una maniera vera e sincera, è stata una sorta di amore a prima vista, o meglio, a primo ascolto. Mi cimentai da subito con il jazz e con il classico, scelta che negli anni si rivelò essere molto fortunata.
All’età di sedici anni già davo lezioni private di sassofono, avevo un mio metodo, chiaro e definito, i miei primi allievi sembravano apprezzarlo molto”.
Riceve così il suo Toar Oman (il corrispettivo di una prima laurea) all’Accademia di musica a Gerusalemme. Si sposta poi all’Università di Tel Aviv, dove frequenta una specializzazione in musicologia.
“Non sono molto brava a riordinare gli eventi secondo un ordine cronologico”, mi confessa con ironia sottile. “Ricordo che negli anni sono stata invitata a registrare delle musiche per svariati film. Ho preso parte al Project Avoda Ivrit, l’ambizioso progetto che prevede la rivisitazione dei più grandi classici della musica israeliana, in una chiave più fresca e moderna, più vicina al mondo dei giovani. Ho suonato nell’orchestra Sinfonica di Haifa. Ho scritto una guida per imparare a suonare lo strumento che viene venduto in tutti i negozi di musica del paese. Sono stata editrice di un altro libro, nel quale mi sono presa l’impegno di tradurre in spartiti per il sax cinquanta canzoni israeliane di tutte le epoche e di tutti i generi. Ho infine composto un’opera per il Festival della Musica Moderna, che ha ricevuto ottime critiche sul prestigioso giornale israeliano Haaretz”.
Travolto dalla mole di nozioni, date, luoghi e nomi, sposto discretamente la conversazione su un altro piano.
“Il volontariato è parte fondamentale della mia vita, oltre che della mia professione”, mi confessa con tono amabile. “Ho cominciato con la nota associazione Batim Chamim, andavo a suonare a gruppi di ragazzi che provenivano da realtà famigliari difficili, pesanti, spesso tragiche. Riunirci nel dopo scuola e suonare insieme fino a sera, prima che tornassero nelle loro rispettive case, faceva star bene tanto me quanto loro. Oggi, invece, suono in un centro per anziani affetti da Alzheimer, le note che escono dal mio fidato sax hanno un effetto terapeutico ed estremamente benefico sui loro corpi e sulle loro menti”.
Eppure la sua vera passione è e sarà sempre un’altra.
“L’insegnamento è la parte che, in assoluto e senza alcuna ombra di dubbio, amo di più del mio lavoro. I miei allievi per me sono tutto, gioisco di più per i loro successi che per i miei.”
E io, in quanto suo allievo, posso confermarlo con immensa gratitudine e profonda stima.
David Zebuloni
(1 ottobre 2015)